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di Marta Serafini

 

Corriere della Sera, 30 settembre 2019

 

Mentre si chiudono le urne e ancora si parla di un accordo coi talebani, una giovane giornalista racconta da Kabul cosa significhi difendere i diritti femminili. "La nostra linea rossa? Fondamentalmente è la sopravvivenza".

Farahnaz Forotan, 26 anni, originaria della provincia di Kapisa è una delle giornaliste afghane più note. Un curriculum come reporter nei più grandi network afghani, Tolo e Ariana, oggi Forotan ha deciso di mettersi in proprio e lavorare per proteggere i diritti delle donne afghane. E all'inizio di quest'anno - proprio mentre si tenevano i round negoziali tra i talebani e l'inviato Usa a Mosca e a Doha - con l'agenzia delle Nazioni Unite Women Afghanistan ha lanciato un campagna social dal titolo #MyRedLine. Obiettivo, raccontare racconta le libertà e i diritti a cui donne e uomini afghani non sono disposti a rinunciare in nome di un accordo per il ritiro delle forze straniere.

"Come reporter ho avuto accesso alle zone più remote del Paese, compreso l'Helmand sotto il controllo dei fondamentalisti", spiega al Corriere in vista del suo arrivo in Italia (Forotani sarà a Ferrara al Festival di Internazionale, venerdì 4 ottobre alle 18.30). Durante i suoi viaggi Forotan ha incontrato decine di donne che le hanno raccontato la loro sfida quotidiana di sopravvivenza. "Nella provincia di Feourzah, ad esempio, ho avuto modo di conoscere una poliziotta locale che aveva perso negli attacchi 35 membri della sua famiglia. Nonostante tutto quella donna aveva deciso di continuare a lottare e di lavorare per la sicurezza del suo villaggio".

In questi mesi molto si è dibattuto a proposito del rischio che un accordo con i talebani potesse far tornare indietro il Paese di 18 anni. Negli ultimi anni le donne afghane hanno compiuto notevoli progressi verso l'uguaglianza. Nel 2001 solo in 900 mila andavano scuola, quasi nessuno di sesso femminile. Oggi, 9 milioni di bambini hanno accesso all'educazione. Di questi 3,5 milioni sono ragazze. Inoltre, 100 mila donne frequentano l'università. Sebbene i talebani abbiano apparentemente allentato le redini sull'educazione femminile, in realtà la loro posizione è ambivalente. Non è un caso che subito dopo la pubblicazione del documento finale di Doha siano emerse delle incongruenze tra la versione in inglese e quelle in dari e pashto, le due lingue maggioritarie in Afghanistan.

Dopo la rottura dei negoziati all'inizio di settembre voluta dal presidente statunitense Donald Trump e durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali, #MyRedLine ha ottenuto l'appoggio dall'establishment afghano. Tra gli oltre 30 video pubblicati in rete e l'oltre milione e mezzo di visualizzazioni, è arrivato anche l'appoggio del presidente Ashraf Ghani che durante un incontro nella provincia di Faryab ha dichiarato "Le donne sono la mia linea rossa nei colloqui di pace".

D'altro canto per Forotan e per le sue colleghe ("ho sempre saputo che avrei fatto la giornalista e questo nuovo modo di farla mi entusiasma"), ora oltre al diritto all'istruzione, c'è anche un'altra linea rossa da difendere. Ed è quella della libertà di espressione, "un diritto che ci siamo faticosamente guadagnate pagando anche con la nostra stessa vita. E che difenderemo con tutte noi stesse".