di Claudio Tito
La Repubblica, 6 luglio 2023
Nel report annuale della Commissione sullo Stato del diritto, si punta il dito sulle ultime mosse del governo Meloni. A Bruxelles scatta l’allarme sulla giustizia italiana. Nel report annuale della Commissione sullo Stato del diritto, si punta il dito sulle ultime mosse del governo Meloni. L’Ue sta infatti “monitorando” la riforma Nordio che cancella l’abuso d’ufficio e il traffico di influenze. Mette sotto osservazione i limiti alla pubblicazione delle intercettazioni e tiene conto delle preoccupazioni sul progetto di separare le carriere di giudici e pm.
Il report dell’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen e firmato dal commissario alla giustizia, il belga Didier Reynders, si riferisce dunque esplicitamente alle iniziative assunte dal governo di centrodestra. Sottolinea che i progressi compiuti in questo settore sono determinati soprattutto dalla riforma Cartabia. Quindi dall’intervento svolto dal precedente esecutivo Draghi. Ma che c’è comunque ancora molto da fare. Sui tempi lunghi dei processi che rappresentano “una sfida seria”, sulla digitalizzazione della giustizia, sul conflitto di interessi e sulla difesa dei giornalisti e della libera stampa. Le osservazioni, ovviamente riguardano anche gli altri 26 stati membri. E l’attenzione si concentra in particolare sui due paesi sovranisti: Polonia e Ungheria. Che non hanno compiuto passi avanti.
Il report parte da un presupposto: solo il 39 per cento degli italiani pensa che l’indipendenza dei magistrati raggiunga un livello adeguato. Anche sulla riforma del Csm è allora in corso un “monitoraggio”. Lo studio dell’esecutivo di Bruxelles sottolinea quindi alcune preoccupazioni che stanno emergendo in questa fase. La prima riguarda l’obiettivo della separazione delle carriere che secondo “i soggetti coinvolti provoca allarme” perché espone i giudici ad una “potenziale influenza politica”. Così come desta timori il procedimento disciplinare avviato dal ministro Nordio nei confronti dei magistrati di Milano.
Ma sono le recenti proposte del gabinetto Meloni a provocare i maggiori timori. L’idea di cancellare l’abuso d’ufficio e il traffico di influenze, infatti, “depenalizzerebbe importanti forme di corruzione e potrebbe avere un impatto nella effettiva lotta contro la corruzione”.
I passi avanti sono stati compiuti dal governo Draghi anche grazie ai fondi del Pnrr. Progressi sulla digitalizzazione, sul numero dei magistrati e sulla lunghezza dei processi. Anche se tutto questo ancora non basta. Basti pensare che mediamente solo il primo grado di una causa civile si chiude in 550 giorni.
Il faro europeo illumina anche le condizioni relative alla libertà di stampa. Si osserva che il recente progetto del governo “limita la possibilità per i giornali e i giornalisti di pubblicare i contenuti delle intercettazioni”. Mentre bisognerebbe “rafforzare la difesa del segreto professionale e delle fonti giornalistiche”. Per quanto riguarda l’informazione, il Report presenta una parte tutta dedicata alla Rai. Nella quale si rimarca la “necessità di una riforma che difenda meglio la tv pubblica dai rischi di una influenza politica e una dipendenza finanziaria dal Governo”. Secondo la Commissione, servirebbe “un più adeguata e stabile fonte di finanziamento coerente con la funzione di servizio pubblico”.











