di Paolo Russo
La Stampa, 18 settembre 2024
Nel 2023, secondo un Report del ministero della Salute, le aggressioni fisiche e verbali verso i sanitari sono state 16mila, una media di 40 al giorno. Così, la decisione di anticipare la stretta, dopo un vertice a Palazzo Chigi. Le aggressioni a medici e infermieri si moltiplicano di giorno in giorno e così il Governo ha deciso si stringere i tempi varando la stretta verso chi alza le mani contro il personale sanitario con il veicolo più veloce a disposizione: il decreto omnibus varato ad agosto che dovrà essere convertito in legge entro l’8 ottobre prossimo. La decisione di velocizzare l’arresto in “flagranza differita” è stata presa nel corso del vertice di stamattina a Palazzo Chigi tra il ministro della Salute, Orazio Schillaci, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e i ministri per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, della Giustizia, Carlo Nordio, dell’Interno, Matteo Piantedosi.
Un incontro al termine del quale l’Esecutivo ha voluto rimarcare con una nota l’impegno già profuso per la sicurezza delle strutture sanitarie, ricordando che “sono 198 i presidi di polizia attivi nelle strutture ospedaliere del territorio nazionale, a fronte dei 126 preesistenti. In particolare, dall’inizio del 2023 si è registrato un incremento di 72 presidi, pari al +57,1%. Parallelamente è aumentato anche il numero degli operatori della Polizia di Stato impiegati, passati dai 299 iniziali agli attuali 432, pari al +69,2%. È stato assicurato, altresì, l’ampliamento delle fasce orarie giornaliere di apertura dei suddetti presidi”, conclude la stessa nota.
Ma che la presenza di poliziotti e vigilantes non basti lo sanno bene anche Schillaci e i rappresentati di medici e infermieri, tant’è che per chi si macchia di aggressioni nei loro confronti da ottobre scatterà il cosiddetto “arresto in flagranza differita”. In pratica basteranno le immagini inequivocabili di un video di sorveglianza o persino una foto o un filmato realizzati con lo smartphone per far scattare l’arresto anche a distanza di 48 ore dai fatti.
Basterà invece un provvedimento amministrativo, come ad esempio una circolare, per varare l’altra misura preannunciata da Schillaci, quella che istituisce un filtro in ingresso negli ospedali per gli accompagnatori, che potrà essere al massino uno se il paziente non è autosufficiente. Questo perché nella maggioranza dei casi le violenze vengono perpetrate da gruppi di pareti e amici, come nel caso dell’assalto all’ospedale di Foggia che ha fatto traboccare un vaso già all’orlo. Perché nel 2023, secondo un Report del ministero della Salute, le aggressioni fisiche e verbali verso i sanitari sono state ben 16mila, una media di 40 al giorno. E i numeri sono in crescita: +38% negli ultimi 5 anni, documenta la Società italiana di chirurgia, che punta però l’indice contro la carenza di personale.
Intanto il governo pensa ad un altra mossa per arginare la fuga di medici e infermieri dalla sanità pubblica, alimentata non solo dalle aggressioni fisiche ma anche da quelle legali, spesso temerarie, ma che mettono i sanitari sulla difensiva. Magari facendo loro prescrivere anche quel che non serve per mettersi preventivamente al sicuro. Probabilmente con il milleproroghe di fine anno verrà prorogato fino alla riforma della responsabilità medica lo scudo legale che protegge solo fino alla fine del 2024 i camici bianchi dal ricorso alle aule dei tribunali, salvo che per i casi di dolo e colpa grave.










