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di Diego Neri

 

Giornale di Vicenza, 17 febbraio 2015

 

"Una risposta efficace al problema criminalità si compone di mille tasselli collegati. La legge sui recidivi subito corretta dall'indulto". Abolizione della sospensione condizionale della pena per i reati predatori? La proposta lanciata dal direttore del Giornale di Vicenza Ario Gervasutti vede il procuratore capo Antonino Cappelleri perplesso. "Sì, perché per avere efficacia una misura serve che sia collegata all'intero sistema Serve una revisione globale, altrimenti i rimedi mirati non producono gli effetti sperati".

Per Cappelleri è importante tener conto della tipologia di reato, non solamente dell'emergenza. "Per il nostro ordinamento rivestono particolare gravità i reati contro la persona - analizza il numero uno della procura vicentina -. Perché non prevedere misure analoghe per i reati contro l'incolumità personale? Serve un'estrema coerenza nei provvedimenti, non si può intervenire in un singolo punto".

"Non bisogna dimenticare - sottolinea il procuratore - quanto avvenne nel 2005. All'epoca fu salutata con favore la legge ex Cirielli, che prevedeva di imporre la detenzione in carcere per i recidivi, o meglio di non consentire più misure alternative. Sembrava un rimedio efficace contro i mali della criminalità. Ma cosa accadde? Figlio di quella legge fu l'indulto del 2006, perché la norma portò ad un sovraffollamento tale delle carceri da rendere necessario un provvedimento in senso contrario. E la norma fu modificata Quando le riforme sono scoordinate rispetto al resto dell'ordinamento, non si ottiene il risultato voluto, ma in quel caso di ebbe l'esito opposto".

Che la soluzione dell'emergenza criminalità sia un problema politico è di tutta evidenza. Il procuratore lo sottolinea da un punto di vista particolare: "Prevedere misure più dure delle attuali come la carcerazione obbligatoria per determinati reati significa prima di tutto che sono necessarie nuove carceri. Ma fino a quando non ne vengono costruite, i rimedi restano sulla carta".

Da qualche anno, nel Vicentino, l'emergenza legata ai furti si è fatta particolarmente pesante. Dai dati dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, sono emersi circa 20 mila fascicoli in procura legati proprio ai furti, oltre un decimo dei quali in abitazione. Sono risultate in aumento sensibile anche le rapine, come peraltro è avvenuto in tutto il Veneto. La percezione di insicurezza è palpabile, e il fatto che i pochi ladri catturati vengano rapidamente rimessi in libertà con pene miti è una circostanza che fa arrabbiare il cittadino. "Da parte nostra l'unica risposta possibile è la maggiore applicazione possibile alla legge che c'è", sintetizza Cappelleri, che riconosce come le armi in mano agli investigatori non siano sempre efficaci.

Pertanto, una risposta che dia maggiore sicurezza alla cittadinanza è necessariamente quella che passa per una revisione complessiva, "per la quale serve tempo ma soprattutto volontà". Ad esempio, una revisione che tocchi anche la custodia cautelare, uno strumento attenuato dall'attuale governo. "E nel momento in cui una pena passa in giudicato se l'imputato è in carcere vi resta, ma se è libero può godere delle misure alternative.

È per questo che intervenire cambiando un singolo punto sbilancia tutto il sistema con esiti non sempre prevedibili. L'abolizione della sospensione condizionale della pena per i soli reati predatori non può essere una soluzione praticabile, e questo pregiudica qualsiasi altro ragionamento", si limita a concludere il procuratore, che peraltro con i suoi sostituti ha attivato tantissimi procedimenti penali contro bande criminali responsabili di raid o anche di singoli colpi. "Noi svolgiamo il nostro compito al meglio, con le risorse a disposizione. E con le leggi che ci sono".