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di Azzurra Rachelli

ultimavoce.it, 14 maggio 2025

Dal Barometro di Reporter senza frontiere (Rsf) risultano detenuti 567 operatori dell’informazione, dei quali 532 giornalisti attualmente nel mondo: in testa la Cina, seguita da Birmania e Russia. In un momento storico in cui la libertà di stampa vive un preoccupante declino in molte parti del mondo, evidente dallo stesso report RSF World Index 2025 pubblicato da Reporters Sans Frontiers nei giorni scorsi, che vede l’Italia al 49 posto per libertà di stampa, questa ha subito un deterioramento a livello globale con un numero allarmante di giornalisti e operatori dell’informazione colpiti da repressione, violenza e incarcerazioni arbitrarie.

Al primo posto la Cina con 114 casi, di cui 11 donne, seguita dalla Birmania (Myanmar) con 62 e la Russia con 52. Segue la Bielorussia, dove sono 49 il numero di operatori in carcere, il Vietnam con 38, Israele, Iran e Azerbaigian, tutti a quota 26. Sono numerose le giornaliste attualmente detenute nel mondo: 11 in Cina, 12 in Russia, 11 in Bielorussia e Azerbaigian, 8 in Birmania solo considerando i Paesi in testa alla classifica. Nei primi dieci posti della classifica di Reporter senza frontiere, la Siria con 21 casi cronisti finiti dietro le sbarre, a cui segue l’Egitto con 20 e l’Arabia Saudita con 19. Hong Kong con 11 giornalisti imprigionati e in doppia cifra anche il Tagikistan con dove sono 10. In ostaggio, stando a Rsf, sono 55 i giornalisti, di cui 38 in Siria, 9 in Iraq, 4 in Yemen, 2 in Mali e un 1 in Messico e Camerun. I giornalisti uccisi dall’inizio del 2025 sarebbero 15. Di questi: 3 in Messico, 3 in Palestina, e 1 in Colombia, Perù, Congo, Ecuador, Guatemala, India, Sierra Leone, Uzbekistan e Zimbabwe. All’interno del Barometro sono presentati i nomi di direttori, redattori, freelance, giornalisti investigativi, blogger, interpreti, documentaristi, attivisti per i diritti umani, rappresentanti di associazioni di scrittori detenuti nelle varie parti del mondo.

La libertà di stampa nel mondo - Come già citato, dall’ultima classifica della libertà di stampa del 2 maggio, Rsf ha annunciato l’allarme su una situazione globale difficile, che vede un indice della libertà di stampa ad un minimo storico e un inquietante peggioramento degli Stati Uniti, vista la presidenza di Donald Trump. Una situazione grave e un ulteriore colpo per una libertà di stampa già in crisi, che evidenzia un contesto sempre più ostile all’esercizio del giornalismo indipendente, non solo nei paesi governati da regimi autoritari, dove l’informazione libera non piace a nessuno, ma un inasprimento della repressione della stampa è rilevabile anche nei paesi considerati a livello globale più “democratici”.

Dietro ogni arresto si cela un tentativo di silenziare deliberatamente voci critiche, limitare la trasparenza e ridurre la possibilità di un’informazione veritiera e che mette in discussione i principi e le scelte che vengono fatte dai nostri governi, dalle principali multinazionali e in generali dai luoghi di potere. Garantire libertà di stampa significa garantire a tutti la possibilità di essere informati, al contrario di quello che avviene oggi in molti casi (ricordiamo che la Rai non sta nemmeno provando ad informare i cittadini riguardo al referendum dell’8/9 giugno), dalle televisioni nazionali ai social, dove ogni informazione finisce in un calderone di fake news e distinguere ciò che è vero dalla finzione risulta quasi impossibile.

L’organizzazione non governativa e no profit con sede a Parigi, consulente dell’Onu, monitora, aggiorna e segnala costantemente attacchi contro la libertà di informazione. Reporter Senza Frontiere ha due sfere di attività: da un lato si concentra sulla censura nei nuovi media e dall’altro fornisce assistenza materiale, economica e psicologica a giornalisti che coprono servizi in zone pericolose. Da parte di questa ONG vengono costantemente monitorati gli attacchi alla libertà di informazione a livello mondiale, viene denunciata ogni forma di attacco ai media. L’organizzazione collabora con i governi per combattere la censura e per evitare la promulgazione di leggi volte a restringe la libertà di stampa. Inoltre, offre aiuto materiale ai corrispondenti di guerra per aumentarne la sicurezza.