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di Luigi Ferrarella

Corriere della Sera, 13 gennaio 2025

Il trentottenne ingegnere iraniano è stato rilasciato dalla quinta Corte d’Appello di Milano in esecuzione del provvedimento del Guardasigilli. Alla notizia ha sorriso, poi è scoppiato a piangere. Solo un sorriso quasi incredulo, e poi giù a piangere. Mohammad Abedini è un uomo libero. Il trentottenne ingegnere iraniano con permesso di soggiorno in Svizzera sino a ottobre 2025, di cui gli Stati Uniti chiedevano l’estradizione per la quale domenica mattina il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha invece comunicato ai giudici milanesi di non ritenere esistenti le condizioni, è stato rilasciato dalla quinta Corte d’Appello di Milano che, appunto in esecuzione del provvedimento del Guardasigilli sul quale per legge l’autorità giudiziaria non ha alcun margine di valutazione, ha revocato la custodia cautelare di Abedini: un dietro-front nel giro di tre settimane senza che giuridicamente sia mutato nulla, visto che era stato lo stesso ministro Nordio a invece sollecitare la custodia cautelare di Abedini il 20 dicembre, all’indomani dell’immotivato arresto a Teheran della giornalista italiana Cecilia Sala tre giorni dopo l’arresto il 16 dicembre dell’iraniano all’aeroporto di Malpensa su mandato d’arresto internazionale spiccato il 13 dicembre dagli Stati Uniti.

Abedini è stato dunque rimesso in libertà dal carcere di Opera, dove era detenuto dopo una iniziale collocazione a Busto Arsizio e un brevissimo trasferimento in Calabria nel carcere di Rossano prima del ritorno appunto a Milano a Opera. E adesso è totalmente libero: di restare se vuole in Italia, di andare in Svizzera dove stava andando quando fu fermato a Malpensa proveniente da Istanbul, oppure di tornare in Iran subito o nelle prossime ore dopo una sosta nella rappresentanza diplomatica del suo Paese. La magistratura iraniana ha intanto annunciato che Abedini tornerà a Teheran “nelle prossime ore”: “Grazie al monitoraggio del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran e ai negoziati tra i servizi di intelligence della Repubblica Islamica dell’Iran e i servizi di intelligence italiani, il problema è stato risolto e ha portato al suo rilascio e al suo ritorno”, ha annunciato Mizan Online, l’ufficio stampa della magistratura iraniana.

Non si terrà dunque più mercoledì 15 gennaio l’udienza nella quale la Corte d’Appello avrebbe dovuto decidere sulla istanza del difensore Alfredo de Francesco di concessione degli arresti domiciliari ad Abedini. Nei giorni scorsi Nordio era parso intenzionato, stando alle sue dichiarazioni, ad attendere la celebrazione dell’udienza e la decisione dei giudici, ma l’impressione è che col passare del tempo l’iniziale affidamento ministeriale su una decisione positiva dei giudici milanesi sia stato raffreddato dalla convinzione che la procuratrice generale Francesca Nanni e la sua collega Laura Gay non avrebbero modificato in udienza il parere contrario ai domiciliari già espresso la settimana scorsa, e che difficilmente il collegio della Corte d’Appello avrebbe concesso i domiciliari all’iraniano.

A quel punto la decisione di Nordio, pur identica a quella odierna nei presupposti giuridici addotti, sarebbe forse apparsa più stridente con la sentenza possibile dell’autorità giudiziaria, e probabilmente il ministero ha ritenuto di accelerare i tempi ed esercitare prima dell’udienza di mercoledì la facoltà di legge riconosciutagli in materia estradizionale (per definizione intrisa di valutazioni di opportunità politiche assai più che di aspetti giudiziari) dall’articolo 718 del codice di procedura penale: “La revoca della custodia cautelare è sempre disposta se il ministro della Giustizia ne fa richiesta” ai giudici.