di Nancy Fraser*
La Repubblica, 7 maggio 2022
La Corte Suprema ridiscuterà la sentenza Roe vs. Wade, e altre conquiste storiche sono ora a rischio. Un documento trapelato rivela che la maggioranza dei giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti si sta preparando ad abolire il diritto all’aborto. Il documento è una bozza dell’opinione di maggioranza che, se debitamente votata, rovescerebbe la “Roe vs. Wade”, la storica sentenza del 1973 che ha sancito la libertà della donna di scegliere di abortire senza eccessive limitazioni da parte del governo. Questa potenziale decisione - che rovescerebbe un diritto fondamentale, radicato negli Stati Uniti da cinquant’anni - è scioccante ma non sorprendente. Il cambiamento della Corte è avvenuto a causa di una violazione costituzionale, che ha dato a Donald Trump la rara possibilità di nominare tre nuovi giudici in un mandato di quattro anni. Una di queste nomine avrebbe dovuto essere fatta da Barack Obama, ma il Senato, controllato dai repubblicani, ha rifiutato di prendere in considerazione il suo candidato.
Il risultato è già una grande débâcle, ancora prima di qualsiasi sentenza effettiva della Corte. Per un motivo: mancando la sua aura semi-sacra come ramo di governo che dovrebbe essere “al di sopra della politica”, la legittimità della Corte Suprema è ora in discussione.
Questo è un altro colpo a un sistema democratico a brandelli, macchiato non solo da razzismo strutturale di lunga data e dalla strategia di voter suppression, ma anche da nuove incertezze se i risultati delle elezioni saranno rispettati e se i trasferimenti di potere si effettueranno pacificamente.
A un altro livello, però, la bozza trapelata mostra che anche nelle autoproclamate democrazie liberali i diritti fondamentali delle donne non sono sicuri. Tali diritti, ora lo vediamo chiaramente, possono essere revocati in un istante, anche quando sono rimasti in vigore per molti decenni e godono di un ampio sostegno popolare. La lezione è che il mantenimento delle libertà duramente conquistate richiede sforzi continui, da parte di movimenti sociali, intellettuali, sindacati, associazioni professionali, organizzazioni comunitarie e partiti politici.
La débâcle si estende anche a un livello più profondo. Se porta indietro l’orologio sull’autonomia personale delle donne, la Corte aprirà la strada anche ad altre inversioni di rotta - sui diritti Lgbtq+ e trans, sulla discriminazione razziale, etnica e di genere, e sulle libertà civili più in generale. Tutti questi sono diritti di autonomia personale e di libertà uguali per tutti, che hanno lo scopo di proteggere la libertà di azione individuale di tutti. Tali diritti hanno una lunga storia. Alcuni di essi hanno preso forma in epoca medievale sotto forma di “libertà di coscienza”; altri si sono sviluppati dalla coniuratio delle città italiane medievali, dove si rifugiavano i servi della gleba in fuga dai possedimenti feudali. La Corte, quindi, minaccia di abortire una storia secolare di rivoluzione morale e giuridica.
E c’è di più. Quella stessa storia ci ha insegnato che la rivoluzione morale e legale non può essere attuata senza una trasformazione sociale e politica - che i diritti sulla carta non possono diventare libertà reali senza i mezzi materiali necessari per esercitarli - né senza un’uguale voce politica necessaria per formularli. Quindi, la libertà liberale richiede uguaglianza sociale e politica.
Il problema dell’aborto illustra questo punto. Che cosa significa il diritto all’aborto se non esistono cliniche che lo forniscono? Come si può esercitare il diritto se la procedura non è coperta dall’assicurazione sanitaria? Come può il diritto esprimere principi più ampi di “libertà e giustizia riproduttiva” se non è abbinato al sostegno al reddito e alla fornitura di assistenza all’infanzia? Come può l’aborto essere una scelta genuina se mancano i supporti sociali e i mezzi materiali per crescere un bambino? Come può essere un diritto uguale per tutti in assenza di politiche ampie ed efficaci per superare la povertà e il razzismo? Non sorprende quindi che la rivoluzione morale volta a garantire la libertà sia diventata una rivoluzione sociale e politica nel XX secolo.
La questione della libertà incombe anche a livello internazionale, dove pure si applicano i principi di uguale autonomia e giustizia. Siamo tutti consapevoli degli orribili eventi che si svolgono a poche centinaia di chilometri da qui; e comprendiamo il principio dell’autonomia nazionale, che è in gioco in Ucraina. Ma è anche vero che l’autonomia nazionale deve includere principi di libertà individuale, di giustizia sociale e di pari voce politica, anche per le minoranze nazionali. Come sostenuto da Jürgen Habermas, autonomia personale e autonomia pubblica sono due facce della stessa medaglia.
Considerate le notizie dagli Stati Uniti, e le notizie dalla Russia e dall’Europa dell’Est, devo confessare che sono colpita dalla fragilità delle nostre libertà e dalla possibilità, fin troppo reale, di perderle.
*Filosofa e teorica femminista










