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di Massimo Balsamo

Il Giornale, 31 maggio 2026

La casa circondariale Santo Spirito vince con lo spettacolo “Un bar di Paese”. I richiami a “S’è fatta notte”. In un bar a pochi passi da un carcere si incrociano vite sospese, storie di errori e tentativi di ricominciare. È da qui che prende le mosse “Un bar di paese”, lo spettacolo andato in scena mercoledì 20 maggio al Teatro Parioli Costanzo di Roma e vincitore della seconda edizione del “Premio Maurizio Costanzo nelle carceri”: un’opera nata dentro la casa circondariale Santo Spirito di Siena, dove il testo è stato scritto dai detenuti insieme alle compagnie Lalut ed Egum Teatro. Al centro dell’iniziativa c’è il tema del reinserimento sociale attraverso la cultura.

Il premio intitolato a Maurizio Costanzo nasce infatti con l’obiettivo di valorizzare i percorsi artistici sviluppati all’interno degli istituti penitenziari, offrendo ai detenuti uno spazio espressivo e un’occasione concreta di rieducazione. Il teatro diventa non solo palcoscenico, ma anche strumento di racconto e di possibile ritorno alla società. La trama della pièce si sviluppa proprio in un bar gestito da un ex detenuto e dalla moglie. Attorno a loro si muove una piccola comunità di clienti abituali, ciascuno con la propria storia, i propri dilemmi e le proprie stranezze. L’equilibrio quotidiano del locale viene modificato dall’arrivo di alcuni avventori misteriosi, che portano in scena vicende personali segnate da evidenti richiami autobiografici. I racconti dei personaggi finiscono così per intrecciarsi con le esperienze reali degli interpreti.

La scelta del bar come luogo narrativo richiama “S’è fatta notte”, l’ultima trasmissione Rai condotta da Costanzo e realizzata con il celebre autore televisivo Enrico Vaime. Un riferimento non casuale, considerato il legame del giornalista - scomparso il 24 febbraio del 2023 all’età di 84 anni - con il racconto delle persone, soprattutto di quelle rimaste ai margini o alla ricerca di una seconda possibilità. A spiegare il senso dell’iniziativa è stata la figlia Camilla Costanzo: “Un progetto che non parla solo di spettacolo, ma è anche un racconto di dignità, voglia di riscatto e forza di ricominciare”.