di Dario Del Porto
La Repubblica, 2 febbraio 2020
Le toghe contestano la legge che, evidenziano, rischia di trasformarsi in un "ergastolo processuale per cittadini imputati a vita". Gli avvocati napoletani sfilano in manette per protestare contro la riforma della prescrizione. È la provocazione che aprirà la cerimonia di apertura dell'anno giudiziario in programma al Maschio Angioino. Le toghe contestano la legge che, evidenziano, rischia di trasformarsi in un "ergastolo processuale per cittadini imputati a vita".
In questi mesi, l'avvocatura napoletana ha promosso incontri e dibattiti, anche con parlamentari eletti nel distretto, per sollecitare una modifica della riforma fortemente voluta dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede. Quando ha preso la parola la rappresentante del ministero della Giustizia, la dottoressa Concetta Lo Curto, gli avvocati si sono alzati in piedi esponendo silenziosamente cartelli di protesta con scritto "rispettate la Costituzione". La cerimonia è stata aperta dalla relazione introduttiva del presidente della Corte d'Appello Giuseppe De Carolis di Prossedi.
"Viviamo in una società che sembra incattivirsi e nella quale vi è sempre più bisogno di legalità e di giustizia. È importante che chi subisce una violenza o un torto sappia di poter contare su un sistema giudiziario che è in grado di tutelare i suoi diritti", ha detto l'alto magistrato. E ha aggiunto: "per mantenere la fiducia dei cittadini è necessario innanzitutto un recupero dell'efficienza del sistema giudiziario. Una giustizia che arriva a distanza di molto tempo rischia di essere inutile". Per quanto riguarda i magistrati, ha detto ancora, "non credo che la fiducia dei cittadini si possa guadagnare con la ricerca del consenso popolare e con la visibilità mediatica, ma con l'applicazione indipendente della legge e con un comportamento eticamente corretto".
In rappresentanza del Csm ha preso la parola il consigliere togato Antonio D'Amato, che ha voluto ricordare l'avvocato Aldo Cafiero, decano dei penalisti napoletani, scomparso nei giorni scorsi. Sulla questione morale, D'Amato ha ricordato le recenti vicende "che hanno gettato un'ombra sull'intero ordine giudiziario.
Il presidente Mattarella ha affermato che quello che è emerso ha disvelato un quadro sconcertante e prodotto conseguenze negative sull'intero ordine giudiziario. Mai come ora è necessario riaffermare l'indipendenza della magistratura e la sua autonomia", ha evidenziato, ricordando la necessità di assicurare il rispetto del principio costituzionale della ragionevole durata del processo. D'Amato ha assicurato la "costante attenzione del Csm ai problemi e alle criticità del distretto di Napoli".
Il procuratore generale Luigi Riello ha lanciato l'idea di far "partire da Napoli un confronto franco, senza riserve mentali e senza pregiudizi, per proporre insieme, avvocati e magistrati, una riforma strutturale del processo penale". Il pg ha aperto il suo intervento definendo l'anno appena trascorso come "il più difficile e lacerante per la magistratura perché è esplosa una questione morale anche al nostro Interno. Deve essere chiaro che le erbacce vanno decisamente sradicate, ma è necessario non consentire che sulla nave dei salvatori della Patria e della Giustizia salgano soggetti interessati non a spezzare ignobili collusioni ma a presentare il conto ai magistrati seri".
"L'Avvocatura, baluardo della democrazia e garante dei diritti, è oggi qui in questa sede, per denunziare i gravissimi attentati ai princìpi e ai valori fondamentali su cui si fonda lo Stato di diritti", ha detto prendendo la parola il presidente dell'Ordine forense Antonio Tafuri. E ha parlato di "odiosa compressione dei diritti della difesa e del ruolo dell'avvocato sta purtroppo caratterizzando la politica giudiziaria anche nel nostro Paese".
Quindi ha lanciato per ben diciassette volte il suo "io accuso" contro il potere esecutivo, dalle scelte sui tempi del processo penale alle politiche su processo civile, tributario e sulle carceri, fino all'"abuso delle intercettazioni". E sulla prescrizione ha ribadito: "Io accuso il potere esecutivo che ha abolito la prescrizione, spacciando questa misura come intervento acceleratorio e sapendo perfettamente, invece, che il processo senza prescrizione è un processo che non si concluderà mai".










