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di Maria Rosa Tomasello


La Stampa, 26 ottobre 2019

 

Il Viminale cambia rotta. Se i decreti sicurezza firmati da Matteo Salvini restano legge, senza neppure che siano stati modificati come suggerito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e come annunciato al suo esordio dalla nuova maggioranza, la guerra tra il ministero dell'Interno e le Ong può dichiararsi da ieri ufficialmente conclusa.

I rappresentati di Medici Senza Frontiere, Mediterranea, Open Arms, Pilotes Volontaires, Sea Eye, Sea Watch e Sos Mediterranée, fino a pochi mesi fa considerati (senza alcuna evidenza giudiziaria) complici dei trafficanti, sono stati ricevuti dalla ministra Luciana Lamorgese. "È un primo passo per l'avvio dell'interlocuzione diretta tra le parti" ha fatto sapere il Viminale, che ha chiamato al tavolo anche il ministero degli Esteri e il Comando generale delle Capitanerie di porto.

Il ministro ha ribadito la volontà di coniugare "umanità e legalità", ma anche la necessità che i salvataggi avvengano nel rispetto delle regole, a partire da quelle definite nel Codice di condotta adottato ai tempi di Marco Minniti e sottoscritto da quasi tutte le Organizzazioni non governative. Proteste da parte di Salvini e Meloni "Non contenta di aver triplicato gli sbarchi di immigrati in meno di due mesi, il ministro invita al Viminale le Ong protagoniste di questi arrivi. Non ho parole. Io sto sempre dalla parte delle forze dell'ordine che difendono i confini" ha commentato Salvini.

Parole di fuoco anche dalla leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni: "Penso che sia abbastanza scandaloso che il ministro che dovrebbe far rispettare le leggi italiane, sia lì a fare accordi, come se nulla fosse, con gente che viola le leggi italiane sistematicamente". Nonostante l'incertezza sulla sorte della O cean Viking, da quattro giorni in mare con 104 persone a bordo, per le Ong è un giorno buono.

Le loro richieste: stop alla criminalizzazione dei soccorsi e rilascio immediato delle navi umanitarie sotto sequestro; ripristinare un sistema di soccorso efficace, contenendo morti e sofferenze; rimettere al centro l'obbligo del soccorso da parte degli Stati; porre fine alle intercettazioni da parte della Guardia costiera libica, "che riporta le persone in Libia in violazione del diritto internazionale"; definire con il coinvolgimento europeo un sistema preordinato di sbarco sicuro. "È ora di superare una volta per tutte la triste pagina che ha trasformato il Mediterraneo in una fossa comune tornando a rispettare i diritti umani e il diritto internazionale".