di Alessia Centi Pizzutilli
abruzzoweb.it, 8 luglio 2019
"Non è stato facile trovare il bando per la nomina del Garante dei detenuti: sono riuscito a concorrere solo dopo una lunga ricerca sono e posso dire di averlo scovato per puro caso". Così l'ex giornalista de Il Messaggero, ora direttore responsabile di "Voci di dentro", Francesco Lo Piccolo, tra i nove candidati che ambiscono al posto di garante dei detenuti in Abruzzo, conferma ad AbruzzoWeb quanto riferito nei giorni scorsi da Giulio Petrilli, aquilano che ha scontato 6 anni di carcere, prima dell'assoluzione della Cassazione dall'accusa di essere tra gli organizzatori della banda armata Prima Linea e che nei mesi scorsi si è rivolto al Parlamento Europeo in quanto "vittima di una detenzione ingiusta".
Per Petrilli, "il nuovo avviso pubblico non è stato non solo pubblicizzato dalla Regione Abruzzo, come sarebbe dovuto accadere per un tema così importante, ma solo l'ultimo giorno un concorrente lo ha reso pubblico, il tempo era scaduto". Il concorrente di cui parla l'aquilano è proprio Lo Piccolo che, dirigendo un giornale che nasce proprio per dare voce ai detenuti, appena ha saputo del bando, dopo aver fatto domanda, ha deciso di pubblicare la notizia, "passata quasi inosservata".
"Cercavo già da qualche giorno sul sito della Regione Abruzzo, ma non trovando nulla ho deciso di continuare in modo più approfondito, scoprendo con mia grande sorpresa che il bando non era presente sul sito istituzionale, o comunque io a tutt'oggi non l'ho trovato, ma sulla pagina del Consiglio regionale, precisamente nelle news che si aggiornano in continuazione", spiega ad AbruzzoWeb il giornalista.
Il bando arriva in un momento difficile per il sistema carcerario abruzzese, che nelle scorse settimane è stato al centro di diverse proteste da parte di gruppi di anarchici, associazioni ed esponenti politici, che hanno mostrato solidarietà ad Anna Beniamino, 46 anni, e Silvia Ruggeri, 32 anni, imputate per reati di matrice anarchico insurrezionalista, rinchiuse nel carcere "Le Costarelle" di Preturo (L'Aquila) in sciopero della fame dal 29 maggio scorso, contro le restrizioni imposte dal regime carcerario del 41bis. Sciopero interrotto solo qualche giorno fa. Inoltre, l'Abruzzo è l'unica regione italiana a non aver provveduto all'elezione del Garante.
Nella lista dei "papabili", tra tutti spiccano i nomi della pescarese Fiammetta Trisi, dirigente penitenziaria, e dell'avvocato Fabio Nieddu, figura di riferimento della Croce Rossa pescarese. In base all'istruttoria condotta dal dirigente della Regione Abruzzo, Giovanni Giardino, sono risultati non in possesso dei requisiti richiesti sia l'aquilano Marco Fanfani, ex presidente della Fondazione Carispaq, che la celanese Rosa Pestilli. Il casertano Emilio Enzo Quintieri invece rientra in una cosiddetta "causa ostativa", mentre hanno presentato in ritardo le loro domande Carla Cotellessa e Gabriella Sacchetti, entrambe escluse.
Restano in corsa dunque: Salvatore Braghini, avezzanese di 53 anni, docente in una scuola superiore; Gianmarco Cifaldi, 55 anni aquilano, professore universitario alla D'Annunzio; Leonardo Colucci, 63 anni di un paese del Potentino e prossimo alla pensione; Edda Giuberti, 40 anni di Prato; Teresa Lesti, anche lei 40enne ma di Chieti; il giornalista Lo Piccolo, 69 anni, L'avvocato Nieddu, di 46 anni; Alessandro Sirolli, 68 anni dell'Aquila e infine la dirigente del Ministero della Giustizia Fiammetta Trisi, di 59 anni.
Il nome del garante sarà scelto tra questi nove attraverso il voto in Consiglio regionale. Martedì prossimo l'Assemblea legislativa d'Abruzzo procederà all'elezione dei componenti della Commissione regionale per la realizzazione delle pari opportunità e della parità giuridica e sostanziale tra uomini e donne e del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.
Il direttore Lo Piccolo spiega i motivi che lo hanno spinto a candidarsi: "Mi sono candidato alla carica di "Garante in Abruzzo delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale" perché è il giusto sbocco del mio percorso: sono giornalista, sono stato consulente dell'Ordine dei Giornalisti d'Abruzzo per la Carta di Milano, quindi membro della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia Abruzzo, poi sono stato indicato anche referente dei detenuti per i Radicali Abruzzo - sottolinea. Ma soprattutto sono volontario nelle carceri di Chieti e Pescara da almeno undici anni, e per cinque anni volontario anche negli Istituti di Vasto e Lanciano, dove ho ideato progetti, organizzato laboratori, tutto per favorire il reinserimento delle persone finite in carcere. Di fatto sono stato sempre un garante dei loro diritti, convinto che i diritti, come salute, istruzione, famiglia, lavoro, siano innati e connessi alla persona. Sempre", aggiunge.
L'uomo conosce bene il mondo delle carceri abruzzesi, proprio grazie all'esperienza di Voci di dentro: "Per poter essere veramente utile come volontario nelle carceri ho sentito la necessità di lavorare in gruppo con altri, e per questo ho fondato l'Associazione Voci di dentro. Ovviamente come giornalista ho portato e porto in carcere la mia esperienza e ho fondato e dirigo il magazine Voci di dentro scritto dai detenuti. L'ultimo numero, 2 mila copie, è uscito il 25 aprile, giorno della Liberazione", prosegue.
Ma l'impegno personale e professionale non si limita solo al giornale: "Personalmente e con l'associazione promuovo diverse iniziative dentro il carcere e fuori per eliminare le condizioni che determinano situazione di disagio. In carcere teniamo laboratori di scrittura, fotografia, musica, abbiamo realizzato corsi di Pc e teatro. Fiore all'occhiello dell'associazione è stato lo spettacolo "quando si spengono le luci-una notte d'ottobre" da un testo di Erika Mann e portato in scena grazie all'impegno di una ventina di detenuti-attori al Circus a Pescara, al Marrucino, nei teatri di Atri e Ortona, al rettorato della d'Annunzio. Fuori dal carcere in sede ospitiamo ex detenuti, o persone in affidamento con i quali avviamo percorsi su legalità, rispetto delle persone, giustizia", spiega ancora.
Chi sono i detenuti e perché è così importante la figura del garante? Individui marginati e marginali: molti tra loro non hanno avuto chance, altri scientemente (chi più e chi meno) hanno compiuto scelte sbagliate e hanno fatto violenza, altri ancora o non sono stati capaci di vedere altre scelte, o non avevano che una sola scelta, o sono finiti nel circuito penale (sempre più invasivo) per un errore di un momento. Persone che hanno sì fatto soffrire, ma che a loro volta soffrono. Disuguali in un mondo ingiusto, dove al primo posto ci sono l'utilitarismo, il profitto, il dominio, per apparire, avere.
Le persone che ho conosciuto in carcere, centinaia, sembrano cloni l'uno dell'altro, come fatti con lo stampino: etichettati e auto-etichettati, bloccati nello stereotipo del criminale, deumanizzati, vittime di una istituzione totale che li spoglia dei loro diritti, applicando sistemi infantilizzanti, deresponsabilizzandoli e rinchiudendoli tutti assieme (piccoli ladruncoli alle prime armi, mafiosi e camorristi, poveri e ricchi, stranieri, giovani e vecchi, malati e sani, dipendenti da sostanze, alcool, gioco, colletti bianchi, eccetera) in sezioni e celle molto spesso per 16 ore al giorno dove si ripropongono ancora le stesse dinamiche sociali del fuori (discriminazione, sopraffazione, violenza).
Dunque, come descriverebbe il carcere? "Un luogo dove la vista si ferma a pochi metri dai loro occhi, dove per anni i detenuti si relazionano solo tra loro e solo con persone che ordinano e dove la disparità di potere è regola. Un luogo dove chi è rinchiuso vede il mondo attraverso una grata, dove vengono proibiti gli affetti. Un luogo nel quale si entra piccoli ladri e dal quale si esce esperti criminali. Così com'è non funziona: sette detenuti su dieci ritornano in carcere".
Quali sarebbero le prime cose che farebbe se venisse eletto? "In carcere la rieducazione e le attività risocializzanti sono solo parole a causa di una organizzazione-burocratizzazione che privilegia innanzitutto la sicurezza, il contenimento, la punizione fine a se stessa. In media negli istituti penitenziari italiani ci sono un agente ogni due detenuti, mentre c'è un solo educatore ogni 60 detenuti. Pena non è punizione, le pene hanno un'altra finalità e soprattutto non sono in opposizione ai diritti delle persone. Come Garante, se eletto, continuerei a incontrare i detenuti giorno dopo giorno, uno ad uno, per garantire i diritti di tutti, quei diritti sociali (istruzione, salute, lavoro) che in carcere sono solo parole... e oggi purtroppo non solo per le persone detenute".










