di Giuseppe Latour
Il Sole 24 Ore, 25 agosto 2019
Un presunto curriculum falso, compilato da un "incaricato di posizione organizzativa" in Friuli Venezia Giulia. Irregolarità nel sistema di rilevazione delle presenze e dei congedi della polizia locale di Napoli. Furbetti del cartellino all'agenzia delle Entrate. Attività diverse dal lavoro, svolte durante l'orario di servizio all'Inps.
La violazione del divieto di fumo negli uffici del Comune di Milano. E, ancora: tangenti, abusi edilizi, appalti truccati o semplici conflitti di interesse. L'Italia disegnata dalle segnalazioni dei whistleblower, analizzate dal Quarto rapporto annuale dell'Anac sul tema, aiuta a comporre una mappa dei molti comportamenti scorretti e degli illeciti diffusi oggi nella pubblica amministrazione italiana. Si tratta - va specificato chiaramente - di semplici segnalazioni, in qualche caso anonime, che poi vanno verificate nel merito dai soggetti competenti: Autorità anticorruzione, Corte dei conti e Procure della Repubblica.
A volte, insomma, sono solo falsi allarmi. Il whistleblower è, per definizione, una persona che viene a conoscenza di attività illecite sul proprio luogo di lavoro. La legge Severino (articolo i, comma 51 della legge 190/2012) ha introdotto in Italia tutele a protezione dei dipendenti pubblici che segnalano illeciti. Attivando un sistema che, negli anni, è stato affinato, dando un ruolo centrale all'Anac: dal 2014 l'Autorità guidata da Raffaele Cantone è uno dei soggetti competenti a ricevere le segnalazioni, insieme ai responsabili della corruzione e trasparenza delle diverse amministrazioni. Così, proprio dal 2014, ogni anno l'Authority fa il punto sull'andamento delle segnalazioni, in aumento continuo.
Nel 2018 sono state 783,65 al mese, più del doppio rispetto al 2017, e nel 2019 sono ancora in crescita: 73 al mese, in media oltre due al giorno. Più dell'8o% delle denunce arriva utilizzando un applicativo sviluppato dall'Anac, che rende le comunicazioni con il whistleblower cifrate e non intercettabili. Grazie a questo strumento, nessuno all'interno dell'Authority può avere accesso al nome del "segnalante", se non attivando una procedura speciale e richiedendo l'accesso a un responsabile.
Al di là dei numeri, però, dicono molto i contenuti delle segnalazioni. Nella relazione Anac un capitolo è dedicato a quelle arrivate direttamente all'Autorità, mentre un'altra sezione riguarda quaranta tra amministrazioni e società pubbliche che ogni anno compilano un monitoraggio sullo stato di applicazione dello strumento nei loro uffici. In queste pagine si parla di appalti illegittimi, corruzione, concorsi truccati, cattiva gestione delle risorse pubbliche e conflitti di interesse. In diversi casi 1'Anac ha girato le carte a Procure e Corte dei conti.
È accaduto per un concorso pubblico che si sospettava fosse truccato, in un'Asl del Sud. In un'amministrazione regionale del Centro Italia sono state segnalate pressioni per la riammissione di un concorrente che era stato escluso (apparentemente in modo legittimo) da una gara. Mentre in un Comune del Nord è stato denunciato il casti della nomina illegittima del comandante del corpo di Polizia municipale, "senza selezione pubblica, senza titoli e con stipendio maggiorato", spiega l'Autorità.
Ma anche tra le segnalazioni arrivate direttamente dai dipendenti alle amministrazioni si scoprono cose interessanti. Al ministero dell'Economia sono stati denunciati casi di abusi d'ufficio e di fermi amministrativi eseguiti in maniera illecita. All'agenzia delle Entrate sono stati riportati favoritismi nei confronti di soggetti terzi, false attestazioni di presenze in ufficio (mancate timbrature, ritardi non sanzionati), accessi abusivi ai sistemi informatici in dotazione agli uffici. Tutti casi, ovviamente, che le autorità competenti hanno poi verificato e che, magari, sono finiti in nulla. Ci sono, poi, Regioni e Comuni.
In Friuli Venezia-Giulia ci sono presunti curriculum falsi e utilizzo abusivo di auto di servizio. In Basilicata segnalazioni di condotte illecite nella fase istruttoria di pratiche di autorizzazione. Nel Comune di Milano, assenze dal servizio non autorizzate, utilizzo improprio dei permessi 104, anomalie nell'erogazione di contributi comunali. In quello di Roma, disapplicazione di leggi e regolamenti in materia di commercio in aree private.
A Torino, violazioni in materia di privacy e conflitti di interesse. Anche se, analizzando le denunce, non tutto rientra nella disciplina del whistleblowing, riservata a violazioni ai danni dell'interesse pubblico. In qualche caso lo strumento viene usato come uno sfogatoio per raccontare situazioni personali. Nel Comune di Trieste è stato segnalato un dipendente solo perché aveva uno stile di vita non compatibile con le sue entrate da impiegato pubblico. n perimetro molto ampio.
Che tiene dentro quasi tutto: Ordini professionali, Autorità indipendenti, società partecipate (in qualche caso), società in house, dipendenti, ma anche collaboratori e semplici consulenti. L'Autorità anticorruzione, nella sua ultima analisi in materia di whistleblowing, tende a dare una definizione elastica dell'istituto, in modo da allargare al massimo l'applicazione dei suoi benefici. Premessa: la legge sul whistleblowing (legge 179/2017) ha allargato, nelle definizioni generali, la platea dei soggetti ai quali sono riservate le tutele della legge Severino.
Non si parla più solo di dipendenti pubblici, ma vengono introdotte altre categorie, collegate in diverse maniere al perimetro della Pa. E questo ha riflessi anche sugli enti tenuti a garantire tutele ai whistleblower. L'Autorità anticorruzione, con l'aggiornamento (appena messo in consultazione) delle sue linee guida in materia, approfitta per fare il punto su tutte le situazioni dubbie. E stabilisce che tutte le amministrazioni tenute ad applicare le norme sulla prevenzione della corruzione nella Pa sono coinvolte dal whistleblowing.
Quindi, anche Autorità portuali e Ordini professionali. Stesso discorso per le Autorità indipendenti e per tutti gli enti pubblici economici. Ancora, applicano le tutele a beneficio dei segnalatori anche le società in controllo pubblico e le società in house in "controllo analogo" (quelle nelle quali la Pa ha un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi). Sono fuori, nel silenzio della legge, le società quotate.
Le partecipate, invece, ricadono solo se fornitrici di beni o servizi o esecutrici di opere in favore della Pa. Infine, qualche indicazione viene riservata ai soggetti tutelati: in linea di massima, le tutele riguardano dipendenti pubblici, ma anche lavoratori e collaboratori di imprese fornitrici. I consulenti non sono esclusi: anche per loro c'è la protezione della legge Severino. Per la magistratura, infine, la competenza delle segnalazioni è riservata al Csm.










