sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Angiola Petronio

Corriere di Verona, 19 gennaio 2025

Oggi un presidio collegato al caso di Ramy. Il nodo delle telecamere. Il tratto in comune. “Verona-Milano-Verucchio. Lo stesso razzismo omicida”. Le differenze: le immagini. Quelle che sono state mostrate e che continuano a uscire, il caso di Ramy. Quelle di cui ancora non si sa nulla, come per Moussa. È questo il solco nel quale si muoverà domani, alle 16, il presidio organizzato davanti alla stazione per “Moussa, Ramy, Fares e Muhammad”. Quello nato sotto l’egida del “pretendere Giustizia e Verità per Moussa” e che vedrà la partecipazione di persone e collettivi da Milano, del Magazzini 47 di Brescia, Onda Studentesca, Associazione Diritti per tutti e collettivo Gardesano autonomo.

Un mantra che risuona da novanta giorni quello del comitato “Verità e Giustizia per Moussa”. I tre mesi trascorsi da quando, lo scorso 20 ottobre, Moussa Diarra, 26enne maliano - con un contratto di lavoro e regolarmente in Italia in preda a una crisi psicotica, è stato ucciso da uno dei tre colpi sparati da un agente della polizia ferroviaria su quel piazzale dove il presidio si animerà. Tre mesi da quando il corpo di Moussa è all’istituto di Medicina Legale di Borgo Roma senza che nessuno - tranne i periti della procura e nemmeno quelli nominati dalle avvocate della famiglia di Diarra - lo abbia potuto vedere. Come non sono stati visti i coltelli che Moussa avrebbe avuto con sé, uno dei quali avrebbe utilizzato per minacciare il poliziotto indagato per eccesso colposo di legittima difesa - che gli ha sparato.

Novanta giorni in cui non si è ancora dipanato il gomitolo su quelle “numerose telecamere presenti nella zona” le cui immagini, stando a procura e questura, in un comunicato congiunto diramato subito dopo il fatto, erano “al vaglio”, con l’indagine che “potrà quindi avvalersi di riscontri oggettivi che saranno fondamentali per una ricostruzione completa e imparziale di quanto accaduto”. Con il procuratore capo Raffaele Tito che a poco meno di due mesi da quel 20 ottobre, in un altro comunicato ha precisato che “esistono tre sole telecamere che riprendono e hanno ripreso l’esterno della stazione”. Una, verso il piazzale, che “ha potuto documentare uno dei tre colpi esplosi”. Le altre due che, più lontane, “hanno ripreso e registrato il momento degli spari e la caduta a terra del ragazzo”.

E quelle interne alla stazione che avrebbero dovuto riprendere la supposta aggressione di Moussa - di cui una sola “pur apparentemente funzionando non ha però registrato immagini”. Con quelle esistenti che sono state inviate alla polizia scientifica di Padova per “un elaborato più completo e definitivo”, ma del quale ancora non si sa nulla. Novanta giorni in cui sono intercorse una interrogazione parlamentare - quella di Ilaria Cucchi - e una segnalazione al Consiglio Superiore della Magistratura. Novanta giorni in cui neanche il perito balistico della famiglia di Diarra ha potuto accedere al materiale repertato.

Novanta giorni in cui Trenitalia prima ha negato di aver inviato una mail ai propri dipendenti in cui veniva ribadito “di non rilasciare dichiarazioni o fornire informazioni o nominativi” su quanto eventualmente visto quella domenica mattina in stazione, per poi chiarire che era stata inviata. Novanta giorni durante i quali il comitato ha inondato la stazione con manifesti per la ricerca dei testimoni, regolarmente ridotti a brandelli.

Da qui il presidio di oggi “contro un sistema - scrivono gli organizzatori - che sostituisce la cura con la repressione e trasforma fragilità e problemi sociali in questioni di ordine pubblico”, ma anche per “dire no al ddl repressione, no a una sicurezza che è difesa del privilegio, che è violenza razzista e di classe”. In questi novanta giorni in cui il luogo dove è morto Moussa è diventato un altare laico. Quello dove si continuano a deporre fiori, quello dove continuano ad accendersi candele. E dove da novanta giorni c’è un uomo che non smette di piangere. Djamagan, il fratello di Moussa.