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di Edmondo Bruti Liberati

La Stampa, 19 maggio 2025

La Russa apre alla proposta di Giachetti. Ora il Parlamento approvi la legge. L’attuale situazione dei nostri penitenziari certifica la resa dello Stato. Il Governo è impegnato per la conversione in legge del decreto-legge sicurezza dopo il forte strappo istituzionale della “blindatura” di una proposta che aveva incontrato difficoltà in Parlamento. La proclamata finalità securitaria, l’introduzione di numerosi nuovi reati e l’aggravamento delle pene produrrebbero un aumento dei detenuti, tale da rendere ancor più drammatica la situazione del sovraffollamento con tutte le tensioni che ne derivano.

Elon Musk nei mesi scorsi è più volte intervenuto sulle vicende della giustizia italiana, ma si deve ritenere che l’ipotesi di “delocalizzare” su Marte una parte dei detenuti nelle nostre galere non sia ancora praticabile. E allora, con l’autorevolissimo avallo del presidente del Senato La Russa, riemerge la proposta, a suo tempo avanzata dall’onorevole Giachetti, di un ampliamento delle riduzioni di pena consentite per ogni semestre di pena scontata. Giusto un anno fa il ministro Nordio si era affrettato a bollare quella proposta come “una resa dello Stato”. Resa dello Stato è l’attuale situazione delle nostre carceri.

Ovunque nel mondo sono previste misure di riduzione di pena per buona condotta. Il nostro istituto della “liberazione anticipata” non è automatismo, non basta la sola buona condotta (mancanza di sanzioni disciplinari), ma si richiede la “partecipazione all’opera di rieducazione”. La demagogia securitaria almeno si misuri con la razionalità. In nessun Paese e in nessun tempo più carcere ha portato più sicurezza. Ma ciò che non può un approccio razionale alla questione della pena e del carcere sembra lo ottengano vicende particolari: una lettera scritta dell’ex ministro Gianni Alemanno, ora detenuto a Rebibbia in espiazione di pena, al senatore La Russa sulle drammatiche condizioni delle nostre galere.

Il ministro della Giustizia ha mantenuto la delega nel settore penitenziario al sottosegretario Del Mastro, che nel novembre scorso esprimeva “una gioia non lasciare respirare chi sta nell’auto della penitenziaria”. Ed allora potrebbe definitivamente adottarlo come maitre à penser cogliendo lo spunto di una più recente dichiarazione dello stesso onorevole Del Mastro: “Nella mia persona convivono entrambe le pulsioni sia quella garantista che quella giustizialista a corrente alternata, secondo le necessità”. In realtà non si tratta neppure di essere garantisti o “buonisti”.

Condizioni carcerarie incivili aumentano le pulsioni antisociali e sono controproducenti anche dal punto di vista della prevenzione della recidiva e dunque della “sicurezza” razionalmente intesa. Pensiamo davvero che “abbonare” due o tre mesi di carcere a chi è prossimo al fine pena aumenti le probabilità di recidiva? Meglio lasciarlo “marcire in carcere” qualche mese ulteriore in situazioni di intollerabile sovraffollamento?

L’apertura manifestata dal senatore La Russa ha visto l’immediato sostegno del vicepresidente del Csm Fabio Pinelli. Lo scorso anno nelle audizioni in Parlamento diversi presidenti dei tribunali di sorveglianza hanno avanzato puntuali osservazioni tecniche sulla proposta di allargamento della liberazione anticipata, che - allora ignorate per andare all’inutile e dannoso Decreto carcere - oggi potrebbero contribuire a una rapida approvazione, con le opportune modifiche, della proposta Giachetti.

Nel 1998 fu approvata una legge che evitò l’immediato ingresso in carcere di chi poteva essere ammesso a misure alternative, legge chiamata Simeone-Saraceni dai due parlamentari proponenti, il primo di Alleanza nazionale e il secondo di Rifondazione comunista. Il Parlamento potrebbe e dovrebbe replicare la virtuosa scelta bipartisan di allora con una legge che poterebbe essere ricordata come “La Russa-Giachetti”.

Meglio tardi che mai, approvarla oggi dopo un anno che ha visto permanere l’insostenibile situazione carceraria, con il dramma dei suicidi, le tensioni costanti e le difficoltà del lavoro della polizia penitenziaria. L’effetto immediato sarebbe di una modesta, ma pur significativa riduzione del sovraffollamento, ma soprattutto, a voler essere nonostante tutto ottimisti, potrebbe essere un segnale se non di abbandono, almeno di “moratoria” degli eccessi securitari.