di Graziella Melina
Il Messaggero, 25 maggio 2020
L'Onu: "Possibili 3,3 milioni di vittime" Ieri 400 arrivi in Sicilia, il Viminale alza l'allerta. Vella: tutti sottoposti a screening. L'aumento dei casi da Covid 19 in Africa preoccupa le autorità sanitarie mondiali. I contagiati hanno superato le 100mila unità, mentre i morti sono circa 3200.
Ma vista la mancanza di strutture assistenziali adeguate, il direttore regionale dell'Oms per l'Africa Matshidiso Moeti continua a lanciare l'allarme: "Per ora - mette in guardia - è stato risparmiato al continente un elevato numero di morti che hanno devastato altre aree del mondo". Del resto, l'Onu qualche giorno fa aveva dato un numero impressionante: 3,3 milioni di vittime possibili.
In realtà, almeno in questa fase, l'emergenza africana è tenuta sotto controllo anche dai Paesi più vicini, come l'Italia appunto. Secondo il report pubblicato ieri dall'Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, in Africa finora "l'impatto della pandemia è stato meno grave che in Asia, Europa o Nord-America. Dieci nazioni concentrano il 75% del totale dei casi del continente, ma in 25 nazioni è attiva la trasmissione comunitaria del virus. Circa il 60% dei casi del Sud Africa, pari al 10% dei casi di tutta l'Africa, si concentra nella sola Città del Capo".
La ragione sarebbe da attribuire al "maggiore afflusso di turisti nella città sudafricana rispetto al resto del continente, e in quattro focolai particolarmente importanti, verificatisi in due supermercati, in una industria farmaceutica e una miniera d'oro, che hanno causato una diffusione sostenuta del virus". Anche l'Istituto Superiore di Sanità monitora da tempo l'epidemia e delinea i possibili scenari: "Forse l'Africa - rimarca l'Iss - potrebbe contrastare l'impatto dell'epidemia grazie a un'ipotetica immunità genetica al Sars-CoV-2, o grazie alle temperature più calde che potrebbero rendere il virus meno attivo, oppure grazie alla prevalente giovane età della popolazione africana".
L'età media è infatti di 19,7 anni, il 60% della popolazione ha meno di 25 anni. Ma c'è da tenere in considerazione anche il problema dell'impossibilità di tracciare il reale numero dei contagiati: molti casi, infatti, potrebbero non essere riconosciuti come tali, o perché asintomatici o perché non sottoposti a test specifici. Eppure, l'Ufficio della Regione africana dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che più di 40 Paesi sarebbero ora in grado di utilizzare i test specifici, rispetto agli unici due che erano in grado di farlo all'inizio del 2020, ossia Sud Africa e Senegal. A preoccupare le autorità italiane, in realtà, è la possibilità che il virus arrivi dall'Africa in modo incontrollato.
Ieri erano circa 400 i migranti sbarcati sulla battigia di Palma di Montechiaro, nell'Agrigentino, e poi in fuga lungo le strade e le campagne. Cinquantadue persone provenienti dall'Africa subsahariana, fra cui alcune donne, sono state invece bloccate dai carabinieri della stazione di Linosa, dopo che erano riusciti ad arrivare sugli scogli della più piccola isola delle Pelagie. Un altro barcone sarebbe stato intercettato in acque internazionali mentre si dirigeva verso l'Italia. E l'attenzione del Viminale su questa nuova ondata è alta.
Ma il pericolo che il virus arrivi in Italia portato dai migranti è bassissimo, assicura Stefano Vella, ex direttore del Centro nazionale per la salute globale dell'Istituto Superiore di Sanità e docente di Global Health all'Università Cattolica di Roma. "Queste persone ci mettono talmente tanto ad arrivare che è impossibile che siano contagiati. Il Covid è una malattia acuta, non è come l'Aids.
È più probabile che portino la tubercolosi, e proprio per questo al loro arrivo vengono sottoposti ad uno screening accurato. Nel caso in cui provengano dalla Nigeria, è possibile che abbiano già avuto la malattia e ora abbiano sviluppato gli anticorpi.
Di certo non la portano durante il trasbordo". Intanto, l'epidemia potrebbe mettere a rischio un programma locale sanitario legato invece all'hiv: secondo l'Oms una sospensione anche soltanto di sei mesi nella fornitura di farmaci retro-virali nell'Africa subsahariana potrebbe portare entro il 2021 a mezzo milione di morti aggiuntive.










