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di Roberto Fabbri

Il Giornale, 15 giugno 2022

Si teme sia finito nella prigione di massima sicurezza di Melekhovo. Mentre in Ucraina fa tuonare i suoi cannoni, Vladimir Putin non interrompe l’altra sua guerra, quella condotta sul fronte interno contro chi si azzarda a portare avanti un’opposizione politica contro di lui. Il suo unico vero avversario, il solo che Putin veramente teme per la sua capacità (peraltro relativa) di mobilitare l’opinione pubblica russa contro le “verità” spacciate dal regime, è com’è noto Aleksei Navalny. Ebbene, l’ultima notizia che riguarda questo fiero oppositore è piuttosto inquietante: Navalny è sparito, non solo non si trova più nel penitenziario di Pokrov dove era stato detenuto dal gennaio dello scorso anno, ma nessuno ha fornito spiegazioni su dove sia stato trasferito. Il timore dei suoi familiari e dei suoi sostenitori è che sia stato inviato nel campo di Melekhovo, temuto e famigerato in quanto luogo di detenzione di pericolosi criminali e teatro di brutalità e violenze.

Ieri Navalny non si è presentato al previsto incontro con i suoi avvocati. I legali sono stati fatti attendere per ore, poi come ha riferito la portavoce dell’uomo politico, Kira Yarmish - è stato loro burocraticamente comunicato che nella colonia penale non era presente alcun detenuto di nome Navalny. Nessun’altra informazione è stata fornita: “Non sappiamo dove si trovi ha detto semplicemente Yarmish in quale luogo di detenzione sia finito”. Questo “trattamento speciale” fa seguito a una lunga sequenza di persecuzioni ai danni di Navalny, cominciate ben prima del suo imprudente ritorno in patria nel gennaio 2021 al termine di mesi di soggiorno in Germania per curarsi dopo l’avvelenamento a mezzo dell’agente nervino Novichok subito a bordo di un aereo in Russia nell’agosto 2020.

Al suo arrivo in volo all’aeroporto moscovita di Sheremetievo, Navalny era stato immediatamente arrestato con il pretesto della sua mancata presentazione in tribunale nel periodo in cui era in cura in Germania. Da allora, non è più uscito di prigione: una serie di processi basati su accuse di palese origine politica gli sono costati una condanna detentiva via l’altra, in un crescendo culminato poche settimane fa con un prolungamento di ben 9 anni della sua pena detentiva per “appropriazione indebita di donazioni versate alle sue organizzazioni che combattono la corruzione”. In precedenza, la sua pena originaria di circa tre anni era già stata prolungata sotto l’accusa di “aver creato un gruppo estremista allo scopo di alimentare l’odio contro funzionari e oligarchi”.

A quel punto, era stato lo stesso Navalny a far sapere che si aspettava di essere destinato entro breve al trasferimento a Melekhovo, ufficialmente definito “a regime severo”. Con il suo ben conosciuto atteggiamento di sfida, il mancato rivale politico di Putin (che ha sempre fatto in modo di evitare un normale confronto democratico con lui e il suo movimento) aveva detto di sapere che in quella colonia penale i carcerieri torturano i detenuti strappando loro le unghie, e aveva promesso di cogliere l’occasione per dipingerle con decorazioni alla moda.

L’etichetta di “estremista” affibbiata sia alla rete degli uffici regionali del movimento di Navalny sia alla sua Fondazione Anticorruzione ha lo scopo di rendere illegale la loro attività di opposizione e di poter perseguitare legalmente chi vi lavora. Navalny non ha mai usato un linguaggio misurato nei confronti di Putin, che denuncia regolarmente come ladro e corrotto, anche attraverso la diffusione di filmati visti online da milioni di persone in Russia che mostrano il lusso di cui il leader del Cremlino si circonda nelle sue residenze segrete.