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di Damiano Aliprandi

 

Il Garantista, 17 marzo 2015

 

Monta la protesta dei detenuti nelle carceri abruzzesi. Dall'inizio del mese circa 150 detenuti del carcere di Lanciano battono in continuazione le sbarre, rifiutano il vitto ed evitano le spese insostenibili per il sopravvitto.

La motivazione è che il magistrato di sorveglianza non applicherebbe nessun beneficio, dichiarando inammissibili le loro richieste. "Per non dire poi - scrivono i detenuti in una lettera - che le istanze vengono corrisposte a distanza di mesi e anche di anni. Nelle more di una decisione che il magistrato, se tempestivamente rispondesse, potrebbe dimagrire i termini del fine pena consentendo la scarcerazione, qui a Lanciano i detenuti scontano la pena fino all'ultimo giorno di detenzione".

Poi proseguono spiegando che "quando, dopo lunghe attese, è ottenuta la decisione per il beneficio ovviamente negativa e sfavorevole, per ricorrere non si ha più tempo". E concludono: "Questa situazione ci umilia, così risultano inutili anni e anni di percorso trattamentale e viene inficiato l'operato dell'amministrazione della Casa circondariale, le valutazioni e i pareri dell'area educativa e della direzione".

E ai detenuti di Lanciano arriva la solidarietà di Maurizio Acerbo, l'ex parlamentare di Rifondazione Comunista: "Si tratta - dice - di una protesta nonviolenta volta a segnalare una disparità di trattamento che li priva della possibilità di usufruire di benefici previsti dall'ordinamento. Bisogna far chiarezza se davvero il Magistrato di Sorveglianza di Pescara ha un atteggiamento così diverso da quello di altri uffici del territorio nazionale e se in tal modo non vengano rispettati gli ultimi decreti leggi promulgati in materia di liberazione anticipata speciale". E prosegue: "È probabile che la pronunzia d'inammissibilità sia un modo per consentire agli uffici di sorveglianza di risolvere la difficoltà a far fronte a un carico di lavoro insostenibile. Certo è che si tratta di una situazione che va affrontata. A noi di Rifondazione Comunista, al momento non presenti in Parlamento e in Consiglio Regionale, non più possibile né entrare nel carcere per ascoltare i detenuti né presentare interrogazioni".

Sempre in Abruzzo sta montando la protesta dei detenuti al carcere di Teramo. La motivazione in questo caso sarebbe stata la stretta operata dall'amministrazione circondariale sull'ingresso dei cibi portati dai famigliari. Le prime proteste sono partite subito e si sono manifestate 15 giorni fa con il rifiuto del vitto. Ora i detenuti saranno costretti ad acquistare la merce dal punto vendita interno: con costi notevolmente lievitati, fanno trapelare i carcerati.

Il direttore storce il naso, ma oggi o forse domani avrà un incontro con i manifestanti: "Io sono un direttore che ha sempre concesso tanto" si difende, e aggiunge facendo ironia: "Abitando vicino al carcere, sono stato sei giorni al buio e al freddo, i miei detenuti solo uno". Nel frattempo il radicale Vincenzo Di Nanna di Amnistia, giustizia, libertà e Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista hanno emanato un comunicato congiunto dove chiedono un intervento urgente della politica.

"La decisione del direttore del carcere di Castrogno - spiegano nella nota - di vietare la consegna dei cibi inviati ai detenuti della sezione di alta sicurezza da parte dei familiari ha suscitato una comprensibile azione di contestazione nonviolenta. Circa 80 detenuti stanno portando avanti da giorni un severo sciopero della fame in una struttura che ha già soffre di gravi carenze strutturali e del cronico problema del sovraffollamento. Se le esigenze poste a base della contestata decisione sono di natura meramente igienica e organizzativa andrebbe verificata la possibilità di risolvere ogni questione in tempi brevi". E concludono: "Invitiamo i rappresentanti istituzionali, dalla Regione al parlamento, a occuparsi di questa vicenda come più in generale dei gravi problemi determinati dall'inadeguatezza delle strutture carcerarie e a recarsi quindi presso la Casa Circondariale di Castrogno per incontrare i detenuti impegnati nella lotta non violenta, personale e ovviamente direttore". Il problema del sopravvitto è un tema che abbiamo già sollevato su questa stessa pagina. Da anni i detenuti segnalano che i prezzi sono troppo cari, e da anni i volontari che provano a fare una verifica nei supermercati della zona hanno verificato che i prezzi interni al carcere sono uguali a quelli dei negozi. Apparentemente quindi sembrerebbe che il costo del "sopravvitto" rispetti l'ordinamento penitenziario, il quale recita: "I prezzi non possono essere superiori a quelli comunemente praticati nel luogo in cui è sito l'Istituto".

Ma non è esattamente così. La regola dell'ordinamento è vecchia e andrebbe aggiornata. Era l'epoca in cui non esistevano i discount, e i prezzi erano accessibili. Oggi, soprattutto con la crisi economica, molte persone non possono permettersi di fare spesa nei negozietti e quindi ricorrono ai discount, oppure fanno acquisti nei mercati a Km zero dove hanno tagliato i costi del trasporto e distribuzione. Ma per i detenuti non è così. Per loro vale la dittatura del prezzo unico e ciò ha scatenato numerose "rivolte" nelle carceri.