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di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 16 aprile 2026

Il provvedimento, in queste ore al Senato, consente ai poliziotti di agire sotto copertura per scovare reati (anche quelli ordinari) in cella, ma rischia di diventare esplosiva in un contesto pieno di problemi, a partire da un inarrestabile sovraffollamento. Il parere di Scandurra (Antigone) e di De Fazio (Uilpa Polizia penitenziaria). Nelle carceri sempre più sovraffollate arriva una misura che, vestita con i panni della caccia al crimine, porterà ancora più caos. Si tratta dell’agente di polizia penitenziaria infiltrato. La norma è in vigore da quasi due mesi, ma è passata sotto silenzio. Tenuta lontana dal dibattito pubblico concentrato sul divieto di acquisto di coltelli e sulle misure contro i manifestanti, è già pienamente operativa e di qui a fine mese sarà legge.

Cosa comporta? Lo si capisce leggendo l’articolo 15 del decreto sicurezza: i poliziotti penitenziari potranno fingere di essere quello che non sono. Mascherarsi, cioè, da altre figure professionali che lavorano nei penitenziari, o da detenuti, per scoprire se nel carcere sono stati commessi dei reati. Sotto mentite spoglie potranno a loro volta commettere reati. E la legge li giustificherà.

Le operazioni sotto copertura potranno essere fatte non solo nell’ambito di inchieste per reati gravissimi, come quelli di mafia o terrorismo, ma anche a seguito di rivolte, o nelle inchieste che riguardano i reati contro la pubblica amministrazione o lo spaccio di droga. Una gamma di illeciti molto vasta. Che potrebbe rendere le operazioni con infiltrati all’ordine del giorno. Si tratta di un provvedimento inedito, che allarma molto le associazioni che si occupano dei diritti dei detenuti. E non entusiasma i sindacati di Polizia penitenziaria. “Il rischio - spiega a HuffPost Alessio Scandurra di Antigone - è quello di avvelenare ulteriormente un clima che non era mai stato così velenoso. Il carcere vive un sovraffollamento drammatico, i detenuti sono 64mila contro i circa 46300 posti disponibili. Ma neanche quando il sovraffollamento era addirittura maggiore si registravano così tanti momenti di tensione, tentativi di suicidio, aggressioni, atti di autolesionismo come quelli a cui assistiamo oggi”.

In questo panorama così complicato la figura del poliziotto infiltrato rischia di essere una miccia ulteriore. Perché, argomenta Scandurra: “In carcere si crea un meccanismo di sopravvivenza, di solidarietà reciproca tra i detenuti. Con questa misura sarà sostituito da un meccanismo di conflitto e diffidenza. Perché avere il timore che il tuo compagno di cella sia un infiltrato peserà molto sul clima. Bisognerebbe smontare le tensioni, non alimentarle”. Secondo Scandurra questa misura è anche un segnale negativo che il governo lancia alla polizia penitenziaria: “È come se stessero insinuando che non sa fare il suo mestiere nell’ordinario”.

Tra gli agenti penitenziari c’è chi inizia a esprimere forti perplessità sul provvedimento. Gennarino De Fazio, segretario della Uilpa Polizia penitenziaria spiega a HuffPost: “Una figura del genere avrebbe potuto avere senso in un sistema funzionale, solo se limitata a specifiche circostanze. Il problema è che il carcere vive una situazione disfunzionale. E questa novità, oltre a depauperare organici già in difficoltà, va solo nel senso della repressione. Non è questa la mission della Polizia penitenziaria, che deve curarsi anche della rieducazione del detenuto. E deve avere l’articolo 27 come faro”. L’introduzione dell’agente infiltrato, chiosa De Fazio, “aggiunge caos in una situazione già esplosiva. Creerà un’atmosfera di diffidenza negli istituti. Nessuno si fiderà più di nessuno”.

Intanto dai Garanti locali dei detenuti arriva un nuovo allarme per il sovraffollamento. Secondo Stefano Anastasia, garante di Lazio e Umbria, i detenuti presenti nelle carceri italiane a fine marzo (63997) sono “478 in più dall’inizio dell’anno, per un tasso di crescita in tre mesi dello 0,8%. Rispetto alla stessa data dello scorso anno la popolazione detenuta è cresciuta di circa 1.696 unità (+3%). Il tasso di affollamento è del 138%. Nel marzo del 2025 era del 132%”. Secondo i dati pubblicati da Antigone il 31 marzo, “sono 66 gli istituti penitenziari in cui il tasso di affollamento è pari o superiore al 150%, mentre in 8 istituti è superiore al 190%. Si tratta di Lucca (243%), Foggia (220%), Brescia Canton Mombello (208%), Lodi (207%), Busto Arsizio (200%), Latina (199%), Milano San Vittore (197%) e Udine (191%)”.