Il Fatto Quotidiano, 4 novembre 2019
Detenute per essersi ribellate a nozze forzate e convenzioni sociali. Nawal ha 16 anni e vive a Kabul, in Afghanistan. A maggio è stata arrestata e portata in carcere con l'accusa di adulterio. La sua famiglia l'ha data in sposa quando aveva solo 10 anni e l'ha costretta a vivere con un uomo molto più vecchio di lei, più anziano del padre.
Il marito l'ha poi accusata ingiustamente di adulterio, dopo che aveva perso il loro bambino. Quella di Nawal non è una storia isolata. Accade tutti i giorni in Afghanistan. Amina, Nur, Samia sono solo alcuni dei nomi delle bambine ingiustamente detenute in carcere. Per questo la ong italiana Ciai, che si occupa di sostegno all'infanzia e adozioni internazionali, grazie al supporto di Only The Brave Foundation, ha avviato un progetto a Kabul e a Herat che si chiama Bambine senza paura.
"Bambine - spiega la ong in un comunicato - che vengono private della loro libertà per avere avuto il coraggio di ribellarsi d un matrimonio forzato e prematuro, a convenzioni sociali che le costringevano a una vita senza speranza, privandole della possibilità di andare a scuola, vivere in autonomia, fare delle scelte indipendenti e realizzare le loro aspirazioni. Quello che per noi appare come legittimo, in Afghanistan è reato morale".










