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di Marta Serafini


Corriere della Sera, 11 dicembre 2020

 

Malalai Maiwand è stata assassinata a Jalalabad con il suo autista. È la decima giornalista a cadere quest'anno Cinque anni fa la stessa sorte toccò alla madre. Un'altra donna uccisa. In Afghanistan, una nota giornalista radiotelevisiva nonché attivista per i diritti umani, Malalai Maiwand, è stata assassinata con il suo autista a Jalalabad, capitale della provincia orientale di Nangarhar; è la decima vittima della sua categoria professionale, sempre più bersagliata in Afghanistan, nel 2020, la terza da inizio novembre.

Un portavoce del governo provinciale, Attaullah Khogyani, ha dato conferma del brutale omicidio, precisando che l'attacco ai danni della giornalista di Enikas Radio e Tv è stato sferrato mentre si stava recando in redazione. Maiwand aveva una storia familiare di violenza: cinque anni fa la madre della giornalista, che era una storica attivista per i diritti umani, era stata uccisa da non meglio identificati uomini armati. In assenza di rivendicazione, fonti locali hanno attribuito a "elementi armati" la responsabilità dell'uccisione di Maiwand e di chi guidava il veicolo, in una zona in cui sono attivi gruppi armati collegati allo Stato islamico.

Nel commentare l'omicidio della giornalista, un portavoce del ministero dell'Interno, Tariq Arian, ha ricordato che in Afghanistan nell'ultimo decennio la stragrande maggioranza dei giornalisti è stata uccisa per mano dei talebani. Un'accusa indiretta respinta dal portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, che ha formalmente negato il coinvolgimento del gruppo nella morte di Maiwand. Il contesto politico è segnato dai negoziati, in corso a Doha, in Qatar, tra il governo e i guerriglieri talebani. Progressi sarebbero stati ottenuti su diversi punti preliminari ma tregua ed eventuali accordi di condivisione del potere devono essere ancora discussi.