di Eleonora Martini
Il Manifesto, 17 febbraio 2026
La presidente Todde in piazza a Cagliari il 28 febbraio. In Consiglio regionale una proposta di legge per fermare il progetto governativo di Delmastro. Dal campo largo a FI: (quasi) tutti contro “l’insularità come strumento di separazione”. Sono passati più di 30 anni da quando, come misura emergenziale, una riforma dell’ordinamento penitenziario introduceva il regime carcerario speciale conosciuto come “41 bis”, da somministrare ai boss mafiosi che tenevano in pugno il Paese. Detenuti - recita la norma - da collocare “preferibilmente in aree insulari”. Erano i tempi dell’Asinara e di Pianosa, isole minori e inaccessibili dove oggi, fortunatamente, dismesse le carceri di massima sicurezza, si va solo per turismo. Ma la legge resta. E a farne le spese è rimasta, in particolare, la Sardegna. Che ora si mobilita “contro la nuova servitù carceraria” voluta dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove.
Una mobilitazione in due mosse: da un lato una manifestazione indetta dalla presidente della Regione Alessandra Todde che chiama in piazza a Cagliari, il 28 febbraio, le istituzioni e la popolazione civile fortemente contrarie alla decisione del governo di concentrare nell’isola tre dei sette istituti penitenziari italiani destinati al “carcere duro”. E dall’altro, affidando al Consiglio regionale una proposta di modifica dell’articolo 41 bis della legge nazionale 354/1975.
“La Sardegna non può essere considerata un luogo di segregazione preferenziale, non siamo un territorio di confine, inaccessibile - spiega la dem Camilla Soru, prima firmataria della proposta di legge depositata ieri in Consiglio regionale - Il nuovo articolo 119 della Costituzione afferma con chiarezza che l’insularità è una condizione da compensare e valorizzare, non da utilizzare come strumento di separazione”.
Firmata dal gruppo del Pd e dai partiti del campo largo, la proposta legislativa ricalca quella già depositata al Senato dal dem Marco Meloni e alla Camera da Pietro Pittalis, FI: un testo sintetico per sopprimere le parole “collocati preferibilmente in aree insulari” dall’articolo 41bis dell’ordinamento penitenziario. “Vogliamo muoverci su più fronti, a livello regionale e parlamentare, per costringere il governo ad ascoltarci”, aggiunge Soru insistendo sul fatto che nella regione, “a parte una posizione forse più tiepida da parte di Fd’I, nessuno è favorevole al progetto governativo, neppure la procura”.
Sicurezza, sanità, economia: Camilla Soru snocciola tutti i problemi già evidenziati da sindaci, cittadini e associazioni sarde che scenderanno in piazza sabato 28 febbraio per protestare contro la trasformazione delle carceri di Uta (Cagliari), Bancali (Sassari) e Badu e Carros (Nuoro).
“Dopo decenni di servitù militari, si profila quella che viene definita una nuova “servitù carceraria”. Una decisione che rischia di gravare su territori già fragili, incidendo sul tessuto economico e sociale, e che comporterebbe anche il trasferimento di detenuti sardi nella Penisola, con pesanti conseguenze per le loro famiglie”, si legge nell’appello alla mobilitazione a cui hanno aderito finora tutti i partiti che sostegno Todde, molti sindaci, associazioni territoriali, il Sindacato dei medici italiani (Smi), la Garante dei detenuti regionale, Uil e Cisl. Chiedono “la sospensione immediata di qualsiasi decisione esecutiva, l’apertura di un tavolo istituzionale Stato-Regione Sardegna, una valutazione pubblica e indipendente degli impatti e un criterio nazionale equo e proporzionato nella distribuzione delle strutture”.
Nel frattempo però nel carcere di Cagliari “il nuovo padiglione composto da 23 blocchi e dedicato esclusivamente ai detenuti in 41 bis, è praticamente pronto per 92 nuovi reclusi provenienti da altri penitenziari italiani”, riferisce la Garante regionale Irene Testa che ha visitato Uta tre giorni fa. “Si aggiungeranno ai 730 detenuti già presenti, senza neppure un operatore o un medico in più. Con un solo psichiatra, in un carcere dove l’80% delle persone prende psicofarmaci”, aggiunge Testa. A garantire ordine e disciplina ci penserà il Gom, le così chiamate “teste di cuoio” che secondo Delmastro porteranno “maggiore sicurezza” per i cittadini sardi.
Spiega ancora la Garante regionale dei detenuti: “Gli agenti del Gom sono destinati al padiglione dei 41 bis, ma nell’istituto mancano 119 agenti rispetto alla pianta organica. Per ogni detenuto che deve essere accompagnato in ospedale o ad una visita, occorrono 7 agenti di scorta: impossibile in queste condizioni. Durante una mia visita, poi, sono entrata in una cella sporca del sangue di un detenuto con problemi psichici che aveva già tentato il suicidio. Ho chiesto come mai non fosse stata ripulita, mi hanno risposto che erano tutti troppo impegnati con il padiglione del 41 bis”.










