di Andrea Carlino
orizzontescuola.it, 6 agosto 2026
Sono numeri che raccontano una nazione sempre più severa con i suoi giovani, ma non per questo più sicura. Il Rapporto di metà anno 2026 di Antigone, l’associazione che da decenni osserva le maglie del sistema penitenziario, restituisce un ritratto inquietante: da una parte i 572 ragazzi rinchiusi nei 20 Istituti Penali per Minorenni, una cifra stabile rispetto ai 559 del giugno 2025 ma che nasconde un paradosso drammatico. Dall’altra il numero dei bambini in carcere con le loro madri è schizzato da 11 a 30 in appena quindici mesi, effetto diretto delle modifiche legislative volute dall’esecutivo. L’analisi non lascia spazio a interpretazioni ambigue.
L’impennata delle presenze nei circuiti minorili - “aumentate del 50% con l’entrata in vigore del Decreto Caivano” - è stata assorbita dal sistema senza che i reati gravi fossero cresciuti. La fotografia scattata al 30 giugno 2026 dice che su 572 detenuti, 227 sono stranieri, pari a quasi il 40% del totale. Oltre l’80% di questi ragazzi proviene dal Nord Africa, con una prevalenza di Tunisia, Marocco ed Egitto. Sono in gran parte minori stranieri non accompagnati, passati dalla vita di strada al carcere perché l’accoglienza esterna non ha saputo trattenerli.
La cultura della “presa in carico penale” sostituisce il sostegno sociale - Il rapporto mette in fila un fenomeno che cresce in sordina ma con una progressione inarrestabile. I ragazzi complessivamente in carico ai Servizi della Giustizia Minorile sono oggi 17.833, contro i 14.151 dell’ottobre 2022, quando l’attuale governo saliva in carica. Un incremento del 26% in quattro anni, con un’accelerata nei primi sei mesi del 2026 che ha aggiunto quasi mille unità. “L’espansione del controllo penale nei confronti dei minorenni - scrivono i ricercatori - va di pari passo con una narrazione semplificata ed allarmista dei fenomeni minorili, che non trova riscontro nei dati”. La geografia delle misure alternative racconta un sistema in affanno. 1.368 ragazzi sono collocati in comunità (di cui solo 16 in strutture pubbliche), 3.611 sono in messa alla prova, mentre appena 566 persone godono di una misura alternativa o sostitutiva alla detenzione. Tradotto: l’impianto punitivo sta schiacciando ogni tentativo di recupero sociale.
Sequestrati bambini per punire le madri: la novità che fa tremare - Il capitolo più doloroso è quello che riguarda i più piccoli. La legge 80/2025, convertendo il decreto 48, ha trasformato da obbligatorio a facoltativo il rinvio dell’esecuzione della pena per le donne incinte o con figli sotto l’anno di vita. Un obbligo che, come ricorda Antigone, era stato introdotto addirittura dal codice penale fascista del 1930 e che non prevedeva alcuna impunità, solo un rinvio. Oggi una madre condannata può iniziare subito a scontare la pena portando con sé il neonato. Con conseguenze devastanti. La norma introduce anche un’altra novità storica: la detenuta in custodia cautelare in un Icam (Istituto a custodia attenuata per madri) può essere trasferita per motivi disciplinari in un carcere ordinario, ma senza il figlio, per il quale scatterà l’allarme ai servizi sociali. “È la prima volta in assoluto - denuncia il rapporto - che si apre alla possibilità di strappare il bambino dalle braccia della madre sulla base di una punizione disciplinare, prevedendo l’istituzionalizzazione forzata dei figli delle donne detenute”. Oggi i bambini in cella sono distribuiti in otto strutture: il numero più alto si registra all’Icam di Lauro con 13 bambini e 10 mamme, seguono Milano e Torino con 5 ciascuno, Venezia con 3, poi Castrovillari, Bollate e Perugia con uno a testa.
Trasferimenti tra adulti e nuove carceri: la risposta del governo - La fotografia dell’Antigone mette in luce anche le contromisure messe in campo dall’esecutivo per gestire il sovraffollamento che per la prima volta ha colpito le carceri minorili. Nei primi sei mesi del 2026 sono stati 87 i trasferimenti di giovani verso istituti per adulti, una scelta che per l’associazione rappresenta “una modalità di affrontare a scapito delle vite dei ragazzi” il problema degli spazi. L’altra strada è stata l’apertura di tre nuovi Ipm a L’Aquila, Lecce e Rovigo, inaugurati “precipitosamente e con spazi spesso inadeguati”. Un modello definito “esclusivamente contenitivo”, che “non può che costituire una grande sconfitta per la società”. A conferma che il sistema, nella sua risposta alla complessità adolescenziale, ha scelto la via più breve: quella del muro.
I numeri dei reati e il paradosso della custodia cautelare - Entrando nel dettaglio dei reati contestati, emerge che il 48,6% sono contro il patrimonio, mentre il 23,6% riguarda la persona. Il dato più significativo riguarda però lo stato giuridico dei detenuti: solo il 13% dei minorenni ha una condanna definitiva, tutti gli altri sono in carcere in custodia cautelare. Gli ingressi nei primi sei mesi del 2026 sono stati 562, superiori alle presenze finali, segnale di un allungamento delle permanenze. Nel 2023, ultimo semestre pre-Decreto Caivano, gli ingressi erano stati 517 e le presenze finali 409: il confronto è impietoso.









