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di Marjana Sadat

La Repubblica, 6 marzo 2022

I manifestanti denunciano di essere stati licenziati senza alcun motivo e che da diversi mesi non ricevono i loro stipendi. Mercoledì scorso, ex giudici e procuratori hanno protestato davanti alla Corte suprema dell’Afghanistan chiedendo di poter tornare al loro lavoro. I talebani, hanno detto, gli hanno impedito perfino di presentare le loro richieste.

I giudici denunciano che da quando i talebani sono al potere sono stati licenziati senza alcun motivo e da diversi mesi non ricevono i loro stipendi. Uno di loro, Qazi Nasir, dice: “Ci siamo riuniti davanti alla Corte suprema per far valere i nostri diritti. Eravamo centinaia di giudici e protestavamo prima di tutto perché, da quando i talebani hanno preso il potere, siamo stati licenziati senza alcun motivo, e in secondo luogo, perché non riceviamo i nostri stipendi da sette mesi. Abbiamo cercato in più occasioni un incontro con la Corte suprema, ma i talebani non ce l’hanno permesso”.

Nonostante le proteste, i talebani continuano a ripetere che i dipendenti pubblici e gli ex funzionari del governo possono tornare al loro lavoro. Qazi Nasir, da parte sua, denuncia il fatto che nelle milizie ci sono numerosi ex detenuti liberati all’arrivo dei talebani e non ha difficoltà a dire che oggi, ovviamente, procuratori e giudici si sentono minacciati.

“Non ci ascoltano nemmeno. Il portavoce della Corte suprema si è presentato accompagnato da miliziani talebani e ha fatto disperdere con la violenza la nostra protesta, attaccando alcuni giudici in particolare”, dice. Secondo Mashal Afghan, portavoce della Corte suprema, invece, il 70 per cento del personale dei tribunali sarebbe tornato al proprio lavoro e non c’è nessun problema. Solo il 30 per cento dei giudici è accusato di essere coinvolto in casi di corruzione e i loro casi sono attualmente oggetto di indagini.

Afghan promette che gli stipendi dei procuratori saranno pagati, dice che ci stanno lavorando. Ma aggiunge che le proteste di mercoledì erano illegali. I giudici, tuttavia, respingono le affermazioni dei talebani. Khalid Muqadam spiega che i giudici sono stati licenziati collettivamente e sostituiti da altri, che hanno preso il loro posto. “Non è giusto. Se affermano che alcuni giudici erano corrotti, dovrebbero formare una commissione e condannare i colpevoli. Neanche noi sosteniamo la corruzione”, dice. Muqadam vuole che si sappia che senza nemmeno dare ascolto alle loro richieste, i talebani li hanno dispersi e hanno picchiato due procuratori. Non è la prima volta che reprimono violentemente le proteste pacifiche. Anche la protesta delle donne ha subito le stesse reazioni.