di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 24 dicembre 2019
Per Marco Cappato, imputato per aiuto al suicidio del Dj Fabo "il fatto non sussiste". Nel caso ricorrono i quattro presupposti fissati dalla Consulta per la non punibilità. La decisione della Corte d'assise di Milano è arrivata ieri, in chiusura di un processo che per l'esponente dei radicali si era aperto l'8 novembre del 2017 per aver aiutato Fabiano Antoniani a raggiungere la Svizzera per ricorrere al suicidio assistito, un reato punibile con il carcere dai 5 ai 12 anni. A febbraio 2018 era caduta l'accusa di istigazione al suicidio.
Per l'aiuto, invece, la Corte d'assise aveva chiamato in causa la Consulta sollevando dubbi di costituzionalità sull'articolo 580 del Codice penale. Un giudizio che la Corte costituzionale aveva sospeso, invitando il legislatore a intervenire con una norma in linea con le tutele della Carta. Scaduto il tempo i giudici delle leggi, con una sentenza le cui motivazioni sono state depositate il 22 novembre scorso, hanno tracciato la via della non punibilità: l'incriminazione non è conforme alla Costituzione quando l'aiuto riguarda una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.
La Consulta aveva chiarito che le condizioni valgono solo per i fatti successivi al verdetto, e non per quelli anteriori come la vicenda Dj-Fabo Cappato. Casi in cui è necessario verificare che l'aiuto al suicidio sia stato prestato con modalità anche diverse da quelle indicate, ma tali da dare garanzie sostanzialmente equivalenti, in particolare rispetto alla verifica delle condizioni del paziente e dei modi di manifestazione della volontà. E la Corte d'assise di Milano ha ritenuto rispettato il perimetro disegnato dalla Consulta. La Pm Tiziana Siciliano, nella sua requisitoria, nel chiedere l'assoluzione perché il fatto non sussiste, ha affermato che la sentenza della Corte costituzionale al "principio di sacralità della vita sostituisce la tutela della fragilità umana".
Parla di sentenza storica la senatrice del Pd Monica Cirinnà che chiede al Parlamento una legge di civiltà sull'aiuto medico a morire. Partendo dal lavoro fatto in Senato dal Pd con un Ddl del presidente Marcucci e uno a firma della stessa Cirinnà, da integrare con le indicazioni della Consulta per arrivare a una legge in tempi brevi.










