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di Errico Novi

 

Il Garantista, 16 febbraio 2015

 

Alla fine della lunga relazione il ministro Orlando cita Giorgio Napolitano: "Si ribadisce come sia ferma intenzione del Governo, delle Regioni e di tutte le istituzioni coinvolte dare attuazione concreta al superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari, definiti dal presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano come "estremo orrore, inconcepibile in qualsiasi Paese appena civile"".

Stavolta il guardasigilli fa un po' come Marco Pannella: evoca il tono grave, e impenetrabile nel suo sdegno, dell'ex inquilino del Colle. Il vecchio leader radicale lo fa ogni volta in cui parla di carceri. Non manca mai di richiamarsi alla "prepotente urgenza" indicata due anni fa da Napolitano a proposito della necessità di superare l'emergenza penitenziaria.

Nelle note di accompagnamento alla relazione sugli Opg, già depositata a novembre con il ministro della Salute Lorenzin, il responsabile della Giustizia adotta una forma retorica simile perché vi scorge la forma più appropriata per una cortese minaccia ai presidenti di Regione. È come se dicesse: "Guardate che se non chiudete gli ospedali psichiatrici giudiziari entro il 31 marzo 2015, io vi commissario. E lo farò, perché l'orrore è insopportabile. E tanto per ricordarvi che è insopportabile ve lo dico con le parole di Napolitano".

La minaccia ai governatori. Ecco, in realtà una frase del genere, nel documento di 12 pagine (più tabelle) inviato giovedì ai presidenti di Camera e Senato, Andrea Orlando non la riporta mai. Ma la sostanza è quella. I governatori che non riusciranno a chiudere gli "Opg" entro il 31 marzo e a trasferire nelle nuove strutture (Rems) gli internati da tenere ancora ristretti, saranno gentilmente messi da parte. Faranno posto a commissari governativi. E per alcuni di loro la faccenda rischia di essere sgradevole assai. In particolare per chi si accinge a rendere conto agli elettori alle Regionali previste per maggio: i presidenti di Liguria, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Campania e Puglia. L'umiliazione del commissariamento a campagna elettorale già iniziata non sarà certo un viatico per la vittoria. Seppur si tratti di una questione non sempre al centro dell'attenzione pubblica come l'orrore degli ex manicomi.

La manovra in extremis. Visto che le minacce vanno sempre accompagnate da una possibilità di sventarle, Orlando e Lorenzin hanno predisposto un piano di emergenza, già descritto nella relazione di novembre. In pratica si è chiesto alle Regioni di rivedere i piani. Quelli da tempo predisposti per trasferire gli internati dagli Ospedali psichiatrici in via di dismissione alle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, in acronimo Rems appunto. Si è visto che le novità introdotte dalla legge 81 del maggio 2014 consentono una lenta ma progressiva diminuzione della popolazione degli Opg. Non perché tendano ad esserci meno "ingressi" - continuano ad essercene una settantina al mese - ma grazie al "potenziamento dell'attività dei Servizi territoriali per la Salute mentale, che ha favorito e accelerato ii numero delle dimissioni e l'avvio di programmi di trattamento".

Al 30 novembre 2014 negli Ospedali psichiatrici giudiziari c'erano 761 persone. Ma sempre secondo la citata legge del 2014 "il prosieguo del ricovero in Ospedale psichiatrico giudiziario deve essere una misura eccezionale, per i pazienti per i quali viene accertata la permanenza della pericolosità sociale". Basta applicare la norma e per il giorno 1° aprile 2015 le persone ancora da tenere internate non dovrebbero superare, recita ancora la relazione, la cifra di 450. Nelle riunioni dell'Organismo di coordinamento del processo di superamento degli Opg, tenutesi il 29 ottobre e il 9 dicembre, i responsabili dei sistemi sanitari regionali sono stati precisamente istruiti a riguardo: non tenete reclusi i malati per i quali è possibile un altro tipo di assistenza, è stato loro detto.

Se i malati diminuiscono però è chiaro che i vecchi piani di costruzione delle Rems non vanno più bene: sono sovradimensionati e non è il caso di sperperare denaro. Così in pratica tutti le amministrazioni regionali hanno scelto di "rimodulare i programmi". Vuol dire allungamento dei tempi. A questo punto Lorenzin, Orlando e tutte le Regioni "hanno convenuto sulla assoluta necessita di individuare con urgenza soluzioni residenziali "transitorie", in strutture da identificare ed allestire in tempi contenuti, per garantire il rispetto della scadenza fissata dalla legge".

La manovra d'emergenza funziona così: le Regioni possono "avvalersi, in via transitoria, di strutture residenziali di proprietà di soggetti privati", oppure di "strutture pubbliche gestite da privati accreditati dal Servizio sanitario nazionale". Tale possibilità "renderebbe possibile ad alcune Regioni l'individuazione di soluzioni altrimenti inesistenti sul proprio territorio". In quest'ultimo caso sono i governatori a dover tirare fuori i soldi. E dovranno scegliere. O risparmiano i loro fondi, e però rischiano di vedersi commissariati e di fare una figuraccia, magari in piena campagna elettorale. Oppure mettono mano alle casse dell'Amministrazione e dimostrano di considerare la chiusura degli Opg una priorità che val bene qualche sacrificio.

C'è poi chi ritiene di potercela fare ad allestire strutture transitorie pubbliche entro il 31 marzo, senza ricorrere ai privati "accreditati". A loro il ministero dell'Economia rimborserà i soldi "a stato di avanzamento dei lavori". Più sei avanti con il programma, dunque, e più risparmi. È giusto così.

La Calabria tra le virtuose. E chi è che è messo meglio, tra le Regioni, in vista della data fatidica di fine marzo? Chi sarà in grado, per il giorno 31, di spostare davvero gli internati nelle residenze transitorie per poi ultimare la costruzione delle Rems definitive, secondo il fabbisogno nel frattempo diminuito di cui si diceva? Qui c'è qualche sorpresa.

Ad essere ben organizzata è, certo, una regione tradizionalmente avanti dal punto di vista delle strutture penitenziarie come la Lombardia. Tanto è vero che altri governatori approfitteranno del collega Maroni per trasferire lì, per il 31 marzo, i propri internati. Si tratta in particolare dei presidenti di Piemonte e Liguria. Ma c'è anche qualche regione settentrionale che al momento non ha fornito certezze assolute: è il caso del Veneto governato dal leghista Zaia. Da quelle parti la Rems definitiva costerà 11 milioni di euro ma, prima che venga aperta, la soluzione provvisoria è indicata con vaghezza nel ricorso al privato sociale.

Chi invece ha dato certezze nel rispetto delle scadenze è un governatore che si prepara a chiedere la riconferma a maggio come il campano Stefano Caldoro. Con lui dichiara di essere a buon punto e di potercela fare senz'altro anche la Calabria - dove peraltro a maggio non si vota. Rispetteranno il termine anche la Provincia autonoma di Bolzano (seppur con l'aiuto di una comunità piemontese) e l'Emilia-Romagna, che ha dirigenti sanitari in ambito psichiatrico di primissimo livello. Sospese alle erogazioni del ministro dell'Economia restano invece Toscana, Basilicata e Sardegna. Messi male, oltre a Zaia, anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, la Regione Marche, malissimo il Lazio, così così ma quasi certamente destinato al commissariamento l'Abruzzo, e la Sicilia. E la Puglia. Dove pure si vota. Ma dove Vendola evidentemente non ha più niente da chiedere agli elettori.