di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 1 novembre 2023
La storia di Bruno Mazza, il fondatore di “Un’infanzia da vivere”: da dodici anni di detenzione all’impegno per strappare i ragazzini dalla strada e dalla camorra. “Mio padre è morto quando avevo 12 anni. Mia madre da sola non ce la faceva. Io e i miei fratelli eravamo difficili. Io la prima media l’ho ripetuta per sei volte, nessuno a scuola capiva che era difficile. (...) Del gruppo dei miei 14 amici nessuno aveva i genitori. Erano tutti morti o tutti in carcere. Ma adesso anche i miei 14 amici sono tutti morti: assassinati o per overdose. Pure mio fratello è morto per droga, tutti qua muoiono per droga. Mi sono salvato perché in carcere mi sono avvicinato alla scuola. (...) A me la scuola in carcere mi ha salvato. Lì ho capito realmente cosa fosse la libertà. E quindi da lì ho iniziato a vivere”.
La storia di Bruno Mazza, il fondatore di “Un’infanzia da vivere” che dopo aver passato dodici anni in carcere cerca ora di strappare alla strada e alla camorra i ragazzini allo sbando come era lui è una delle tante raccontate da Anna Spena nell’ebook “Caivano non è persa” (Vita ed.). Una storia che dovrebbe spingere a riflettere quanti invocano di sbattere gli adolescenti difficili in galera e “buttar via la chiave”. L’avessero buttata via con Bruno Mazza sarebbe stato un delitto.










