di Anna Parini
Ristretti Orizzonti, 21 gennaio 2020
Giovedì 26 settembre è stato l'ultimo incontro con chi è rimasto della compagnia teatrale fondata da Pia Colombo "Si rifà". Quel giorno, ho varcato i cancelli con un senso di ansia e di grande dispiacere perché dovevo salutare - a un mese dal debutto di "Don Raffaele, 'o trombone" - le persone detenute ancora presenti, che sul palco chiamavo "ragazzi".
Non erano molte; e nessuno di noi aveva voglia di parlare di tutto il lavoro fatto che sarebbe rimasto inutilizzato. Gli anni passati insieme ci permettono di conoscere le nostre emozioni senza esprimerle e gli occhi umidi (compresi i miei) comunicano il nostro stato d'animo. È stato un periodo pieno di stimoli culturali, di prove, di letture e di conversazioni che hanno dato alla "parola" tutto il suo valore scenico e contenuto umano: credo che abbia arricchito il percorso di ognuno di noi.
Voglio ringraziare le persone detenute che non ho potuto vedere prima della loro partenza, come ho potuto fare, invece, con quelle che la legge mi ha permesso di contattare. Le voglio ringraziare per quanto mi hanno insegnato su un tipo di umanità che non conoscevo e credevo lontano anni luce e che mi ha reso più consapevole dell'umanità in genere. Spero che la mia collaborazione ai vostri spettacoli, oltre a quello che avete egregiamente dimostrato sul palco, abbia contribuito a facilitare il vostro percorso di riabilitazione.
Non ve l'ho mai detto esplicitamente, forse avrei aspettato ancora un po' a causa della riservatezza del mio carattere: "bravi!". Continuate ovunque voi siate il lavoro iniziato con Pia e proseguito con me: non sarà inutile per nessuno di voi e per il vostro reinserimento. Colgo l'occasione per augurare un sereno Natale a tutti, una pacificazione principalmente con voi stessi e poi anche con il mondo.










