di Franco Corleone
L’Espresso, 30 ottobre 2026
Cinquant’anni fa Adelaide Aglietta (1940-2000) divenne segretaria del Partito radicale, la prima donna ad assumere una responsabilità di direzione di una forza politica. Ancor più significativo, dunque, il ricordo programmato per sabato 31 a Capalbio, in un luogo da lei amato. Un mese fa è scomparsa Emma Bonino, giustamente ricordata come esponente autorevole della politica; occasione per ricordare anche il ruolo di Adele Faccio. In quel partito le donne erano davvero protagoniste; tra le tante, vanno ricordate persone come Maria Teresa Di Lascia e Liliana Ingargiola, figura rappresentativa del Movimento di Liberazione della Donna.
Adelaide fu catapultata al livello della politica nazionale da un impegno sulla questione dell’aborto a Torino; dichiarava una sua inadeguatezza, invece affrontò quella prova con una determinazione implacabile. Nelle sue biografie si è scritto che apparteneva alla borghesia piemontese, ma quella che poteva apparire una descrizione per sminuirne la caratura culturale, in realtà la identificava con la tradizione di intransigenza di Piero Gobetti, proseguita con l’esperienza azionista e con l’impronta di Norberto Bobbio.
Proprio nel pieno della sua attività di segretaria, per una incredibile magia fu estratta a sorte per far parte della giuria popolare nel processo alle Brigate Rosse a Torino nel 1978. Mentre tanti altri si defilavano, con una decisione non scontata, lei non si sottrasse in nome del diritto. In quella vicenda strinse un rapporto di amicizia con Bianca Guidetti Serra, avvocata e poi parlamentare. Il suo Diario di quel tormentato periodo è davvero un segno esemplare di rigore e moralità. La sua storia politica si concentrò proprio sulle questioni della giustizia e dello stato di diritto, con un impegno costante contro le leggi di emergenza e la pena di morte, a favore del tribunale penale internazionale, in prima fila nella battaglia sull’innocenza di Enzo Tortora.
Il carcere fu un luogo di impegno particolare per affermare la dignità dei detenuti, ma fu attenta anche ai problemi del personale, alle guardie allora chiamate secondini. Nel 1977 condusse uno sciopero della fame di 73 giorni per la riforma e la smilitarizzazione del Corpo degli agenti di custodia che si trasformò nella Polizia penitenziaria.
Purtroppo, il bilancio del sindacato oggi è segnato dal prevalere di logiche corporative e di occupazione di posti di potere nell’amministrazione. Partecipò poi all’avventura della costruzione dei Verdi Arcobaleno con Francesco Rutelli e gli ultimi dieci anni della sua vita politica furono dedicati all’Europa. Eletta nel 1989 al Parlamento europeo, collaborò con Alex Langer e divenne successivamente Presidente del Gruppo dei Verdi.
Bruxelles rappresentava una nuova trincea per il federalismo e per la costruzione degli Stati Uniti d’Europa, una frontiera per il futuro. Anche l’antiproibizionismo e il cambio di paradigma per la politica sulle droghe fu un terreno da lei perseguito con competenza. Dopo mezzo secolo, il tetto di cristallo della discriminazione di genere sembra rotto, ma appare evidente che la novità delle donne sul terreno pubblico è legata alle idee che cambiano il mondo e dalla passione politica e non dall’esercizio del potere. La stagione della conquista dei diritti civili e sociali, dei valori dell’umanità sembra lontana e in pericolo. Perciò la lezione di Adelaide Aglietta è tanto più viva e necessaria.









