di Beniamino Migliucci (Presidente Unione Camere Penali)
Il Garantista, 10 febbraio 2015
Dopo le consuete anticipazioni su Micromega, abbiamo avuto notizia che il dottor Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria e ministro ombra del governo Renzi, ha depositato una relazione di 266 pagine con la sua proposta di riforma antimafia. Non ne conosciamo ancora il contenuto, ma già quanto riportato dagli organi di stampa conferma le preoccupazioni espresse a suo tempo dall'Ucpi, sia riguardo al metodo, sia riguardo al merito.
Risulta, invero, difficile comprendere il "doppio binario" adottato dal presidente del Consiglio. Da una parte il governo, attraverso il ministro competente, propone alle Camere e al dibattito politico-giudiziario modifiche al codice penale e al codice di procedura penale; dall'altra Matteo Renzi ha affidato l'incarico al Procuratore antimafia di redigere una propria versione della riforma della giustizia.
Una riforma da adottare, secondo il dottor Gratteri, con decreto, benché il ministro Orlando abbia giustamente ricordato, in conformità anche al dettato costituzionale, che le norme in materia penale debbono essere promulgate secondo il procedimento ordinario di approvazione della legge. Questo evidente dualismo reca grave danno alla credibilità della politica e all'autorevolezza del ministro della Giustizia, che correttamente ha avviato un confronto sulle modifiche proposte dal suo dicastero, e che si vede smentito anche per quanto alle modalità di produzione legislativa, benché anche il Presidente della Repubblica, nel suo messaggio al Parlamento, avesse rammentato che è necessario superare la logica della decretazione.
Nel merito, il Procuratore Gratteri consegna alla politica una proposta che prevede aumenti di pena iperbolici, intercettazioni prolungate e all'estero, ausilio dei servizi segreti, forze dell'ordine legittimate a portare armi con matricola abrasa, estensione delle videoconferenze a tutti i processi con detenuti, eccezioni preliminari da effettuarsi in anticipo rispetto alla prima udienza.
Insomma una deriva autoritaria senza precedenti, che dovrebbe scavalcare anche il passaggio naturale per le Camere. In breve: per gli aumenti di pena, la
proposta si pone in contrasto anche con gli ammonimenti del Primo presidente delia Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce, che in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario ha ricordato come l'aumento delle pene non costituisca un deterrente; per le intercettazioni si avverte sempre più l'esigenza di modificarne l'istituto in termini di maggiori garanzie; sull'ausilio dei servizi segreti e l'utilizzo di armi con matricola abrasa, inutile segnalarne la pericolosità, tanto è evidente; per le videoconferenze si tratterebbe di una violazione eclatante alla possibilità di seguire il processo nelle forme ordinarie, che non ha alcuna giustificazione e che non porterebbe alcun risparmio; per le eccezioni da formulare prima di quando attualmente prevede il codice, si tratta di una violazione palese del diritto di difesa, in contrasto persino con ogni seria logica.
La evidente disparità di prospettive tra la pur criticabile proposta del ministero della Giustizia e quella del Procuratore Gratteri pone un imbarazzante interrogativo, o meglio, ne pone due. Qual è l'idea di giustizia che ha il Governo? Su quale progetto il confronto deve proseguire? Noi confidiamo di avere scelto il giusto interlocutore secondo quanto stabilito dalla Costituzione, e continueremo a sorvegliare affinché nel nostro Paese non si affermino derive che calpestano i diritti di libertà dei cittadini.











