di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 19 aprile 2015
Scongiurata l'emergenza in Veneto, entra nel mirino l'alta sicurezza di Rebibbia: in molti rischiano di essere spostati. La sezione dell'alta sicurezza di Padova non si deve chiudere. A ribadirlo - tramite una nota inviata al capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e resa pubblica dalla redazione di Ristretti Orizzonti - è stata la dottoressa Aurea Dissegna, il Pubblico Tutore dei minori e Garante delle persone ristrette nelle libertà personali del Veneto.
Nella nota chiede la sospensione del provvedimento relativo al trasferimento di tutte le persone della sezione Alta Sicurezza della Casa di Reclusione di Padova, in altre strutture carcerarie italiane. Aveva evidenziato la inopportunità di interrompere percorsi di studio, di lavoro, di partecipazione ad iniziative culturali, sportive; la non considerazione per molte delle persone, per le quali era stato previsto il trasferimento, della evoluzione delle diverse situazioni, dei risultati positivi del trattamento in corso, condizioni che potevano essere esaminate per una eventuale declassificazione.
A margine di un incontro tra alcuni Garanti dei detenuti di Regioni e Comuni d'Italia ed il capo del Dap, che si è tenuto a Roma, è stata data assicurazione da
parte del capo del Dap, dott. Santi Consolo, alla dott.ssa Aurea Dissegna, che verranno rivalutate tutte le situazioni per le quali vi è trattamento in corso, in particolare quelle in trattamento avanzato. Ma non è solo la sezione di Padova a dover chiudere. Anche il carcere di Rebibbia è coinvolto in questo piano di "sfollamento" organizzato dal Dap e, se accadrà, ciò decapiterà la compagnia teatrale Liberi Artisti Associati, composta da detenuti di Alta Sicurezza di Rebibbia Nuovo Complesso, Tra loro c'è anche il protagonista del film vincitore al festival di Berlino "Cesare deve morire" dei fratelli Taviani.
"Una scelta che arriva come un fulmine a ciel sereno - aveva commentato Marroni - perché coinvolge persone da tempo detenute a Rebibbia Nuovo Complesso che avevano fatto del Teatro una ragione di riscatto personale e sociale. I trasferimenti riguardano anche detenuti iscritti all'Università che, vedono, in tal modo, interrotto il loro percorso formativo. Una decisione anche in questo caso poco comprensibile, visto che lo stesso Dap ha indicato l'Alta Sicurezza di Rebibbia come riferimento nazionale per i detenuti che intendono frequentare corsi universitari".
Fra i nomi più noti dei reclusi trasferiti, spicca quello di Antonio Frasca, universitario, capocomico della Compagnia Liberi Artisti Associati e protagonista del pluripremiato Cesare deve morire. Al Garante risulta, fra l'altro, che l'uomo abbia già espiato il reato ostativo di cui all'articolo 416 c.p. Con lui trasferito anche Giancarlo Polifroni, anch'egli attore e responsabile dell'orto del reparto di Alta Sicurezza. Insieme a loro, sono stati sfollati altri tre detenuti, fra i quali uno laureato e titolare di un assegno di dottorato all'Università La Sapienza di Roma.
Nella sezione di Alta Sicurezza di Rebibbia N.C., con questa decisione, viene mortificata una esperienza virtuosa che lo stesso Ministero di Giustizia aveva, negli anni, annoverato tra le buone pratiche dell'Amministrazione penitenziaria.
Sulla vicenda dei trasferimenti, il Garante Angiolo Marroni aveva inviato una lettera al Capo del Dap Santi Consolo chiedendo un ripensamento sulla decisione assunta che appare ispirata da criteri meramente burocratici, ignorando il contesto e la complessità in cui tale decisione si applica.
"Ritengo - ha scritto Marroni - che questa decisione vada a compromettere le importanti attività trattamentali che per lunghi anni hanno fortemente caratterizzato il reparto di Alta Sicurezza di Rebibbia nuovo complesso e che, a mio avviso, indebolisce la scelta fatta, d'accordo con il Dap., di creare e potenziare proprio nell'Alta Sicurezza di Rebibbia il Polo Universitario nazionale del circuito penitenziario". I trasferimenti riguardano anche detenuti iscritti all'Università che, vedono, in tal modo, interrotto il loro percorso formativo. Tra questi un laureato titolare di un assegno di dottorato alla Sapienza di Roma, che se trasferito in un'altra città perderebbe la possibilità di continuare a studiare.
"Una decisione anche in questo caso poco comprensibile - ha chiosato Marroni - visto che lo stesso Dap ha indicato l'Alta Sicurezza di Rebibbia come riferimento nazionale per i detenuti che intendono frequentare corsi universitari". Luigi Pagano, il vice capo del Dap ha comunque promesso al garante dei detenuti del Lazio che nulla sarà smantellato e che prenderanno in considerazione la segnalazione e, nel caso corrispondesse al vero, vedranno come poter recuperare. Ma ad oggi il dietrofront non è stato ancora concretizzato e a Rebibbia "il teatro deve morire".










