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di Fulvio Fulvi

Avvenire, 22 febbraio 2024

Si chiamano Natalia, Alex, Ami, Serena, Ivan, Iglesias, Kevin, Giuseppe, Mohamed e sono alcuni dei cantanti di “Amore amaro”, un brano corale in rime e ritmi sincopati che racconta i pensieri ed esperienze sul sentimento più puro dell’animo umano: lo scopo è comprendere il vero significato di questa “cosa bella che ti fa cambiare e andare avanti” e combattere così la violenza di genere. Le voci sono quelle di giovani reclusi dell’Istituto penitenziario minorile di Acireale, in provincia di Catania, che hanno partecipato ai laboratori di musica rap del Presidio Culturale Permanente, un progetto nazionale di Crisi Come Opportunità (CCO), in collaborazione con la Cooperativa sociale Prospettiva, che opera nella cittadina siciliana.

La canzone, che dura quattro minuti e mezzo (la si può ascoltare in un video su You Tube con le ragazze e i ragazzi che l’hanno composta ed eseguita) emoziona e colpisce perché mette in evidenza la durezza del carcere che spezza gli affetti di fuori e sconvolge la vita e le speranze sul futuro: “Le manette, le divise, le facce un po’ deluse, l’ultimo bacio e poi le porte si son chiuse “ Parole severe e taglianti. “Hey baby, son tornato a salutarti, ho promesso di amarti come potrei mai lasciarti, non ci ha mai diviso niente, figuriamoci…”.

“Abbiamo chiesto ai ragazzi di raccontare l’amore nel modo più genuino possibile, senza filtri, in uno dei nostri incontri. Riflettevamo su questo concetto a seguito di un brutto fatto di cronaca, lo stupro di gruppo a Caivano. Sono felice di quello che ne è venuto fuori: un messaggio puro, senza fronzoli e senza ombra di retorica” commenta Maurizio Musumeci, in arte Dinastia, rapper e autore che ha scritto testi per J-Ax, Mr Rain e Marco Mengoni e coordinato il progetto.

Insieme con Musumeci ha dato il suo contributo anche Zù Luciano, ovvero Luciano Maugeri, cantante e autore siciliano: “Quando abbiamo iniziato a lavorare sul brano - dice - abbiamo chiesto ai ragazzi di scrivere un pensiero sull’amore, giusto due righe per descrivere il loro sentire. “L’amore è tutto” è quello che trovo sia il più significativo: semplice, ma allo stesso tempo con la forza di una valanga”. “La musica - spiega Lucariello, Luca Caiazzo, rapper napoletano tra gli ideatori del progetto - ha una grande capacità di sublimazione e quindi un valore terapeutico. Nel momento in cui una cosa viene raccontata è come guardarla dall’esterno: si riesce a giudicarla e capirla. Quando le emozioni e le esperienze più forti e negative rimangono inespresse, diventano bombe a orologeria destinate a esplodere”.

Secondo Kento, al secolo Francesco Carlo, rapper calabrese che ha fatto parte del team di autori, “la musica è un’arma estremamente positiva, che CCO e le istituzioni con cui collabora utilizzano per offrire opportunità nuove a ragazze e ragazzi che pensano di non averne più”. Oltre che ad Acireale il progetto ha incontrato, a livello nazionale, 60 tra ragazzi e ragazze in carico alla giustizia minorile nelle strutture “Ferrante Aporti” di Torino, di Casal del Marmo (Roma), Airola (Benevento), Quartucciu (Cagliari), Paternostro (Catanzaro) e nel Centro Diurno Polifunzionale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). In Sicilia, il Presidio Culturale Permanente è sostenuto da Fondazione Alta Mane Italia e Fondazione San Zeno.