di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 giugno 2020
La denuncia del presidente di "180 amici per la tutela della salute mentale". Alessandro Sirolli: "la regione Abruzzo ha interrotto il confronto, rinviando la costituzione del tavolo permanente magistratura psichiatria. La residenza abruzzese per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) di Barete assomiglia sempre di più ad una struttura detentiva anziché sanitaria.
La denuncia parte da Alessandro Sirolli, già direttore del Centro diurno psichiatrico della Asl dell'Aquila, presidente dell'Associazione 180 amici per la tutela della salute mentale, promotrice del Comitato nazionale Stop Opg, e co-referente per l'Abruzzo dell'Osservatorio nazionale sulle Rems. "Alla Rems di Barete - denuncia Sirolli - sono state rilevate gravi criticità, ma complice l'emergenza Coronavirus la Regione Abruzzo ha interrotto il confronto senza più convocare gli incontri previsti e rinviando la costituzione del tavolo permanente magistratura- psichiatria su cui l'assessore alla Salute Nicoletta Verì si era impegnata".
Sirolli nell'ottobre scorso ha partecipato alla visita ispettiva, insieme al direttore generale della Asl Roberto Testa, al direttore del Dipartimento Salute mentale, Alessandro Rossi, al magistrato di sorveglianza Bianca Maria Serafini, e alla responsabile del Tribunale del Malato, Paola Federici, che ha confermato alcune criticità riportate in una relazione in cui si afferma che la Rems "ha assunto ormai un aspetto sempre più detentivo e sempre meno una definizione sanitaria riabilitativa. Il clima che si è instaurato di paura diffuso sta sempre più determinando chiusure preoccupanti e separazioni tra curanti e curandi".
Nella relazione di parla anche di "eventi critici che hanno modificato il buon andamento della Rems constatato nei precedenti report di ottobre 2016 e dicembre 2018" e si ricorda come dall'apertura, nel maggio del 2017, ci sono state 8 aggressioni tra pazienti e 21 agli operatori.
A quella visita sono seguiti "diversi tentativi di confronto con il Dipartimento di Salute mentale e col direttore generale della Asl, perché come Comitato e come Osservatorio abbiamo dato da sempre disponibilità alla collaborazione perché la Rems tornasse ad essere una struttura tra le più virtuose d'Italia così com'è stato nei primi due anni di vita, dal 2016 al 2018".
Sirolli evidenzia come ci siano anche problemi dovuti alla precarietà del personale e a una formazione inadeguata e alla mancanza di progetti terapeutici e riabilitativi da parte dei Centri per la Salute mentale. "Speriamo che si torni a ragionare insieme e ad ascoltare le nostre proposte", chiosa Sirolli rivolto a Regione e Asl. Le Rems, in generale, sono tuttora monitorate dall'autorità del garante nazione delle persone private della libertà.
Nell'ultimo bollettino ha dedicato un lungo capitolo su queste strutture. Ha soprattutto sottolineato il pericolo di chi vorrebbe portare nelle Rems non solo gli internati, ma anche tutte le persone detenute che hanno maturato disagi comportamentali, psicologici o cognitivi, ricostruendo così una sorta di manicomio diffuso.
Non solo. Per il Garante è più sottile, invece, il tema sollevato da chi, pone la questione dell'insufficienza dei posti nelle Rems e ne chiede la costituzione di nuove. In realtà, precisa il Garante, "l'assegnazione alla Rems deve essere anche essa una misura residuale all'interno di un percorso che veda nella presa in carico esterna il punto di forza".










