sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 18 marzo 2025

Il sistema di accoglienza italiano per migranti e richiedenti asilo è sempre più vicino al collasso, stretto tra caos amministrativo, iperproduzione normativa e una gestione opaca che viola i diritti fondamentali. È la fotografia scattata dal report “Accoglienza al collasso. Centri d’Italia 2024”, realizzato da ActionAid e Openpolis, che denuncia un modello basato sull’emergenza perpetua, lontano da logiche di integrazione e programmazione. Nel 2023, oltre 157mila persone hanno raggiunto l’Italia via mare o terra, un dato gestibile se paragonato ai picchi del 2016- 2017. Eppure, il sistema appare saturo: il 68,3% degli ospiti è concentrato nei Centri di Accoglienza Straordinaria, strutture temporanee con servizi ridotti all’osso. A crescere sono soprattutto i “mega- centri”: quelli con oltre 300 posti sono aumentati del 360% in un anno, con casi critici come Milano, dove 10 strutture accolgono 2.500 persone a fronte di una capienza di 2.087 posti. “Si preferisce investire in grandi strutture, spesso sovraffollate, invece che in accoglienza diffusa”, spiegano gli autori del report. “Un approccio che ostacola l’inclusione e favorisce speculazioni”. Uno dei dati più allarmanti riguarda i minori stranieri non accompagnati. Nel 2023, la loro presenza nei Cas è schizzata a + 63,9%, con 1.773 ragazzi accolti in strutture spesso inadatte. A ciò si aggiungono oltre 700 Msna inseriti in centri per adulti nel 2023, nonostante le raccomandazioni del Garante per l’Infanzia. “Collocare minori in strutture per adulti è inaccettabile e rischia di diventare prassi”, avverte il report. A fine agosto 2024, 284 minori risultavano ancora in queste condizioni, mentre i posti liberi nel Sistema di Accoglienza e Integrazione rimanevano sottoutilizzati.

Le donne rappresentano oggi il volto di progressiva “femminilizzazione” del sistema, ma ancora poco attento ai loro bisogni. Negli ultimi dieci anni, le presenze femminili nei centri Sai sono quintuplicate, raggiungendo 8.683 unità a fine 2023. Il decreto 133/ 2023 le riconosce tutte come “vulnerabili”, garantendo loro l’accesso al Sai. Tuttavia, i servizi specifici - come supporto psicologico o percorsi anti- tratta - scarseggiano. “Molte arrivano dai Cas completamente disorientate, senza conoscere diritti o servizi territoriali”, racconta Francesca De Masi di Be Free, cooperativa romana che gestisce progetti Sai. Quasi il 40% degli ospiti nei centri Sai (12.169 persone) proviene da paesi classificati come “sicuri”, come Nigeria o Bangladesh. Un paradosso, considerato che le domande di asilo di questi cittadini sono spesso respinte. Intanto, le revoche dell’accoglienza - l’espulsione dai centri - sono raddoppiate in un anno: da 30.500 nel 2022 a 50.900 nel 2023. “Si sospetta che siano strumentali a liberare posti”, denuncia il report.

Il report denuncia che a peggiorare la situazione è l’ostruzionismo del Viminale nel rilasciare informazioni. Nonostante due sentenze del Tar e del Consiglio di Stato a favore di ActionAid, il ministero dell’Interno nega l’accesso a dati cruciali, come il numero esatto di centri temporanei o i dettagli sulle ispezioni. Un’udienza fissata per domani 19 marzo cercherà di ribadire il diritto alla trasparenza. Il report chiede un cambio di passo: stop all’iperproduzione normativa, più risorse per il Sai, monitoraggio indipendente e un Piano Nazionale Accoglienza, mai aggiornato dal 2014. “Serve una visione strutturale, non emergenziale”, conclude Lorenzo Trucco, presidente di Asgi. “Altrimenti, il collasso sarà inevitabile”.