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di Ian Bremmer*

Corriere della Sera, 12 marzo 2022

Il mondo intero è a un punto di svolta e siamo già entrati in conflitto, anche se si cercherà di evitare uno scontro diretto tra Nato e forze armate russe. L’invasione russa dell’Ucraina ha precipitato decine di milioni di persone in un clima spaventoso di tensioni e incertezze, e se c’è una cosa di cui oggi si può essere sicuri è questa: la Russia e l’Occidente sono entrati in guerra.

La diplomazia e la politica, sia in America che in Europa, si affanneranno a ribadire la volontà di evitare uno scontro militare diretto tra la Nato e le forze armate russe, ma le pesantissime sanzioni economiche varate contro la Russia, che fino a oggi non hanno precedenti, le forniture di armamenti bellici convogliate dall’Occidente verso i combattenti ucraini, e gli sforzi compiuti dagli Stati Uniti e dai Paesi europei per isolare il regime di Putin nel lungo periodo sono tutte misure che equivalgono a una dichiarazione di guerra vera e propria.

Il mondo intero è a un punto di svolta. Nell’ipotesi che la Nato e la Russia riescano a evitare un conflitto militare diretto, e a meno che Putin non sia disposto a fare un passo indietro, cosa difficile da immaginare, si può affermare che la Russia e l’Occidente abbiano imboccato la strada verso una nuova guerra fredda. Sotto molti aspetti, si tratterà di un braccio di ferro assai meno pericoloso rispetto alla versione che abbiamo conosciuto nel ventesimo secolo, ma per altri versi i rischi sono maggiori, per il crescente numero di Paesi coinvolti e per le ripercussioni sull’economia globale.

Il nuovo antagonismo Russia-Occidente appare meno pericoloso soprattutto perché la Russia non è più l’Unione Sovietica. Il Pil dell’intero Paese è inferiore a quello del solo Stato americano di New York, e nel corso del prossimo anno le sanzioni contribuiranno a far contrarre del 10 per cento, se non di più, un’economia già stagnante. Il sistema bancario della Russia è sull’orlo del baratro. In un mondo globalizzato, questo rappresenta un fatto cruciale. L’Unione Sovietica e i suoi Paesi satelliti in Europa vivevano all’interno di una bolla, isolati dalle pressioni economiche dell’Occidente proprio grazie allo scollamento che esisteva allora tra i vari sistemi economici. Oggi, invece, l’Europa si presenta unita e saldamente (anche se non completamente) allineata sulle posizioni americane, mentre le ex repubbliche sovietiche si dibattono in vario modo per sottrarsi alle forze di accentramento esercitate da Putin. Inoltre, l’Unione Sovietica rappresentava un vero modello ideologico per molti popoli e leader politici in ogni angolo del mondo. La Russia odierna, che non poggia su nessuna base ideologica in particolare, non può vantare alleati che ne condividano i valori politici, ma solo Stati clientelari e Stati dipendenti. Quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato il 2 marzo per condannare l’invasione russa dell’Ucraina, solo la Bielorussia, la Corea del Nord, la Siria e l’Eritrea si sono espressi a favore della Russia (al Venezuela, in mora con i pagamenti, è stato negato il diritto di voto). Persino Cuba ha preferito astenersi, pur di non avallare la prova di forza di Putin.

E la Cina? I leader e i media occidentali sono in agitazione davanti al rafforzamento dei rapporti tra la Russia e il gigante emergente. Ma anche in questo caso, le opzioni della Russia si rivelano tutt’altro che ideali. Se, da una parte, i due Paesi sono d’accordo nel voler porre un argine all’influenza globale degli Stati Uniti, dall’altra puntano a scongiurare il rischio di suscitare nuove frizioni tra i loro due regimi e l’Europa. Ma in questo sodalizio di convenienza la Russia è senz’altro il socio minoritario. L’economia cinese difatti è dieci volte quella russa, e benché la Cina sia pronta a sostenere la Russia, acquistando petrolio, gas, metalli e minerali che quest’ultima non può più vendere all’Occidente, Pechino sa benissimo di essere l’unico amico importante di Mosca e di conseguenza chiederà sconti generosi sui prezzi di tutte le merci. Per di più, il futuro della Cina sta nella sua crescente forza economica, e di conseguenza Pechino punta a instaurare rapporti concreti e duraturi con Stati Uniti e Unione europea allo scopo di proteggere i suoi interessi commerciali nel lungo raggio. La Cina non condannerà l’invasione russa, ma con ogni probabilità avallerà almeno in parte le sanzioni occidentali, tanto per dare a vedere di voler appoggiare la sovranità dell’Ucraina quanto per tutelare i suoi guadagni. Eppure, negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, i leader sovietici, americani ed europei furono in grado di adottare misure preventive che impedirono a numerosi conflitti, scoppiati in Asia, Africa e America Latina, di propagarsi in Europa, provocando una catastrofe. In particolare, ricordiamo il trattato Inf sui missili nucleari a medio raggio siglato nel 1987. Nella situazione attuale, ci vorranno anni per gettare nuove basi diplomatiche e varare misure volte a instaurare un clima di fiducia tra la Russia di Putin e l’Occidente.

Nel frattempo, le armi della guerra fredda sono diventate sempre più pericolose. È impossibile verificare la reale portata ed estensione delle capacità cibernetiche di ciascuna parte, ma sappiamo con certezza che entrambe dispongono di armamenti digitali sempre più raffinati di cui non hanno ancora fatto uso, compresi quelli che potrebbero causare pesanti scossoni nei sistemi finanziari e interruzioni e disagi nelle reti elettriche e in altre infrastrutture essenziali. Con esiti devastanti. Le armi informatiche non annienteranno altrettanti esseri umani delle testate nucleari, ma potrebbero essere usate come strumenti di guerra aperta. Sono meno costose, più semplici da congegnare, più disponibili e più facili da nascondere rispetto all’artiglieria pesante che ha tenuto sotto scacco la seconda metà del ventesimo secolo. Queste nuove armi consentono inoltre alla Russia di ricorrere a forme di guerra informatica che non erano nell’arsenale delle spie dell’era sovietica.

Le elezioni francesi, il mese prossimo, ci daranno l’occasione di saggiare la discesa in campo di queste nuove strategie. Le elezioni americane di medio termine, a novembre, e le presidenziali del 2024, rappresentano obiettivi assai ghiotti in una prospettiva futura. Per il momento, tutti gli occhi sono puntati sull’Ucraina. Le truppe e l’artiglieria russe proseguono nell’intento di riportare il Paese sotto il controllo di Putin, che non dà segno di voler retrocedere di un passo. Ma milioni di ucraini sono pronti a tutto e continueranno a battersi, anche se il nemico dovesse occupare l’intero Paese. E l’Occidente continuerà ad approvvigionarli di armi e munizioni. Le sanzioni più ferree della storia resteranno al loro posto, e potrebbero essere addirittura inasprite. Siamo sulla strada di una nuova guerra fredda. Ed è una strada senza ritorno.

*Traduzione di Rita Baldassarre