di Francesco Grignetti
La Stampa, 1 aprile 2025
Verranno realizzati 5 blocchi (120 posti letto) nel Nord Italia tra gli istituti di Alba, Milano e Biella. Altri 6 blocchi (144 posti) tra L’Aquila, Reggio Emilia e Voghera. Al Centro-Sud 5 blocchi (120 posti) a Frosinone, Palmi e Agrigento. Ecco le nuove carceri, come le prevede il governo Meloni. Il commissario straordinario all’edilizia carceraria, Marco Doglio, ha scoperto le carte e da qualche giorno è pubblico il bando per la costruzione delle nuove celle. Il modello è quello dei centri in Albania e perciò i nuovi padiglioni saranno dei prefabbricati di calcestruzzo, modulari, standardizzati, da montare in spazi rimasti liberi nel perimetro di nove carceri già esistenti. Disumanizzanti.
Come saranno i blocchi - Ogni “blocco di detenzione” dovrà avere 24 posti letto. Si tratta di 6 celle da quattro posti ciascuno, di 30 metri quadri, orientativamente 6 metri per 5. Al suo interno ci sarà un bagno di 3 metri quadri; i restanti 27 metri quadri sono destinati ai quattro letti in ferro fissati al pavimento, agli armadietti, e a un tavolo in ferro con sgabelli inglobati. Anche questo sarà fissato al pavimento. Non sono previste sedie all’interno della cella, né fornelli ad induzione, perciò si provvederà a cucinare da sé con i fornelli da campeggio. Ogni cella avrà riscaldamento e raffrescamento elettrico e ce ne sarà bisogno perché la struttura è poco più di un container.
Dove saranno realizzati - Verranno realizzati 5 blocchi (120 posti letto) nel Nord Italia tra gli istituti di Alba, Milano e Biella; il Centro-Nord ospiterà 6 blocchi (144 posti) tra L’Aquila, Reggio Emilia e Voghera; il Centro-Sud vedrà l’aggiunta di 5 blocchi (120 posti) a Frosinone, Palmi e Agrigento. Si prevede di spendere 32 milioni di euro per ottenere 384 nuovi posti letto, ovvero 83mila euro a posto. Obiettivamente saranno pochi e molto cari.
Bagno con spioncino - Il bando è particolareggiato su come i blocchi di detenzione dovranno essere costruiti: “Il bagno dovrà essere dotato di uno spioncino di sicurezza apribile dal lato corridoio (dove ci saranno gli agenti di custodia) e attrezzato con lavabo, wc, doccia e boiler protetto da gabbia antivandalo con eventuale bidet. Alla sinistra dell’ingresso alla cella, lo spazio dovrà essere arredato con un tavolo monoblocco in metallo con 4 sgabelli incorporati, assemblato per resistere a tentativi di scardinamento e predisposto per fissaggio a pavimento con tasselli a bloccaggio chimico o meccanico”.
Gli spazi comuni - Ogni blocco, oltre le 6 celle, avrà un corridoio e altri 6 spazi comuni sempre da 30 metri quadri ciascuno: sala polivalente per la socialità/biblioteca; sala colloqui; palestra; sala barberia/lavanderia; sala psicologo/educatore; sala agente di custodia. Come salta agli occhi, nel progetto c’è notevole ristrettezza di spazio per le celle dove i detenuti trascorrono gran parte del tempo e al contrario una larghezza di spazi per gli altri spazi. E infatti gli addetti ai lavori hanno subito notato la contraddizione in questa standardizzazione portata all’eccesso. “Si registra - scrive ad esempio Carmelo Cantone, dirigente in pensione dell’amministrazione penitenziaria sulla rivista online “Ristretti Orizzonti” - l’assenza di una logica rispetto agli utilizzi di questi singoli locali: le 24 persone detenute in questi blocchi disporranno di soli 30 mq per la socialità, per la palestra, per la sala polivalente/ biblioteca (chissà perché senza bagno), mentre con la stessa superficie, in questo caso eccessiva, si ospiteranno i colloqui con gli operatori o la postazione dell’agente di sorveglianza, per non parlare del locale lavanderia che funge anche da barberia”.
Microcarcere in miniatura - E c’è un secondo problema. Ogni blocco sembra essere un microcarcere in miniatura, con “stanze di pernottamento” sistemate assieme ad ambienti comuni e uffici. Perciò insiste Cantone: “Quale tipo di vita detentiva vuole proiettare? I canoni di sicurezza appaiono prevalenti, anzi assorbenti se si tiene conto che oltre agli spazi di cui abbiamo parlato, in questi blocchi di detenzione insiste esclusivamente un cortile di passeggio di non precisata superficie. Dalle indicazioni contenute nel documento non si distanzia dalle disgraziate esperienze dei cortili di passeggio dei complessi penitenziari costruiti negli anni 80”.
Un “crimine architettonico” - A vedere il progetto, si dispera anche l’architetto Cesare Burdese, che si occupa con passione di spazi carcerari: “Questo è un crimine architettonico! Dopo decenni di dibattito sull’architettura penitenziaria anche in sede istituzionale, per cercare di allineare il nostro carcere alla Costituzione, ecco a cosa siamo approdati e stiamo per realizzare. E la cultura architettonica tace”.











