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di Lorenzo Cremonesi


Corriere della Sera, 29 settembre 2019

 

"Elettori demotivati, ma soprattutto spaventati". I dati ufficiali sull'affluenza non sono ancora disponibili e lo spoglio richiederà settimane. L'esito più probabile resta un ballottaggio tra i due candidati maggiori. Alla fine il "bagno di sangue" minacciato apertamente dai Talebani ieri non c'è stato. Il ministero degli Interni riporta il dato ufficioso di 5 morti e una quarantina di feriti in tutta la giornata elettorale. Nelle ultime ore tuttavia sono comparsi dati ufficiosi per cui i morti potrebbero anche essere una ventina. E gli attentati più numerosi. Ancora poco, se si pensa che la media quotidiana dei morti per sparatorie e attentati si aggira ormai sul centinaio. Ma paura e conseguente astensionismo generalizzato hanno caratterizzato le quarte elezioni presidenziali afghane dalla caduta del regime del Mullah Omar nel 2001.

I candidati - I dati definitivi si conosceranno soltanto tra due o tre settimane e forse più, anche se già emergono virulente le consuete accuse di broglio. E quasi certamente si dovrà andare al ballottaggio tra i due candidati maggiori. I quali per ora restano gli stessi che si sfidarono nel 2014: il presidente oggi in carica Ashraf Ghani e il suo vicario operativo Abdullah Abdullah, la cui posizione di compromesso fu allora faticosamente raggiunta dalla mediazione americana per evitare un'impasse catastrofica. Nessuno è ancora in grado di fornire alcuna indicazione sul tasso di partecipazione. Un dato importante alla luce della politica talebana e dei gruppi jihadisti di delegittimare qualsiasi governo del Paese che non sia sotto il loro controllo.

Nella regione di Kabul, paralizzata da centinaia di posti di blocco e pattuglie militari volanti, è comunque emersa evidente la mancanza di elettori. Strade vuote, urne disertate. Nella decina di seggi che abbiamo visitato tra il centro e le periferie abbiamo incontrato per lo più funzionari sfaccendati e sale silenziose. In quello di Charkalà Wazirabat, uno dei quartieri poveri e molto popolati, pochi minuti prima della chiusura alle 17 su circa 3.200 registrati solo 1.500 avevano votato. Alle parlamentari dell'anno scorso erano stati 2.500. "Molti sono demotivati, temono i brogli. Ma soprattutto la gente ha avuto paura", dichiara il presidente delle seggio, il 37enne Obaidallah Amiri. Poco lontano, nel seggio posto nella scuola di Khalilullah Khalili, i timori si erano concretizzati nello scoppio di due bombe, che hanno ferito tra ragazzini. La seconda verso le dieci della mattina. A metà pomeriggio l'affluenza era di 500 rispetto a 3.600 iscritti. Qui il sospetto era però che le bombe fossero state messe dai sostenitori di Ghani, visto che la zona è massicciamente pro-Abdullah.

Il voto femminile - Pochissime le donne. Nel seggio di Khalifa Fatullah su 500 iscritte a mezzogiorno si erano presentate una trentina. Ma quelle che votano lo fanno con entusiasmo. "È un voto per la democrazia contro i Talebani, contro il ritorno della persecuzione delle donne", affermano. Nell'incertezza generale anche i dati della violenza vanno presi con circospezione. Larghe aree del Paese (forse sino al 70 percento) sono in modo più o meno diretto controllate dai Talebani. Molti seggi non sono neppure stati aperti.

Secondo Dejan Panic, Coordinatore dei Programmi dell'ospedale dell'organizzazione umanitaria italiana Emergency a Kabul, la maggioranza delle vittime per attentati ieri veniva dalle regioni del Logar, Paktia, Wardak e Lagman. Spiega: "Abbiamo ricoverato in tutto una trentina di persone. Solo tre di Kabul. Ma è stata per noi una situazione di routine. Ci sono giornate che siamo costretti ad accettare molti più feriti".