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di Gabriella Cerami

La Repubblica, 25 luglio 2024

La norma rinviata sine die. L’ira del deputato contro FI che si era detta a favore: “Vi state girando dall’altra parte”. È la solita condanna. “State girando la faccia e il vostro voto affosserà questa legge”, dal suo scranno di Montecitorio, Roberto Giachetti alza la voce. Urla più che può rivolgendosi verso i banchi di Forza Italia perché, ancora una volta, la volontà politica di migliorare la vita dei detenuti non si è affermata in Parlamento, malgrado i buoni propositi dei forzisti naufragati nel nulla.

In Aula alla Camera è arrivata la proposta di legge presentata dal deputato di Italia Viva, che prevede di alzare da 45 a 60 per ogni semestre i giorni per la liberazione anticipata, così da alleggerire il sovraffollamento carcerario. Ma è approdata solo per mezz’ora e per deciderne il rinvio a data da destinarsi con il voto favorevole degli azzurri, che fino a qualche ora prima consideravano questo provvedimento necessario a fronte anche dei 54 suicidi in carcere dall’inizio dell’anno ad oggi. Poi però la giornata ha preso un’altra strada

Al Senato, contestualmente, è in discussione il decreto Carceri, che non contiene norme che impattano sull’emergenza degli istituti penitenziari. Ed è per questo che, in commissione Giustizia a Palazzo Madama, Forza Italia aveva depositato nove proposte di modifica, alcune delle quali sostanziali, come l’emendamento che prevedeva la semilibertà nel caso in cui la pena da scontare non superasse i 4 anni. Oggi i mesi sono sei.

Il presidente Maurizio Gasparri e il capogruppo in commissione Giustizia, Pierantonio Zanettin, hanno provato a puntare i piedi, ma sono rimasti schiacciati dal resto della maggioranza. Hanno quindi battuto la ritirata dopo una lunga trattativa culminata in una “complessa riunione” convocata nello studio di Giulia Bongiorno, presidente della commissione e responsabile giustizia della Lega, alla presenza del Guardasigilli, Carlo Nordio, del suo braccio destro Giusi Bartolozzi, del viceministro Paolo Sisto e dei sottosegretari Andrea Ostellari e Andrea Delmastro. Un vertice ad alta tensione per non dare l’idea di una maggioranza spaccata in Parlamento. E ci sarebbe stata anche una telefonata tra il leader di FI, Antonio Tajani, e la premier Giorgia Meloni per tentare di far passare almeno la proposta sulla semilibertà. Ma senza che la cosa abbia prodotto gli esiti sperati.

Alla fine i colleghi della Camera, dove le minacce di una frattura erano più forti, si sono adeguati ai senatori e lo stratagemma individuato è stato quello del rinvio del provvedimento, con ogni probabilità, a dopo l’approvazione del decreto Carceri. Tutto ciò avviene nel giorno in cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parla di una situazione carceraria “indecorosa per un Paese civile” e “un sistema migliore è possibile”.

Le opposizioni, che avevano chiesto di votare a scrutinio segreto per stanare le contraddizioni della maggioranza, protestano di fronte a quello che considerano “uno schiaffo alla civiltà”, per usare le parole della responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani. “Ma andateci in carcere”, è l’invito di Giachetti, “e sentite cosa vi diranno i sindacati della polizia penitenziaria, i direttori, i magistrati di sorveglianza, le associazioni di volontariato, gli educatori, gli psicologici. Tutti diranno che la situazione è drammatica”.

Niente da fare. Se la proposta di legge Giachetti resta al palo, il decreto Carceri resta vuoto, anche perché in commissione al Senato sono state accantonate tutte le proposte di modifica presentate dalle opposizioni, che poi hanno infatti deciso di disertare i lavori.

Le uniche modifiche riguardano i due emendamenti di Forza Italia. Uno dei quali, che secondo le opposizioni avrebbe potuto essere “a vantaggio di Denis Verdini”, è stato riformulato. Nella versione originaria, si parlava della possibilità di far scontare al condannato 70enne o over 70 la pena tra i 4 e i 6 anni agli arresti domiciliari. Mentre nella stesura corretta si parla di una pena tra i 2 e i 4 anni. L’altro consente al condannato di essere ammesso a un servizio di pubblica utilità, E infine l’ordine del giorno sulla possibilità per i detenuti tossicodipendenti di scontare la pena in comunità. La soluzione dell’emergenza, o almeno un passo in avanti, è rinviata.