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di Francesco Petrelli*

Corriere della Sera, 16 aprile 2023

Sulla carta sono soldi per i Paesi più poveri, di fatto in buona parte non escono dai confini del Paese donatore. È la denuncia di Oxfam Italia, secondo cui l’aumento globale da 186 a 202 miliardi di Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) registrato lo scorso anno è solo illusorio: quasi il 30& di quei fondi servono per “costi dei rifugiati nel Paese donatore”.

I dati presentati nei giorni scorsi dall’ Ocse sull’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (Aps) europeo per il 2022 ci propongono contraddizioni e incongruenze. Secondo il quadro presentato dal Comitato Sviluppo dell’organizzazione che raggruppa gran parte dei Paesi industrializzati, tradizionali donatori, si registra un incremento dell’Aps globale del 13,6 % : da 186 miliardi di dollari nel 2021 a 204 nel 2022. La realtà è ben diversa. Di questi 204 miliardi complessivi quasi 30 sono per la voce “costi dei rifugiati nel Paese donatore”, più 134% rispetto al 2021. Si tratta di risorse importanti naturalmente, ma da anni contabilizzate impropriamente nei bilanci della cooperazione, in quanto non varcano i confini del Paese donatore, coprendo la gestione delle spese di accoglienza dei richiedenti asilo. Non contribuiscono quindi alla lotta alla povertà, alla fame o a creare nei paesi del Sud globale uno sviluppo più equo e sostenibile.

Il secondo fattore fuorviante è in relazione alle risorse per la crisi umanitaria in Ucraina prodotta dalla guerra, con il più grande esodo di profughi dal secondo dopo guerra in Europa, che sono state “reindirizzate” in gran quantità dall’Aps per far fronte all’emergenza (16 miliardi dollari, pari all’8% sul totale dell’APS globale). Aiuti necessari, che dovrebbero essere addizionali, altrimenti il rischio è che gli effetti della guerra in Europa lo paghino i Paesi più poveri e fragili. Significativo che in questo quadro di aumenti quantitativi gli aiuti per l’Africa diminuiscano dell’8%.

E l’Italia non fa eccezione, se non va peggio. Il nostro Paese passa infatti dallo 0,29% del 2021 allo 0,32%del 2022 di Aps in rapporto al reddito nazionale lordo, con un aumento sulla carta del 15%, cioè da 6,085 miliardi di dollari a 6,468. Come sostiene però la stessa Ocse nei giudizi sulle tendenze dell’aiuto dei vari paesi: “Si tratta di un aumento esclusivamente dovuto alla quota dei costi dei rifugiati nel Paese donatore, senza il quale l’aiuto allo sviluppo diminuirebbe”. Questi costi sono passati da 557 milioni a quasi 1 miliardo e mezzo e rappresentano il 23% del totale dell’intero Aps italiano. Certamente pesa l’aumento degli arrivi attraverso il Mediterraneo: da 67.000 nel 2021 ab104.000 nel 2022 e il reindirizzamento di 359 milioni di dollari per la crisi Ucraina. Resta però un’evidenza lampante: sono risorse non destinate ai Paesi poveri. Tutto ciò mentre, nonostante i proclami fatti su “Piani Marshall” o” Piani Mattei” gli aiuti italiani verso l’Africa si sono stati più che dimezzati, passando da 1,030 miliardi di dollari nel 2021 a 491 milioni di dollari nel 2022. Lo stesso vale per i fondi destinati ai cosiddetti Paesi a basso tasso di sviluppo (Ldc), che crollano da 925 milioni di dollari nel 2021 a 335 nel 2022”.

Tra i Paesi donatori Ocse l’obiettivo dello stanziamento dello 0.70% in Aps resta un miraggio, così come il mantenimento degli impegni presi oltre 50 anni fa e ribaditi nel 2015 con l’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile. In particolare quello di raggiungere lo 0.70% rispetto al reddito nazionale lordo in aiuto allo sviluppo: si allontanano gli obiettivi di sostenibilità sociale, ambientale e di lotta alla povertà estrema, considerando che questi indicatori peggiorano in 9 Paesi su 10. Secondo le stime di Oxfam questa promessa mancata è costata ai Paesi a basso e medio reddito 6.500 miliardi di dollari dal 1970 al 2021.

Quello a cui stiamo assistendo non solo è un gioco a somma zero o negativo, ma denuncia una mancanza di visione e di assunzione di responsabilità, che mette a rischio il futuro dell’intero Pianeta. Per queste ragioni sosteniamo la Campagna 070, promossa dalle reti delle ONG italiane, nel chiedere al Governo e al Parlamento che si inverta la tendenza e si cambi rotta, a partire dalla prossima Legge di bilancio.

*Oxfam Italia