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altalex.com, 1 aprile 2022

Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso l’ordinanza con cui il tribunale di sorveglianza aveva respinto il reclamo proposto dall’Amministrazione penitenziaria avverso il provvedimento del giudice di sorveglianza che aveva autorizzato un colloquio tra un detenuto al “41-bis”, la sorella di quest’ultimo ed il convivente della donna, la Corte di Cassazione penale, Sez. I, con la sentenza 23 marzo 2022, n. 10298 - nell’accogliere la tesi dell’Amministrazione, secondo cui non vi sarebbe alcuna norma che equipari, nel settore penitenziario, i conviventi di fatto dei prossimi congiunti del detenuto ai parenti e affini di quest’ultimo - ha affermato il principio secondo cui deve escludersi che l’equiparazione tra la posizione della parte dell’unione civile al coniuge e tra il coniuge e il convivente del detenuto possa estendersi oltre tale ambito.

A realizzare una surrettizia modifica della nozione giuridica di affinità e, dunque, a ricomprendere anche le relazioni di coppia del familiare del detenuto, con la conseguenza che l’esigenza del detenuto di coltivare legami con soggetti non facenti parte del suo nucleo familiare inteso in senso stretto potrà essere soddisfatta attraverso una espressa autorizzazione da parte della direzione dell’istituto quando ricorrano “ragionevoli motivi”, ovvero, nel caso di detenuti sottoposti al regime dell’art. 41-bis Ord. pen., quando vi siano ragioni “eccezionali”, apprezzate “volta per volta dal direttore dell’istituto”, secondo la previsione del comma 2-quater, lett. b), dello stesso art. 41-bis Ord. pen.