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di Errico Novi

 

Il Garantista, 10 febbraio 2015

 

Il ministro della Giustizia: i reclusi protagonisti dell'evento di aprile. A parlarne erano stati proprio i penalisti. Pochi giorni dopo l'annuncio degli "Stati generali del carcere" fatto dal ministro Orlando, l'Unione Camere penali aveva chiesto allo stesso Guardasigilli, con un intervento sul Garantista, di aprire l'evento ai detenuti.

Contemporaneamente era partita una campagna di Ristretti Orizzonti, la rivista realizzata dai reclusi del carcere di Padova. Fino a pochi giorni fa dalla newsletter di Ristretti Orizzonti si è continuato sollecitare il ministro della Giustizia con una raccolta di mail affinché "gli Stati generali sulle pene e sul carcere" previsti ad aprile si celebrino "con le persone detenute". Orlando ha scelto proprio il maxi convegno organizzato dalle Camere penali a Palermo nello scorso fine settimana per dare una risposta: "Nel mese di aprile faremo una riflessione complessiva, a cui abbiamo dato il nome di Stati generali della pena, non solo con gli addetti ai lavori, ma anche con chi c'è dentro le carceri".

È una buona notizia, considerato che secondo lo stesso responsabile di Via Arenula la vera questione a questo punto è "cosa succede nei nostri penitenziari". Rientrata entro limiti meno catastrofici la situazione del sovraffollamento, ora è necessario occuparsi delle persone in carne ossa più che dei numeri. D'altra parte sono le stesse cifre a raccontare che lo standard di vivibilità del nostro sistema penitenziario è ancora lontano dalla maggioranza dei Paesi civili: nel 2014 si sono contati 43 suicidi dietro le sbarre, dall'inizio di quest'anno siamo già a 5. E sono innumerevoli i casi in cui le guardie carcerarie salvano la vita di un detenuto togliendogli letteralmente il cappio dal collo.

Ad auspicare la partecipazione dei reclusi agli Stati generali è stata anche la segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini. Oltre a sottoscrivere l'appello di Ristretti Orizzonti, Bernardini si è unita alla richiesta di "celebrare l'incontro proprio presso la Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova. Sarebbe il giusto riconoscimento", dice, "all'impegno di un gruppo di persone che vivono sulla propria pelle l'esperienza carceraria e nello stesso tempo si battono nell'interesse di tutti gli altri detenuti".

Riguardo al via libera sulla presenza dei reclusi agli Stati generali, la segretaria di Radicali italiani ricorda come "questa doverosa circostanza sia stata oggetto del Satyagraha di Natale, intrapreso insieme con Marco Panella in nome di questa e di altre battaglie".

Alla "Inaugurazione dell'anno giudiziario dei penalisti" di Palermo il ministro Orlando ha dedicato al sistema della pena una parte consistente del proprio discorso. "Di interventi in materia di carcere ne sono stati fatti, ma in più di un'occasione si sono dovute scontare campagne ostili ai provvedimenti", ha osservato, "l'ultimo caso in ordine di tempo è quello dell'archiviazione per particolare tenuità del fatto. Si è detto che avremmo fatto scappare i delinquenti. Abbiamo contrastato queste posizioni e siamo andati dritti per la strada che avevamo scelto. Ma tenere due fronti non è semplice".

Ha anche ammesso di "non considerare risolta l'emergenza carceraria: sul sovraffollamento sì, ci siamo: su 43.000 posti disponibili abbiamo una popolazione di 45.500 , vuol dire che è ormai fatta, il prossimo anno riusciremo ad avere un punto accettabile. Ma ora", ha appunto dichiarato, "c'è il tema di quanto succede in carcere. Bisogna rispondere innanzitutto con le pene alternative. D'altronde c'è sempre l'esigenza di metabolizzare queste riforme, e mi riferisco in particolare al lavoro che riguarda la magistratura di sorveglianza".

Secondo il guardasigilli uno dei problemi del sistema carcerario italiano è "l'approccio troppo passivizzante". Anche se il messaggio di fondo che ancora non viene recepito con chiarezza è un altro: "Ci sono diritti fondamentali che non vengono meno qualsiasi cosa tu faccia, e questo non è affatto assodato".

A Palermo i "padroni di casa", gli avvocati dell'Unione Camere penali, hanno affidato le loro richieste sul tema al responsabile dell'Osservatorio sul sistema penitenziario, Riccardo Polidoro: "Vogliamo un carcere di persone e non di numeri", ha detto, "d'altronde le cifre non sono ancora rassicuranti: sulla legge che istituisce rimedi risarcitori ci sono dati spaventosi. C'è una percentuale altissima di inammissibilità, intorno all'85 per cento, e al netto delle pratiche ancora inevase è stato accolto solo l'1,5 per cento delle istanze".

E ancora: "Noi siamo obbligati a occuparci di persone, ma se vogliamo parlare di numeri ci sono ancora 18.800 persone in attesa di giudizio". Polidoro ha ricordato come una delle battaglie più urgenti riguardi proprio l'abuso della custodia cautelare: "Rappresenta una forma di pena anticipata, e i giudici lo sanno bene. Questa pena impropria si aggiunge a quella posticipata, che arriva tantissimo tempo dopo il fatto. La politica dovrebbe intervenire.

Anche se quest'anno il primo presidente della Cassazione Santacroce ha ricordato come l'applicazione della custodia cautelare non sia conforme alle leggi già in vigore. Siamo di fronte a un'urgenza che non reclama nuove norme, ma la mera applicazione di quelle esistenti". Anche il responsabile dell'Osservatorio Carcere delle Camere penali ha puntato sul problema di una cultura dei diritti del detenuto che nella società italiana fatica a farsi strada: "Abbiamo messo a punto un progetto dal titolo "Vale la pena, la pena vale", che istituisce un concorso di idee aperto a giovani al di sotto dei 35 anni per la realizzazione di una pubblicità progresso su un principio semplice: una pena scontata in modo equilibrato, rispettoso dei diritti e delle garanzie, è nell'interesse della giustizia, dei cittadini e dell'effettiva applicazione del principio della pena come rieducazione del condannato".