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di Alessandra Kustermann*

La Stampa, 28 marzo 2025

Nei racconti riportati dalla campagna di “Medici del Mondo” frasi preoccupanti contro le pazienti che chiedono di interrompere la gravidanza. Gli italiani hanno voluto la legge 194. Le frasi molto preoccupanti, riportate nell’installazione di “Medici dal Mondo” a Torino, sono un esempio di “scoraggiamento attivo” della richiesta di interruzione della gravidanza. Sono parole talmente violente e crudeli da fare sperare che siano false. Ma se anche una sola di queste parole fosse stata pronunciata in un ospedale, in un consultorio pubblico o accreditato con il Sistema sanitario nazionale da un medico, da un infermiere o da un operatore di un centro di Aiuto alla Vita dovrebbero essere chiesti i danni a chi l’ha pronunciata. “Ti sei divertita, eh? Ora paghi” o “Bastava usare il preservativo”.

Sono frasi inaudite, oltre che frutto di un’ignoranza abissale sull’efficacia dei diversi metodi contraccettivi. Solo la pillola estroprogestinica ha un’efficacia contraccettiva di poco superiore al 99%, il condom ne è ben lontano, per non parlare del coito interrotto o dell’astinenza periodica dai rapporti sessuali. Obbligare una donna ad ascoltare il battito cardiaco del feto, quando richiede di interrompere la gravidanza è un’usanza inaccettabile, in contrasto con la deontologia professionale. Inoltre, non si è mai dimostrata efficace nel far cambiare idea a una donna.

Se quella gravidanza non si sente in grado di affrontarla, se non può o non vuole diventare madre di quel feto in quella fase della propria vita, se non può permettersi di non abortire, paragonarla ad un’assassina non modificherà la sua scelta. Riuscirà solo ad indirizzarla di nuovo ad un aborto clandestino che aumenterà i suoi rischi di perdere la vita o la salute come avveniva prima dell’entrata in vigore della legge 194 del 1978. Un aborto sicuro è un diritto che la legge garantisce, che i cittadini italiani hanno confermato nel 1981 con un referendum che vide un’affluenza del 79,4% e con un 68% di italiani che votarono contro l’abrogazione della legge. Le parole che devono accogliere una donna che richiede di interrompere una gravidanza sono ben diverse e devono tenere conto della dignità della persona che si rivolge a qualunque ospedale o consultorio sul territorio italiano.

Le parole riferite dalle donne entrano in contrasto con la nostra Costituzione in particolare con l’art 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale” e l’art.32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo…. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” e non ultimo l’art.54: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi”.

Inoltre, i professionisti che lavorano nel Sistema sanitario devono sottostare a codici etici di comportamento nei verso gli utenti, oltre che alle regole del Ordine professionale. Forse è ora di parlare di come trasmettere speranza nel futuro, di gentilezza, empatia verso chi attraversa un momento di fragilità, di quali siano i valori fondanti di una comunità, piuttosto che erigere steccati ideologici. La vita degli esseri viventi va difesa, ma la compassione non va mai dimenticata.

*Ginecologa, fondatrice del primo centro antiviolenza in Italia