di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 12 settembre 2026
La leader radicale si è spenta a Roma all’età di 78 anni. È stata militante di base, parlamentare, ministra, commissaria Ue. Una vita dedicata ai diritti. La scintilla che dà inizio a una straordinaria avventura politica durata oltre mezzo secolo e terminata ieri dopo una lunga malattia, è un’umiliazione privata subita nel 1974 in uno studio medico di Roma. Emma Bonino ha 27 anni e scopre di essere incinta nonostante una diagnosi precedente l’avesse dichiarata sterile; il ginecologo le propone un’interruzione di gravidanza clandestina per l’esorbitante cifra di 500mila lire (circa 4mila euro odierni) ma lei rifiuta, indignata. Decide allora di rivolgersi a un consultorio di Firenze autogestito dal partito radicale; pochi mesi dopo, entra nel Cisa, il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto.
Nel Cisa le donne vengono aiutate a raggiungere le cliniche britanniche dove l’aborto è legale, mentre in Italia gli attivisti organizzano una rete clandestina per fornire informazioni e assistenza. È la sua prima battaglia e Bonino decide di renderla pubblica: nel febbraio 1975 si sottopone a un aborto con il metodo Karman (aspirazione del feto) e si autodenuncia, mettendo a disposizione delle autorità anche gli strumenti utilizzati.
L’obiettivo è costringere lo Stato a confrontarsi con la realtà di una legge che punisce chi interrompe una gravidanza e, allo stesso tempo, lascia migliaia di donne esposte alla piaga dell’aborto clandestino. Per qualche mese Bonino rimane fuori dall’Italia, poi torna a Firenze per costituirsi. Il suo arresto trasforma una vicenda personale e militante in un caso politico nazionale e contribuisce a portare la questione dell’aborto al centro del dibattito parlamentare che condurrà, tre anni più tardi, all’approvazione della legge 194. È in questa stagione che si consolida il rapporto con Marco Pannella e con le tecniche della protesta non violenta e della disobbedienza civile senza però pretendere sconti dalle autorità. La protesta deve essere visibile, assumersi un rischio e mettere in difficoltà il potere proprio attraverso il rispetto rigoroso delle conseguenze della propria azione. Arrivano le campagne referendarie, le manifestazioni, le autodenunce, le marce, i digiuni. Il corpo diventa uno degli strumenti della politica un terreno di lotta tra un sistema arcaico e l’insorgenza dei movimenti di emancipazione. L’attività a favore dei diritti civili è incessante; sarà così per il divorzio, per la depenalizzazione delle droghe, per l’obiezione di coscienza, per la libertà di ricerca scientifica, per la lotta contro la pena di morte e contro le mutilazioni genitali femminili.
Nel 1976, a soli 28 anni, viene eletta per la prima volta alla Camera dei deputati; è l’inizio di una lunga presenza parlamentare che la porterà a sedere per decenni nelle istituzioni italiane ed europee, senza che questo comporti mai l’abbandono delle campagne radicali. Anzi, il Parlamento diventa un nuovo campo di battaglia, dove portare questioni che fino a quel momento erano rimaste ai margini della discussione politica della nebbiosa prima repubblica. Negli anni ottanta il suo sguardo varca i confini nazionali, le battaglie civili si intrecciano con le iniziative contro le dittature e le violazioni dei diritti umani.
Nel 1986 fonda Non c’è Pace Senza Giustizia, organizzazione impegnata nella lotta contro l’impunità dei responsabili dei crimini di guerra e contro l’umanità. Nel 1994 arriva la nomina a commissaria europea per gli aiuti umanitari, l’incarico le affida la gestione di uno dei settori più delicati della politica estera europea e la porta direttamente dentro alcune delle principali crisi dell’epoca. Somalia, ex Jugoslavia, Africa centrale, Medio Oriente, Bonino costruisce una rete di rapporti con organizzazioni umanitarie, governi e istituzioni internazionali, viaggia nei Paesi colpiti dalle guerre, visita campi profughi e ospedali, incontra vittime e operatori umanitari.
Nel 1997 vola a Kabul, l’Afghanistan è controllato dai talebani, gli studenti di teologia formati nelle madrasse pakistane che hanno fatto sprofondare il paese nel medioevo, imponendo alle donne una feroce segregazione che le esclude da ogni forma di esistenza pubblica. Durante una visita all’ospedale di Ali Abad viene fermata insieme alla sua delegazione dalla polizia religiosa e trattenuta per alcune ore, un episodio che contribuisce a illuminare la brutalità di quel regime. L’anno successivo, a Roma, si concentra su un altro obiettivo destinato a cambiare il diritto internazionale: la nascita di una Corte penale permanente. lavora per settimane tra le delegazioni, cercando di superare le resistenze dei governi e costruire il consenso necessario. Il 17 luglio 1998, 120 Paesi approvano lo Statuto di Roma. La Corte, che entra in funzione nel 2002.
Nel 2006 entra nel governo Prodi come ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee e vicepresidente del Consiglio; sette anni dopo arriva alla Farnesina, come ministra degli Esteri del governo Letta. Negli ultimi anni il progetto degli Stati Uniti d’Europa diventa il punto verso cui convergono molte delle sue battaglie. Dopo avere attraversato la stagione dei diritti civili, le piazze radicali, il Parlamento, le guerre e la diplomazia internazionale, Bonino vede nell’integrazione europea lo strumento per rendere più solidi quei diritti che considera sempre esposti al rischio di essere rimessi in discussione. La sua storia politica parte così da una donna che, davanti alla propria gravidanza, scopre quanto il destino individuale possa dipendere da una legge e arriva a una politica che per tutta la vita continuerà a interrogarsi su chi abbia il potere di decidere della libertà degli altri.









