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di Fulvio Gianaria

La Repubblica, 10 maggio 2026

Cancellieri, funzionari e assistenti della procura di Torino, sostenuti da magistrati e avvocati, ci dicono che la macchina giudiziaria arranca. Denunciano che la pianta organica di 252 posti è occupata da soli 140 posti, ma il problema non è solo questo e non riguarda solo la nostra città. Gli uffici di Ivrea, sottodimensionati rispetto al carico di lavoro, affogano nei fascicoli. Perfino il tribunale penale di Milano, simbolo da sempre della solerzia meneghina, non riesce più ad essere efficiente e deve ridursi a gestire le emergenze. Nel sud i processi penali galleggiano tra i rinvii e accumulano arretrato.

L’amministrazione della giustizia è un’enorme fabbrica che incamera risorse e produce pochissimo. Non sono i frutti di un’incapacità organizzativa transitoria, ma il risultato di scelte di politica giudiziaria antiche aggravate dalle attuali decisioni ministeriali. Anziché riservare il processo penale ai reati gravi si moltiplicano le norme che inseguono le paure, i reati da marciapiede, le devianze sgradite.

A questa strategia, che cura la gestione degli arresti in flagranza e trascura le indagini complesse, si aggiunge la continua introduzione di regole barocche, di presunte garanzie solo formali che appesantiscono le procedure e che sembrano aver il solo scopo di scongiurare il prodotto finale.

Verrebbe da chiamarlo “sabotaggio” ma sarebbe improprio. L’etimologia di questo termine riporta a “sabot”, gli zoccoli di legno portati dagli operai francesi e belgi che venivano lanciati negli ingranaggi delle macchine che rubavano il loro lavoro. Meglio parlare invece di “inefficienza funzionale” e cioè il voluto e programmato intralcio ad un sistema giudiziario che può minacciare troppi interessi, diversi ma coalizzati. È la grande alleanza di coloro che ritengono che la giustizia migliore sia quella che non funziona. Una certa sinistra che non ha mai avuto fiducia nello Stato, i mascalzoni che violano le regole per arraffare, una destra una volta legalitaria che ora preferisce dare fiducia solo ai poliziotti, e una gran parte dei cittadini affascinata dalla prudenza: non si sa mai può accadere anche a me. Una maggioranza che è infastidita dai reati degli altri ma anche preoccupata dai processi che rischia di subire. Non importa tanto che siano processi giusti, meglio che siano pochi.