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di Patrizia Maciocchi

Il Sole24 Ore, 7 novembre 2024

Durante i colloqui c'è il rischio di veicolare informazioni o ordini attraverso scritte e disegni sulla pelle, giusto dunque nasconderle. I familiari che vanno ai colloqui con i detenuti al 41-bis, il cosiddetto carcere duro, sono obbligati a coprire i tatuaggi. I disegni e le scritte sulla pelle possono infatti essere usati per veicolare messaggi in codice. La Corte di cassazione, con la sentenza 40592, ha respinto il ricorso di un detenuto sottoposto al regime speciale per reati di mafia. Il ricorrente denunciava l'irragionevolezza della restrizione, imposta ai parenti costretti, durante gli incontri con i congiunti in carcere - come prevista da una nota dell'amministrazione penitenziaria - a nascondere tutte le parti del corpo tatuate.

L'obiettivo del regime speciale - Per la Suprema corte non si tratta però di una misura eccessiva, in considerazione della ratio del 41-bis. Il regime speciale - ricordano i giudici di legittimità - ha, infatti, lo scopo “di impedire i collegamenti dei detenuti appartenenti alle organizzazioni criminali tra loro e con i membri di queste che si trovino in libertà”. Un obiettivo che giustifica, anche alla luce dei principi affermati dalla Corte costituzionale, secondo la quale all'attenuazione della tutela di un diritto fondamentale di un detenuto sottoposto al 41-bis deve corrispondere un incremento di tutela di un altro interesse di pari rango o addirittura superiore. Per gli ermellini dunque è necessario evitare che i detenuti sfruttino regole da regime “ordinario” per continuare ad impartire direttive all'esterno degli istituti penitenziari. E ad avviso della Suprema corte esiste il rischio che un veicolo per trasmettere messaggi al di fuori del carcere, possano essere proprio i tatuaggi. Scritte sul corpo usate per comunicazioni criptiche.