Ansa, 17 febbraio 2015
"Certezza della pena e carceri chiuse a doppia mandata sono due dei cardini attraverso i quali è possibile recuperare legalità e sicurezza per i nostri cittadini. I delinquenti dentro, la brava gente fuori, e basta depenalizzazioni e decreti svuota carceri. Se gli istituti di pena sono pieni il problema non si risolve mettendo fuori chi c'è dentro, ma costruendone altri.
Tocca al legislatore? Giusto, ma allora il legislatore si dia una mossa e agisca interpretando le necessità della gente; e lo faccia subito, perché la situazione è grave e non può essere ridotta ad una sola questione statistica, quando il comune sentire dei cittadini è un misto di sconcerto, paura, e rabbia". Con queste parole, prendendo spunto da un'intervista rilasciata dal Questore di Vicenza Gaetano Giampietro a un quotidiano veneto, il Presidente della Regione Luca Zaia torna a chiedere "interventi urgenti sul piano legislativo e su quello organizzativo" per rispondere a quella che è ormai divenuta "emergenza criminalità".
"Fino a che chi è dentro esce con troppa facilità, e chi delinque non ha paura di andare dentro perché un cavillo giuridico per lasciarlo fuori si trova sempre - aggiunge Zaia - il problema di certo non si risolve. Non essere già intervenuta, e, a quanto appare, non aver alcuna intenzione di farlo, è una grave colpa della politica romana e di tre Governi, Monti, Letta, Renzi, che hanno tagliato il tagliabile anche in settori, come la sicurezza e la sanità, che non andavano nemmeno sfiorati se non per colpire gli sprechi. Con i 40 milioni dell'inutilizzato mega centro cardiologico di Reggio Calabria, ad esempio, si potevano costruire carceri, assumere poliziotti e carabinieri, dotarli di nuovi mezzi, o sostenere la sanità che sa curare".
"Credo di interpretare un sentimento molto diffuso - conclude Zaia - se chiedo con forza a Governo e Parlamento di trovare, tra una riforma e l'altra, tra una lite e l'altra, tra un Nazareno e un elezionellum, il tempo di legiferare seriamente per rispondere a un problema serio, che è di tutti i cittadini".
di Diego Neri
Giornale di Vicenza, 17 febbraio 2015
"Una risposta efficace al problema criminalità si compone di mille tasselli collegati. La legge sui recidivi subito corretta dall'indulto". Abolizione della sospensione condizionale della pena per i reati predatori? La proposta lanciata dal direttore del Giornale di Vicenza Ario Gervasutti vede il procuratore capo Antonino Cappelleri perplesso. "Sì, perché per avere efficacia una misura serve che sia collegata all'intero sistema Serve una revisione globale, altrimenti i rimedi mirati non producono gli effetti sperati".
Per Cappelleri è importante tener conto della tipologia di reato, non solamente dell'emergenza. "Per il nostro ordinamento rivestono particolare gravità i reati contro la persona - analizza il numero uno della procura vicentina -. Perché non prevedere misure analoghe per i reati contro l'incolumità personale? Serve un'estrema coerenza nei provvedimenti, non si può intervenire in un singolo punto".
"Non bisogna dimenticare - sottolinea il procuratore - quanto avvenne nel 2005. All'epoca fu salutata con favore la legge ex Cirielli, che prevedeva di imporre la detenzione in carcere per i recidivi, o meglio di non consentire più misure alternative. Sembrava un rimedio efficace contro i mali della criminalità. Ma cosa accadde? Figlio di quella legge fu l'indulto del 2006, perché la norma portò ad un sovraffollamento tale delle carceri da rendere necessario un provvedimento in senso contrario. E la norma fu modificata Quando le riforme sono scoordinate rispetto al resto dell'ordinamento, non si ottiene il risultato voluto, ma in quel caso di ebbe l'esito opposto".
Che la soluzione dell'emergenza criminalità sia un problema politico è di tutta evidenza. Il procuratore lo sottolinea da un punto di vista particolare: "Prevedere misure più dure delle attuali come la carcerazione obbligatoria per determinati reati significa prima di tutto che sono necessarie nuove carceri. Ma fino a quando non ne vengono costruite, i rimedi restano sulla carta".
Da qualche anno, nel Vicentino, l'emergenza legata ai furti si è fatta particolarmente pesante. Dai dati dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, sono emersi circa 20 mila fascicoli in procura legati proprio ai furti, oltre un decimo dei quali in abitazione. Sono risultate in aumento sensibile anche le rapine, come peraltro è avvenuto in tutto il Veneto. La percezione di insicurezza è palpabile, e il fatto che i pochi ladri catturati vengano rapidamente rimessi in libertà con pene miti è una circostanza che fa arrabbiare il cittadino. "Da parte nostra l'unica risposta possibile è la maggiore applicazione possibile alla legge che c'è", sintetizza Cappelleri, che riconosce come le armi in mano agli investigatori non siano sempre efficaci.
Pertanto, una risposta che dia maggiore sicurezza alla cittadinanza è necessariamente quella che passa per una revisione complessiva, "per la quale serve tempo ma soprattutto volontà". Ad esempio, una revisione che tocchi anche la custodia cautelare, uno strumento attenuato dall'attuale governo. "E nel momento in cui una pena passa in giudicato se l'imputato è in carcere vi resta, ma se è libero può godere delle misure alternative.
È per questo che intervenire cambiando un singolo punto sbilancia tutto il sistema con esiti non sempre prevedibili. L'abolizione della sospensione condizionale della pena per i soli reati predatori non può essere una soluzione praticabile, e questo pregiudica qualsiasi altro ragionamento", si limita a concludere il procuratore, che peraltro con i suoi sostituti ha attivato tantissimi procedimenti penali contro bande criminali responsabili di raid o anche di singoli colpi. "Noi svolgiamo il nostro compito al meglio, con le risorse a disposizione. E con le leggi che ci sono".
www.gonews.it, 17 febbraio 2015
Dichiarazione di Massimo Lensi, già consigliere provinciale e componente del Comitato nazionale di Radicali Italiani, e di Maurizio Buzzegoli, segretario dell'Associazione "Andrea Tamburi" e membro della Direzione di Radicali Italiani.
"La seconda relazione trimestrale al Parlamento sul Programma di superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, ai sensi della legge 81, da parte dei Ministeri della Giustizia e della Salute è un documento importante. Si apprende che la Regione Toscana ha preannunciato un nuovo programma al Ministero che individua in una struttura di Massa Marittima la nuova Rems (i nuovi mini-Opg, le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza). Si apprende, inoltre, che tale struttura è un immobile della Casa circondariale di Massa Marittima e che tuttavia il percorso è condizionato dall'assenso del Mef a procedere nelle more dell'adozione di un nuovo Decreto Ministeriale, previa autorizzazione scritta del Ministero della Salute: il tutto entro il 31 marzo, pena il commissariamento ad acta.
Insomma, siamo ancora in alto mare. E se qualche giudizio di opportunità potrebbe emergere dal fatto che si intende trasferire malati di mente autore di reato in una struttura penitenziaria, seppure esterna alla cinta muraria, invece di privilegiare un ambiente integralmente sanitario e di recupero terapeutico, appare altrettanto evidente che non si dà risposta a cosa accadrà agli edifici dell'Opg di Montelupo.
Perché se da una parte la villa medicea dell'Ambrogiana (la parte amministrativa) e il corridoio Vasariano potrebbero tornare, con grossi investimenti finanziari, facilmente a vita civile, dall'altra non si capisce quale potrebbe essere la futura destinazione di uso delle Scuderie (il vero Opg), ristrutturate di recente dall'amministrazione penitenziaria. L'edificio delle Scuderie, infatti, è a tutti gli effetti un piccolo carcere modello e tale potrebbe diventare, penalizzando così la potenziale attrattiva della villa dell'Ambrogiana, distante solo poche decine di metri. Emerge sempre più chiaramente che la nostra legislazione tende a concentrarsi, a volte paradossalmente, sui luoghi anziché sui problemi, come quello della relazione tra pericolosità sociale e crimine, tra prevenzione e cura.
Si preferisce, quindi, ipotizzare il superamento degli Opg attraverso la creazione di nuove strutture definite, non a caso: Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), lasciandosi superficialmente alle spalle le tragedie che gli Opg hanno consumato nella loro lunga vita. I radicali fiorentini cercheranno di dare delle risposte a questi e ad altri quesiti nel loro congresso annuale che quest'anno si terrà proprio a Montelupo Fiorentino il prossimo 28 febbraio, presso il circolo Arci "Il Progresso".
www.parlamento.toscana.it, 17 febbraio 2015
"Inammissibile lo stop improvviso ai lavori di ristrutturazione". Lo ha dichiarato il garante regionale dei detenuti dopo la visita alla struttura penitenziaria: Oggi, martedì 17 febbraio alle 10, incontro di lavoro con i garanti per i detenuti delle realtà locali regionali.
"La situazione del carcere di Arezzo non è affatto migliorata. Anzi, è peggiorata. E circa l'abbandono dei lavori di ristrutturazione da parte dell'impresa incaricata, se non otterrò risposte adeguate dovrò prendere in considerazione l'ipotesi di un esposto alla procura perché si valuti se ci sono responsabilità nell'utilizzo del denaro pubblico". Lo ha dichiarato il garante dei detenuti della Regione Toscana, Franco Corleone, dopo il sopralluogo di questa mattina al carcere di Arezzo, prima tappa di una serie di visite che nei prossimi giorni interesseranno i penitenziari di Prato, Lucca e Pisa.
"Nonostante l'impegno dei consiglieri regionali, che hanno presentato e approvato più di una mozione, e nonostante gli interventi dei parlamentari, la situazione del carcere di Arezzo risulta offensiva", ha sottolineato Corleone. "Il deterioramento avanza. Adesso per spostarsi da una sezione all'altra servono gli stivali. Il guano è alto almeno dieci centimetri e non è infrequente imbattersi in cadaveri rinsecchiti di piccione".
Il garante ha definito "impressionante" la stato di molte sezioni che "sono completamente abbandonate, come dopo un terremoto, con letti e materassi lasciati a sé stessi, così come i libri della biblioteca, le chitarre della sala e i computer della sala informatica". Tutto ciò è il risultato dei lavori di ristrutturazione, iniziati ma "interrotti improvvisamente". "Da quel momento", ha aggiunto Corleone, "è iniziato lo scarica barile tra l'Amministrazione penitenziaria e il commissario straordinario per l'edilizia carceraria. Domani i garanti dei detenuti della Toscana incontreranno il provveditore regionale e, se non ci saranno risposte sulla situazione di Arezzo, scriverò al dipartimento nazionale. Se anche in questo caso non avrò risposte valuterò l'ipotesi di presentare un esposto alla procura di Arezzo".
Riguardo alla situazione dei detenuti, Corleone ha detto che ad oggi le persone incarcerate ad Arezzo sono 22, "ma con la ristrutturazione la struttura potrebbe ospitarne circa 100". Le sezioni utili, ha spiegato il garante, sono due: quella degli arrestati e quella dei collaboratori di giustizia (attualmente sono sei). Quest'ultima sezione è stata definita "abbastanza decente, anche se priva di laboratori dove svolgere una qualche attività", mentre la sezione degli arrestati e la micro sezione dei semiliberi "hanno celle piccole, passeggi angusti di sei metri per uno, reti sopra la testa, come ci si trovasse in un carcere di massima sicurezza".
Il garante regionale ha riferito che il direttore del carcere "ha proposto all'amministrazione penitenziaria un finanziamento per migliorare le condizioni di vita ed igienico sanitarie delle celle, "dove in molti casi i due detenuti devono condividere il wc senza alcun tipo di riservatezza, una situazione che è inaccettabile per la dignità della persona" e che è segno di inciviltà".
"Spero", ha concluso, "che questi lavori di emergenza siano fatti al più presto, ma la questione della finta ristrutturazione, ci si è limitati solo a ritinteggiare le pareti esterne, va assolutamente risolta, anche perché ha provocato danni aggiuntivi, come aver ostruito l'accesso alla palestra. È una struttura che va riconcepita e serve un'assunzione di responsabilità da chi la può esercitare, perché ci sono gli atti del Consiglio regionale e quelli dei parlamentari che non possono essere ignorati". Domani, martedì 17 febbraio alle ore 10, presso il Consiglio regionale, Corleone avrà un incontro di lavoro con i garanti per i detenuti delle realtà locali regionali. Infine, dopodomani, mercoledì 18 febbraio, Corleone visiterà il carcere della Dogaia a Prato.
Brogi (Pd): i lavori di ristrutturazione devono andare avanti
Enzo Brogi consigliere regionale del Partito Democratico, in merito alla situazione dell'istituto penitenziario aretino. "È inaccettabile che sia tutto fermo. È inaccettabile che i lavori di ristrutturazione del carcere aretino non siano ancora ripartiti. A fronte di tutto questo, la situazione di partenza non può che essere peggiorata: così oggi ci troviamo di fronte a una realtà fatiscente, malsana e inadeguata. Pertanto, capisco e condivido l'allarme che lancia il garante dei detenuti regionale, Franco Corleone, che in questi giorni sta facendo dei sopralluoghi in alcuni penitenziari della Toscana. Nella nostra regione, così come nel resto del Paese, quasi tutti gli istituti hanno il problema del sovraffollamento. Ad Arezzo abbiamo un carcere semivuoto e inagibile, il quale, se ristrutturato, potrebbe dare respiro a diversi penitenziari, e soprattutto offrire condizioni di vita migliori a tanti detenuti".
www.piacenzasera.it, 17 febbraio 2015
A livello nazionale nel 2013 diminuiscono i suicidi e gli atti di autolesionismo in cella. Lo sostiene la Uil-Pa Penitenziati, in una nota diffusa dal segretario nazionale Eugenio Sarno. Dall'esame dei dati, tuttavia, emergono situazioni preoccupanti per quanto riguarda la casa circondariale di Piacenza, al primo posto in Emilia Romagna per atti di autolesionismo e i tentativi di suicidio dei detenuti. Dati purtroppo confermati anche a livello nazionale, dove la nostra città raggiunge il triste primato del terzo posto, per entrambe le casistiche.
Nel 2013 in tutta Italia all'interno di 33 strutture penitenziarie (16,2 %) si è registrato almeno un suicidio in cella. In 153 strutture (75,3%) si è verificato almeno un tentativo di suicidio ed in 186 strutture (91,6%) almeno un atto di autolesionismo. La regione con più suicidi la Campania (8); quella con un numero più alti di tentati suicidi la Toscana (161) che guida anche la classifica delle Regioni in cui si sono registrati più atti di autolesionismo (1.189).
Roma Rebibbia è il carcere che ha fatto registrare il maggior numero di suicidi (3). Firenze Sollicciano l'istituto in cui si è verificato il maggior numero di tentati suicidi (45), seguita da Prato (43) e Piacenza (36). Sempre Firenze Sollicciano guida la classifica degli istituti con il più alto numero di atti di autolesionismo (358), seguita da Pisa (248) e Piacenza 235.
www.vicenzatoday.it, 17 febbraio 2015
Il carcere di San Pio X ha rischiato di essere evacuato dopo lo scoppio di un incendio all'interno di una cella. In segno di protesta, i detenuti hanno distrutto tutti i mobili e bruciato i materassi, due agenti all'ospedale.
Venerdì sera una protesta è scoppiata all'interno del carcere di San Pio X: alcuni detenuti hanno prima distrutto tutti i mobili all'interno della loro cella e poi, divelti i termosifoni, hanno appiccato un incendio, bruciando i materassi e utilizzando dell'alcol come accelerante delle fiamme. Il fumo ha subito invaso i nove metri quadri della cella situata al secondo piano, facendo scattare l'allarme. Momenti di panico nell'interno dell'edifico, con il rischio di una difficile evacuazione, poi gli uomini della polizia carceraria, armati di estintori, hanno avuto la meglio sulle fiamme. Illesi i detenuti, due agenti sono finiti in ospedale a causa del fumo tossico ispirato, per loro sette giorni di prognosi.
Come riportato da Il Giornale di Vicenza, non è la prima volta che all'interno del carcere di San Pio X scoppiato delle proteste. Il penitenziario sulla carta dovrebbe ospitare al massimo 150 detenuti, ma i reclusi sono il doppio. Per questo motivo ai prigionieri è stata lasciata la libertà di girare liberamente per i corridoi, con le celle aperte, ma la situazione è ogni girono più difficile.
"È solo l´ultimo episodio - ha dichiarato Luigi Bono, segretario provinciale del Sappe. Gli operatori di polizia penitenziaria lavorano in costante stato di emergenza dibattendosi tra tagli al personale e ai mezzi di servizio. A questo si aggiunge un nuovo problema, quello della tanto decantata sorveglianza dinamica. Ci sono tensioni continue, ma si è preferito lasciare aperte le porte delle celle e far girare nei corridoi, a non far nulla, i detenuti. Si è creato così un regime aperto che ha acuito l´ozio e favorito le tensioni"
La Nuova Sardegna, 17 febbraio 2015
La denuncia di Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme". "È finito in carrozzina Gigino Milia, 68 anni, di Fluminimaggiore, ristretto nel carcere di Oristano-Massama. L'uomo, che oltre ai dolori lamenta formicolii alle mani e alle braccia, è incapace di reggersi da solo sulle gambe. Gli effetti di una patologia del midollo spinale stanno facendo registrare gravi conseguenze sulla sua autonomia".
Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", che nel ribadire la progressione della patologia segnalata dai familiari esprime "viva preoccupazione per le condizioni di vita del cittadino privato della libertà".
"Le indicazioni mediche della Cartella Clinica - ricorda Caligaris - attestano che fin dallo scorso mese di ottobre era stato suggerito dalla neurologa del Poliambulatorio di Oristano un "ricovero presso un reparto neurologico per accertamenti". Sono però trascorsi inutilmente quattro mesi e a fronte di un evidente peggioramento del quadro clinico il ricovero ospedaliero non è stato ancora eseguito".
"Appare inspiegabile - sottolinea la presidente di Sdr - il mancato accertamento diagnostico anche considerando che per il paziente detenuto, si legge nella cartella clinica, non è escluso il rischio di infarto, avendo subito in precedenza due arresti cardiaci. Un ricovero in un reparto neurologico consentirebbe di verificare le cause del grave disturbo limitando gli effetti invalidanti".
"Allo stato attuale, è impensabile che possa permanere nella struttura penitenziaria di Massama senza i necessari accertamenti. Non si tratta di metterlo in libertà ma di consentirgli di effettuare dei seri controlli che non possono avvenire dentro un carcere. È evidente che il diritto alla salute prescinde dallo stato di detenzione e deve essere garantito. L'auspicio è che si provveda al più presto - conclude Caligaris - per fermare la degenerazione in atto".
Adnkronos, 17 febbraio 2015
"In relazione ai fatti avvenuti sabato 14 febbraio nella casa circondariale di Avellino, dove, all'interno di una camera detentiva posta al piano terra della struttura, occupata da tre detenuti, sono esplose alcune bombolette tipo camping gas utilizzate per scaldare le vivande, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria rende noto che, nell'immediatezza dell'evento, ha affidato al Provveditore regionale della Campania l'incarico di svolgere attività di verifica per accertare eventuali responsabilità per l'accumulo delle bombolette oltre il fabbisogno consentito dal regolamento".
Lo scrive il Dap in una nota. Se i risultati dell'indagine interna confermeranno negligenze nei controlli, il Dap "avvierà un'azione disciplinare verso i responsabili non potendo tollerare comportamenti che possano mettere a rischio la sicurezza e l'incolumità fisica del personale e dei detenuti. Il dipartimento, nel precisare che l'esplosione non ha causato danni alla struttura, informa che la Direzione generale delle risorse materiali, dei beni e servizi e il Provveditorato regionale hanno già avviato un confronto al fine di verificare la fattibilità di istallare, nella sezione del carcere di Avellino, fornelli elettrici a induzione che eliminano l'esigenza di utilizzare le bombolette. Soluzione già attuata con ottimi risultati in alcuni istituti della Calabria e della Sardegna".
www.lametino.it, 17 febbraio 2015
"Ho appreso pochi minuti fa che il servizio di confezionamento pasti presso la mensa per il personale della Casa Circondariale di Vibo Valentia è stato sospeso, nella giornata di oggi, sembrerebbe a seguito di un controllo dell'ASP dal quale sarebbero emerse gravi criticità riguardanti l'igiene della cucina e il funzionamento degli impianti refrigeranti per le derrate alimentari". Lo comunica Gennarino De Fazio, Segretario Nazionale della Uil-Pa Penitenziari, che precisa:
"quello della scarsa igiene dei locali del carcere ove si preparano i pasti per il personale è argomento di cui si vocifera da diverso tempo. Proprio a seguito di ciò pare che il Direttore dell'istituto abbia chiesto una verifica al medico dell'ASP che stamattina avrebbe relazionato provocando, come conseguenza inevitabile, la sospensione del servizio. Il servizio di ristorazione per gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria e per le altre figure professionali che operano in carcere viene affidato a ditte private con procedura d'appalto all'offerta economicamente più vantaggiosa, partendo da una base economica ordinaria pari a 3,63 euro a pasto. Il logico rischio derivante da una base di aggiudicazione così bassa è che molto spesso, pur di rientrare nei costi, si possa finire per trascurare proprio qualità e igiene".
"In ogni caso - conclude De Fazio - le notizie di cui allo stato disponiamo sono ancora molto frammentarie e confuse. Invierò pertanto oggi stesso una lettera all'Amministrazione penitenziaria al fine di avere informazioni dettagliate, all'esito delle quali mi riservo di intraprendere eventuali iniziative atteso che la sospensione dell'importante ed insostituibile servizio a favore della Polizia penitenziaria, che nella maggioranza dei casi espleta turni di lavoro giornalieri di 8 e più ore continuative (peraltro non concordati con le Organizzazioni Sindacali), potrebbe assurgere anche a rilievo penale e che vi sarà da accertare pure da quanto tempo i pasti venivano confezionati in siffatte condizioni".
di Moreno D'Angelo
www.nuovasocieta.it, 17 febbraio 2015
Sicuramente un bel segnale. Oggi i capigruppo del Consiglio comunale di Torino si riuniranno nel carcere Lorusso Cotugno, dopo un sopralluogo e incontri nella struttura che ospita circa 1500 detenuti (la capienza che dovrebbe non superare i 1.100). Al centro del confronto vi saranno problematiche e emergenze della popolazione detenuta e di chi lavora in questa realtà.
Diverse e variegate le positive iniziative (l'ultima intende impiegare alcuni detenuti nelle pulizie delle strade durante l'ostensione della Sindone) che hanno caratterizzato un sempre maggiore impiego di persone recluse in lavori di ristrutturazione e nel confezionamento di prodotti del forno (pane e pasticceria).
A questo fanno da contraltare le consuete note dolenti che partono dal sovraffollamento, dalle carenze igienico sanitarie, dai temi del reinserimento, dell'assistenza e della vivibilità per chi vive in un carcere. Certamente il fatto che da tempo circa un terzo della popolazione detenuta alle Vallette possa vivere in regime di "celle aperte" per otto ore è un dato molto positivo.
L'associazione Antigone, molto impegnata e documentata sui temi carcerari, rilevava con la consueta precisione come nella struttura torinese convivessero nei vari bracci realtà molto diverse per quanto concerne la loro vivibilità.
Tornando alla notizia dell'incontro dei capigruppo consiliari in carcere è da evidenziare come queste visite, oltre ai riscontri ufficiali, abbiamo un grande impatto per chi chi è detenuto. Poter scambiare una battuta, un saluto, un sorriso e soprattutto il sentirsi seguiti come persone dagli uomini delle istituzioni (e non guardati come scimmie allo zoo), è un fatto che ha una grande importanza e infonde speranza per chi deve passare molti mesi e molti anni in cella. La cura principale che impedisce deliri e un over ricorso agli psicofarmaci si chiama lavoro e possibilità di esprimersi. L'umanità è la chiave principale che apre la strada al reinserimento.
- Torino: ruba bibita da 1 €, la Corte d'appello delibera il "non luogo a procedere"
- Lucca: tenta di portare droga al fratello detenuto, denunciato dalla Polizia penitenziaria
- Libri: "Per la libertà. Il rugby oltre le sbarre", la palla ovale in carcere
- Immigrazione: emergenza profughi, Roma pende tempo e chiede aiuto all'Ue
- Immigrazione: dal Cie di Bari chiamano il 118, ma il ragazzo egiziano è morto da un'ora











