di Giansandro Merli
Il Manifesto, 16 giugno 2026
Dopo le polemiche dello scorso anno non è previsto il diritto di prelazione per gli stand 2025. Nessun “patentino” ma una semplice dichiarazione: “Riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione Italiana”. Ha chiesto solo questo l’Associazione italiana editori (Aie) agli espositori che vogliono partecipare all’edizione 2026 della fiera “Più libri più liberi”, che come ogni anno si terrà a Roma. Tanto è bastato per far partire all’attacco la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La mail era stata recapitata il 10 giugno a tutti gli interessati (diverse centinaia). La premier ha atteso quattro giorni, poi domenica ha tuonato sui social: “La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno”.
Va sottolineato che l’Aie è un ente privato e costituisce la più antica organizzazione di categoria: nata nel 1869, rappresenta oggi “oltre il 90% del mercato librario italiano” (così recita il sito). Tra le varie cose ha partecipato alla fondazione di Confindustria. Non esattamente il profilo di un covo di estremisti, insomma.
Tanto che alla stessa pagina cinque del modulo trasmesso agli espositori chiede anche di affermare: i valori e i principi espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani; i principi di libertà di pensiero e di stampa, di tutela della dignità umana e di libertà della persona senza alcuna distinzione per ragioni di etnia, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o altro; il rifiuto di ogni forma di discriminazione e di incitamento all’odio; il rispetto delle leggi su diritto d’autore, pubblica sicurezza, prevenzione incendi, igiene e sicurezza sul lavoro e la condivisione del regolamento generale della fiera. Nulla di eversivo. E però, il giorno dopo la marcia neofascista per la remigrazione, l’espressione “valori antifascisti” deve essere sembrata alla premier un buon gancio per coprirsi a destra dai vannacciani e soffiare sulla fiamma identitaria. Nonostante la fiera è in calendario tra sei mesi, meglio battere il ferro finché è caldo.
Probabilmente gli organizzatori di Plpl speravano che la mossa potesse evitare quanto accaduto lo scorso anno, quando la partecipazione della casa editrice di estrema destra Passaggio al bosco aveva scatenato critiche, sottrazioni, chiusure degli stand e un corteo interno di protesta. In quel caso l’Aie aveva difeso la sua scelta, anche se qualche ripensamento deve averlo avuto. Tanto che a pagina tre del modulo di adesione si legge: “Diversamente dalle precedenti edizioni, non è previsto il diritto di prelazione sullo spazio occupato nel 2025”.
Nessun automatismo, ma nemmeno qualche forma di censura. Semplicemente un maggior controllo dei materiali esposti a partire da un elemento che dovrebbe essere scontato: l’antifascismo. La linea rossa che rende possibile la libertà di pensiero e quella di espressione. Ma i tempi sono quel che sono e gli animi si surriscaldano comunque. Stavolta si sono scomodati perfino i vertici del governo, che pure sulla Costituzione antifascista avrebbero giurato. Almeno una cosa può rincuorare gli organizzatori: dicembre è lontano e tra gli stand carichi di libri i lettori non ricorderanno nulla di questa polemica strumentale. Sarebbe auspicabile, invece, non la dimenticassero gli elettori, quando saranno chiamati alle urne.










