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di Elisa Sola

La Stampa, 4 settembre 2026

Il Riesame fissa l’udienza per valutare il carcere. La paura nel quartiere. Minacce all’avvocata dell’indagato. Il giorno dopo il tentativo di spedizione punitiva da parte di un branco di sconosciuti, Jalal Uddin riceve i clienti con aria tesa. È mattina. Dà il resto a un uomo che paga una Corona mentre fissa il telefonino. C’è un ragazzino che su TikTok si finge giornalista e mostra le immagini del suo negozio. Dice che quello è il locale dove una ragazza di 13 anni è stata abusata. “Come si fa a fargli togliere quei video? Non sono io quell’uomo. Io ho solo la sfortuna di avere un minimarket a fianco di quello di cui parlano tutti”. La follia dei social sparge odio e informazioni false. E Jalal quell’odio lo sente sulla pelle.

Tre sera fa, mentre stava chiudendo la bottega, in dodici hanno fatto irruzione nel suo negozio: “Tu, sei quello finito sui giornali”. Erano giovani. Italiani. Venuti da chissà dove. Cercavano l’uomo che sabato è stato fermato per violenza sessuale su una tredicenne, e che lunedì è stato scarcerato dal gip. Un uomo che è sparito, e che rischia il linciaggio.

Un uomo che adesso molti confondono con Jalal Uddin. Ed è per questo che lui ieri, esasperato dalla spazzatura dei social, e temendo rappresaglie, ha preso un foglio bianco e un pennarello rosso e ha scritto: “Non sono io l’uomo indagato per le violenze”. Ha appeso il cartello in centro alla vetrina. Hanno paura i commessi dei minimarket di questo scampolo di via, nella periferia Nord di Torino. E ha paura chi vive qui da decenni. Residenti figli di operai. Pensionati emigrati dal Sud Italia nel secolo scorso, uomini accolti.

Che a loro volta hanno accolto chi è arrivato dall’Asia e dall’Africa. “Non vogliamo che si scateni una caccia all’uomo, quello che è successo non deve essere strumentalizzato da certi partiti a caccia di voti”, dice Giovanni Scolaro, edicolante di zona. Nadia Conticelli, consigliera regionale del Pd che vive poco distante, si chiede: “Perché quando si tratta di violenza di genere il tema viene sempre focalizzato su altro? Qui ci sono due violenze sessuali. Ma il focus si sposta sui minimarket”.

“Chiediamo a prefetto e questore di intervenire”, è l’appello di Claudio Cerrato, capogruppo Pd del consiglio comunale torinese. “Si evitino degenerazioni violente e forme di giustizia fai da te, serve evitare che una vicenda gravissima finisca per alimentare una spirale di rabbia”. Per arginare la deriva delle rappresaglie, la questura ha aumentato i controlli. Ci sono più volanti che girano per strada, soprattutto nel tratto dove ci sono i negozietti dove lavorano uomini bengalesi, pakistani, nigeriani, indiani. Sono tutti potenziali vittime della follia di questi giorni.

Non solo. Ieri gli agenti hanno sentito, come persona offesa, proprio Jalal, per quell’agguato non degenerato. Hanno preso i filmati delle telecamere. Cercano di capire chi siano i membri del branco. La polizia è pronta a indagare anche su chi ha scritto “pedofilo infame” sulla saracinesca del minimarket dove sono stati commessi i reati. Serve la denuncia del proprietario, che è all’estero. La serranda resta giù da giorni. Davanti ci sono i cavalletti fissi delle tv che fanno le dirette da cinque giorni. C’è sempre un capannello di passanti, curiosi, residenti che scendono di corsa in ciabatte quando captano che sta per capitare qualcosa. Persone che vogliono vedere. Cercano giustizia. Persone che sperano che non accada nulla di violento, ancora, in un quartiere che resiste. Alla crisi, ai mali di oggi, alle fabbriche svuotate e oggi deserte, diventate epicentri di tossic park che si moltiplicano.

“No alla giustizia fai da te”, è il mantra che ora tutti ripetono. Ma l’odio ha forme più subdole per infiltrarsi. I social, il web, sono pieni di insulti e minacce vergognose nei confronti del gip che ha scarcerato l’uomo. Un rappresentante dello Stato che ha fatto il suo lavoro. L’avvocata dell’indagato, Francesca D’Urzo, sta subendo lo stesso trattamento solo perché esercita la sua professione: insulti sui social e persino al telefono da uomini sconosciuti. Intanto, in questo clima di livore senza senso, gli inquirenti proseguono nel loro lavoro. La polizia sta unendo i tasselli per identificare la donna che nel video che ha ripreso la violenza sulla tredicenne compare 40 minuti prima.

Anche lei ha subito violenza sessuale. E anche se non denuncerà il commerciante, i pm - Dionigi Tibone, aggiunto ed Eleonora Sciorella - possono procedere d’ufficio inglobando il caso nell’inchiesta. Ieri, accogliendo il ricorso della procura guidata da Giovanni Bombardieri, che ha chiesto il carcere per l’indagato, il tribunale del Riesame ha fissato la data dell’udienza: 14 settembre. Al di là del procedimento sulle misure cautelari, l’inchiesta potrebbe essere chiusa velocemente. Per i pm i fatti sono evidenti e le responsabilità penali anche.