di Simone Alliva
Il Domani, 1 giugno 2025
Giulia Bongiorno rilancia la vecchia proposta di punire penalmente i dodicenni. Ma i dati del Ministero della Giustizia e i rapporti di Antigone dimostrano che i reati gravi sotto i 14 anni sono marginali. Le convenzioni internazionali parlano chiaro: sotto quella soglia non si può scendere senza violare i diritti dei minori. Zanella (AVS): “Una furia penalista che non salva nessuno”. “Oggi i ragazzi crescono più velocemente di un tempo e forse potrebbe essere utile anche valutare la possibilità di abbassare l’età dell’imputabilità da 14 a 12 anni”, intervistata dal Corriere della Sera, Giulia Bongiorno (Lega), presidente della commissione Giustizia del Senato rispolvera una proposta fondativa del partito del Carroccio.
Era stato Roberto Castelli, ministro della Giustizia nel 2001, il primo a proporre di abbassare ai 12 anni la soglia di imputabilità, che oggi non va sotto i 14. Al tempo a dettare l’agenda politica erano state le polemiche sorte sul caso di Erika e Omar, i due ragazzi accusati della “mattanza” di Novi Ligure, avevano 16 e 17 anni. La leghista Bongiorno rispolvera l’idea commentando il femminicidio di Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola uccisa con una pietra dall’ex fidanzato 19enne Alessio Tucci. Un tentativo recente era stato avanzato anche nel settembre del 2023 con il Decreto Caivano, prontamente bloccato dal Guardasigilli, Carlo Nordio: “Tutto questo sarebbe stato contrario alla razionalità e all’etica. Non è stato fatto. Sono stati previsti criteri preventivi di ammonimento che non hanno a che fare con l’irrogazione della pena”.
I dati - I primi a smentire questa esigenza arrivano dal ministero della Giustizia. Secondo il report “Criminalità minorile e gang giovanili” redatto dal Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale (aprile 2024), nel 2023 sono stati segnalati 31.173 minori (14-17 anni) denunciati e/o arrestati, con un calo del -4,15 per cento rispetto al 2022. I reati gravi mostrano variazioni contenute: +7,69 per cento per le rapine, +1,96 per cento per le lesioni dolose, +8,25 per cento per la violenza sessuale. Tuttavia, il dato più rilevante riguarda i minori sotto i 14 anni: il report conferma che i reati particolarmente gravi commessi da questa fascia d’età sono “numericamente marginali”.
L’analisi complessiva restituisce un quadro complesso ma non allarmistico: i minori coinvolti in atti criminali gravi restano una minoranza, e il fenomeno, seppur presente, non giustifica derive emergenziali. I minori di 14 anni, quelli che la senatrice Bongiorno vorrebbe punire più duramente, sono una frazione statistica. Invisibile per chi guarda con gli occhi della legge, ma cruciale per chi cerca soluzioni vere.
L’associazione Antigone, che da anni monitora la realtà delle carceri minorili sottolinea che il 55 per cento dei reati commessi dai giovani riguarda il patrimonio: furti, scippi, piccoli reati. Il 22,7 per cento riguarda reati contro la persona. Numeri che parlano di disagio e illuminano l’assenza di una vera strategia di prevenzione. Secondo il VII Rapporto sulla giustizia minorile nel 2023 sono stati 1.143 i giovani che hanno fatto ingresso negli Istituti Penali per Minorenni (IPM), il numero più alto degli ultimi quindici anni.
Effetto dell’introduzione del Decreto Caivano che ha esteso l’applicazione della custodia cautelare anche per reati di lieve entità. Tuttavia, la maggior parte di questi ingressi riguarda adolescenti di età compresa tra i 16 e i 17 anni. I minori di 14 anni coinvolti in reati gravi rappresentano una percentuale marginale.
Lo sviluppo - Sul piano scientifico, le neuroscienze concordano sul fatto che la corteccia prefrontale, la parte del cervello responsabile di funzioni complesse come il controllo degli impulsi e il giudizio morale, continua a svilupparsi fino ai 25 anni. Non è vero dunque che: “I ragazzi crescono più velocemente di un tempo”. Un mito pericoloso che ignora la complessità dell’adolescenza.
Ma non solo l’abbassamento dell’età dell’imputabilità penale a 12 anni, si scontrerebbe con i riferimenti internazionali che pongono limiti chiari. La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia, attraverso il Commento Generale n. 24 (2019), raccomanda che l’età minima della responsabilità penale non sia mai inferiore ai 14 anni. Una soglia considerata coerente con lo sviluppo psico-cognitivo dei minori e fondamentale per assicurare un trattamento adeguato alla loro età. Anche il Consiglio d’Europa, nelle sue Linee guida sulla giustizia a misura di bambino, invita gli Stati membri a non fissare un’età troppo bassa, sottolineando che in Italia il limite attuale è già in linea con le buone pratiche europee. Una proposta che non salva nessuno, come ha ribadito Luana Zanella, capogruppo di Avs alla Camera: “Ben altre misure sono necessarie, soprattutto per i ragazzini violenti. Questa di Bongiorno è invece semplice furia penalista che non serve a salvare la vita delle donne. Il femminicidio difficilmente può trovare un deterrente nell’inasprimento della pena. Mi pare che di reato in reato questa destra abbandoni le donne a se stesse, di prevenzioni neanche l’ombra, questo vale anche per i settori della società che subiscono le conseguenze di uno Stato assente, come prova il nuovo micidiale decreto sicurezza”.











