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di Lorenzo Cremonesi

 

Corriere della Sera, 5 novembre 2020

 

Lo scorso febbraio gli americani hanno raggiunto un accordo con i talebani. Ma adesso i colloqui tra governo di Kabul e talebani sono in piena crisi. Questi ultimi rifiutano di firmare il cessate il fuoco. Se sino a qualche giorno fa cresceva l'incertezza sulle possibilità reali di pace con i talebani, adesso è la paura che domina per le strade dei maggiori centri urbani afghani. Il grave blitz terroristico lunedì mattina nel principale campus universitario di Kabul ha rinfocolato l'incubo della crescita di Isis e dei gruppi jihadisti.

Il fantasma della guerra civile degli anni Novanta torna più minaccioso che mai. I morti sono stati almeno 22, i feriti 27, tutti studenti. "I tre terroristi ci hanno sparato uno a uno. Prima miravano a chi cercava di fuggire dalle finestre, poi nel mucchio. Volevano causare il maggior numero di vittime", raccontano i sopravvissuti.

Non è un caso che il segretario generale della Alleanza atlantica, il norvegese Jens Stoltenberg, abbia condannato nello stesso comunicato l'attentato di Vienna e quello di Kabul. Se infatti in Europa rischiamo il ritorno della minaccia jihadista, è proprio in Afghanistan che Isis potrebbe ricostruire quella dimensione territoriale del Califfato che due anni fa perse dopo le sconfitte a Raqqa e lungo la valle dell'Eufrate.

La verità è che il prospettato ritiro di 4.500 soldati americani e 6.100 dei contingenti Nato (tra cui il migliaio di italiani) entro il maggio 2021 rischia di lasciare un Paese profondamente destabilizzato. Isis ha storicamente approfittato del caos negli "Stati falliti". Lo fece nelle violenze dell'Iraq post-invasione americana del 2003 e ancor più nella Siria lacerata dalla "Primavera araba" del 2011. Lo scorso febbraio gli americani hanno raggiunto un accordo con i talebani. Ma adesso i colloqui tra governo afghano e talebani sono in piena crisi. Questi ultimi rifiutano di firmare il cessate il fuoco. E pare non rispettino neppure la clausola fondamentale dell'impegno a negare asilo ad Al Qaeda e a quelle forze che utilizzano l'Afghanistan come base per le loro operazioni all'estero.