di Giuseppe Crimaldi
Il Mattino, 19 marzo 2025
Un focus sui temi scottanti e attuali, la procuratrice Imperato: “Dobbiamo offrire modelli alternativi”. Sempre più violenti, sempre più aggressivi, sempre più affascinati dai modelli sbagliati che richiamano a certe fiction televisive. E sempre più abili nel maneggiare le armi. È impietosa ma drammaticamente reale la radiografia che fotografa il disagio minorile a Napoli e in Campania. Non a caso ad occuparsi del fenomeno è la Fondazione Polis della Regione, che ieri ha presentato nel complesso museale di San Marcellino e Festo i risultati della ricerca “Mind the Children: vulnerabilità e devianza in Campania”, finanziata dal ministero dell’Università e della Ricerca.
A confronto magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, docenti, amministratori, dirigenti scolastici e operatori che si occupano di minori e devianze riconducibili agli adolescenti. Il dibattito, introdotto dal prefetto Michele di bari e dal segretario della Fondazione Polis, Enrico tedesco, è stato moderato dalla giornalista Maria Chiara Aulisio.
“Purtroppo - esordisce la procuratrice della Repubblica per i minori di Napoli, Patrizia Imparato - assistiamo in maniera sempre più frequente a episodi che vedono giovanissimi protagonisti come indagati, autori di efferati reati quali quelli tristemente noti alle cronache di tutti i giorni, sia a volte vittime di analoghi reati commessi da giovani adulti. Occorrerebbe un maggiore intervento da parte di tutte le istituzioni per fornire a questi minori e a questi giovani adulti modelli di vita alternativi, cercando di creare soprattutto delle possibilità lavorative che diano loro la possibilità di trovare una dignità personale fuori da modelli devianti ai quali finiscono per aderire”.
Per il presidente del Tribunale dei minori di Napoli, Piero Avallone “il Covid non è stato la causa del fenomeno, che ha radici profonde, ma ha rappresentato sicuramente un’aggravante che ne ha acuito le forze: parlare oggi di baby gang e di bullismo sembra la scoperta dell’acqua calda”.
Significativi gli interventi dei due rappresentanti delle forze dell’ordine. Per la Polizia di Stato Nunzia Brancati, dirigente della Divisione anticrimine della Questura, che ha sottolineato come nel periodo antecedente la pandemia del 2020 la casistica di delittuosità minorile presentava dati inferiori ad oggi. “Adesso - spiega Brancati - sono aumentati soprattutto i reati a base violenta, con picchi maggiori relativi alle rapine, alle lesioni gravi e agli abusi sessuali. Ma soprattutto oggi non è più la camorra che va in cerca di minori, semmai il contrario”. Sessanta le misure di prevenzione adottate nei confronti dei minori dai giudici delle misure di prevenzione
“Sbagliamo ad affrontare il problema continuando a vederlo come un’emergenza - dice il comandante del Gruppo carabinieri di Napoli, Giuseppe Musto - ed è riduttivo condurre queste forme di devianza ai modelli della criminalità organizzata. Così com’è riduttivo inquadrare certi comportamenti nell’ambito del degrado familiare, giacché oggi emergono modelli simili anche da soggetti che provengono da contesti ambientali sani, il che conferma che la violenza giovanile è diventato un fenomeno trasversale. Sempre più le armi diventano uno strumento per mostrarsi e per affermarsi all’esterno”.
Per il direttore scolastico regionale Ettore Acerra oggi è indispensabile “creare alleanze e sinergie educative, perché non si può chiedere e delegare sempre tutto alla scuola”. E sulla presenza dei metal detector agli ingressi degli istituti, per prevenire l’ingresso di lame e coltelli, aggiunge: “Le scuole non per questo diventeranno delle carceri, ma ogni tanto controlli e verifiche non possono che tornare utili”.
Al 9 marzo 2025 negli Istituti penali per minorenni in Campania erano presenti 105 minori: 79 a Nisida e 26 ad Airola. A renderlo noto è stato Samuele Ciambriello, garante campano dei detenuti. Dei 99 minori e giovani adulti presenti negli istituti minorili campani, alla fine del 2024, il dato più allarmante riguarda l’aumento dei delitti contro la persona con 44 omicidi volontari rispetto ai 28 del 2023: “Per questo - conclude Ciambriello - occorre prevenire piuttosto che curare”. A don Antonio Palmese, presidente della Fondazione Polis, le conclusioni: “La Fondazione Polis - dichiara - si è preoccupata di andare oltre le vittime e cercare l’innocenza mancata degli autori dei reati. Sulla devianza dei giovani però bisogna uscire dalla ricerca dei capri espiatori identificati in famiglia e scuola. Questo nostro studio è un contributo importante che non guarda a questo pressapochismo”.











